ETNA – “Riteniamo che occorra prima di tutto tenere in considerazione la sicurezza delle persone e la tutela dei valori ambientali di un territorio unico protetto dalle normative regionali e dal 2013 dalla stessa UNESCO. Per quanto riguarda la sicurezza, in caso di liberalizzazione ci sarebbe un immediato aumento del rischio vulcanico, perché in caso di emergenza una cosa è salvare dieci persone, una cosa centinaia”. Queste le parole del dott. Maurizio Musmeci, portavoce dei Verdi-Catania, diramate attraverso un comunticato che dettagliatamente delinea la loro posizione, circa il documento-petizione “ETNALIBERA – PROPOSTA PER SUPERARE L’ATTUALE REGOLAMENTAZIONE DELLA FRUIZIONE DEL VULCANO ETNA”, presentato qualche giorno fa dal Comitato Etnalibera, il cui obiettivo è la restituzione della zona sommitale ai liberi escursionisti, apportando delle modifiche alle disposizioni vigenti delle “Procedure di allertamento rischio vulcanico e modalità di fruizione per la zona sommitale del vulcano Etna” del 2013.

Anche se si comprende “lo spirito della iniziativa perché tutti vorremmo una natura aperta a tutti e senza barriere e divieti”, la posizione dei Verdi non si allinea con le proproste di Etnalibera, in quanto la modifica delle disposizioni vigenti potrebbe avere delle ripercussioni sulla sicurezza delle persone e la tutela ambientale; inoltre, si puntualizza come l’Etna sia già abbastanza accessibile, tranne la zona sommitale in caso di elevata criticità, così come si verifica negli altri vulcani attivi del mondo.

In merito ai rischi per la sicurezza delle persone che potrebbero scaturire dal libero accesso alle zone sommitali, i Verdi ricordano la tragedia del 1979 rimasta terribilmente impressa nella memoria collettiva: un gruppo di turisti si trovava sulla Bocca Nuova quando un’esplosione con pioggia di cenere, lapilli e bombe vulcaniche lo travolse, provocando nove vittime. Dunque, ritengono che la piena fruizione della zona sommitale debba essere concessa solo se le autorità preposte “senza pressioni” ritengano non comporti dei rischi per i visitatori ed i soccorritori. E nel caso di un consenso, sottolineano che “occorrerà comunque che turisti e organizzatori delle visite si carichino di tali rischi compreso l’onere dei costi in caso di incidente, senza addossare alla collettività l’eventuale costo del soccorso. La registrazione dovrebbe essere quindi obbligatoria e accompagnata da un biglietto che copra i rischi assicurativi; si dovrebbe inoltre prevedere un numero massimo di accessi per evitare che un eccessivo numero di visitatori possa impedire eventuali operazioni di soccorso o danneggiare gli ambienti naturali. A questo proposito essenziale dovrebbe essere il ruolo dell’Ente Parco”.

In merito alla tutela ambientale, si teme che “un’apertura indiscriminata potrebbe rappresentare solo l’inizio di una serie di interventi da fare in sommità, che verranno giustificati dalla sicurezza dei visitatori (per esempio creando nuove piste come via di fuga, strutture di soccorso, ecc.) con il rischio di distruggere per sempre il fascino del nostro vulcano”.

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