CATANIA – Spesso l’affetto, la perizia tecnica e la piena adesione all’iperuranica Legione delle Buone Intenzioni non bastano per evitare le più amare delusioni. Ne è triste paradigma ciò che è capitato meno di un mese fa ad un’innocente bambina che, per il suo nono compleanno, esprimeva il desiderio di avere sulla propria torta di compleanno i personaggi di My Little Pony, il suo cartone animato preferito. Giunto il giorno tanto atteso la bambina si troverà a soffiare le candeline della Delusione: la torta porta l’effige – pur sempre splendida, ma non dello stesso splendore delle policrome code degli amati piccoli equini – di Little Tony.

L’aneddoto è raccontato da Massimo ad una distesa cena con gli amici con cui ha fondato a Catania il Vertigo Fan Club, nato dalla semplice volontà di riunirsi una volta al mese per parlare distesamente dei fumetti della casa editrice che, all’inizio degli anni novanta, ha aperto una nuova breccia nel mercato fumettistico statunitense.

La Vertigo nasce nel 1993 dalla casa madre DC Comics, rivolta ad un pubblico meno interessato al fumetto supereroistico tradizionale – unico genere fino ad allora frequentato dalla major. Il progetto viene affidato a Karen Berger, editor illuminato che sarà alla guida della casa editrice fino al 2012, anno del rilancio di tutte le testate DC.

Sarebbe una cena come tante altre se non fosse per la presenza di un ospite britannico – Peter – che, fornitegli le premesse necessarie (“Little Tony is an italian Elvis”) scoppia a ridere insieme all’allegra brigata. L’ospite, a differenza degli altri commensali, non è lì come appassionato di fumetti della Vertigo. Peter è lì perché è uno degli autori che ha reso grande quella casa editrice, perché insieme a una manciata di sceneggiatori del Regno Unito – il capostipite Alan Moore (preso in particolare a modello da Berger per la linea editoriale della Vertigo) Neil Gaiman e Grant Morrison su tutti – ha rivoluzionato la concezione del fumetto statunitense, con uno sguardo obliquo sul mito del supereroe, moltiplicando i livelli di lettura dei comic-book e sancendo il definitivo passaggio del genere all’età adulta, che da semplici letture concentrate sull’azione e sulla storia in sé, diventano medium per affrontare temi complessi e sovente satirici. Peter, in poche parole, è Peter Milligan.

I ragazzi del Fan Club si sono occupati di tutto: hanno contattato ad aprile lo sceneggiatore e si son fatti carico di tutte le spese nonché delle dovute gite fuori porta con l’autore (“Viene Peter Milligan in Sicilia e non gli fai vedere Agrigento? Non lo porti a Siracusa?”) e poi proposto il tutto ad Etnacomics che, giustamente, ha offerto all’autore lo spazio che merita all’interno della manifestazione, con una conferenza in coppia con Jill Thompson (disegnatrice sempre per Vertigo principalmente nota per la partecipazione alla serie Sandman, capolavoro indiscusso di Neil Gaiman), un workshop di sceneggiatura e la conseguente presenza nell’area firme.

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Peter Milligan (terzo da sinistra) con Fabio Maglione, Turi Privitera e Massimo Rubbino ad Agrigento

Dopo le ordinazioni – Peter sorprendentemente prende carne di cavallo, “Pretty unusual” per un inglese – si parla del più e del meno, fin quando Fabio, che l’ha accompagnato la stessa mattina a visitare la Valle dei Templi, rompe gli indugi e si comincia a parlare di fumetti. Ci sorprende dicendo che conosce, seppur solo di nome, qualche fumetto italiano popolare come Tex e Dylan Dog. Tex, dandogli una scorsa velocemente, gli è sembrato abbastanza ridicolo, probabilmente perché un autore che lavora in un industria che fa della costante attualizzazione estetica del medium una delle sue priorità difficilmente può apprezzare un fumetto cristalizzato iconicamente come western classico. Cristallizzazione che per noi italiani è invece un pregio e un motivo di vanto: leggere Tex oggi non significa leggere un fumetto di genere, significa leggere una testata che ha tutelato e fatto proprie delle coordinate estetiche classiche che, nel panorama attuale, sono diventate peculiari e uniche.

Peter sembra più interessato a Dylan Dog, vuole che gli parliamo del personaggio, gli diciamo che assomiglia molto al personaggio DC/Vertigo John Constantine, solo che non fuma e non beve e preferisce limitarsi alle donne. “Almeno una ad episodio” dice Turi, “A volte anche due” gli fa eco Fabio, “An italian, indeed” ride Peter.

Gli spieghiamo che gli albi Bonelli, incontrastata leader del settore, sono albi ad alta foliazione e che ogni storia è quasi sempre autoconclusiva, salvo significative e relativamente recenti eccezioni. Parliamo di quello che forse è stato il lettore-tipo di fumetti in Italia, un lettore che compra un albo alla stazione per leggerlo in treno, un lettore che vuole ritrovare il suo personaggio preferito come l’ha lasciato. Questo, grosso modo, il nostro fumetto main-stream. “A mind chewing-gum” asserisce, senza alcuno snobismo, come semplice constatazione. Qui vien fuori il vero Orgoglio Patrio del lettore di fumetti, ci rendiamo conto di esser stati un po’ ingiusti, c’è chi comincia a elencare la serie continua di capolavori che Tiziano Sclavi è riuscito a proporre con costanza pressocché impeccabile.

Si è fatto cenno a John Constantine e gli chiedo se al momento di prendere in mano la serie Hellblazer di cui è protagonista sapeva che sarebbe stato l’autore a cui la Dc Comics avrebbe affidato la chiusura.

Mi è stato chiesto all’inizio di fare solo quattro episodi e non sapevo se sarebbero piaciuti o meno” mi risponde lo sceneggiatore “Una volta avuto riscontro positivo, mi hanno detto che avrei dovuto continuare a scriverlo, mi hanno dato una settimana di tempo per il successivo” e qui si ferma, mi fissa e sorride, come a dire: “Non so se mi sono spiegato: una settimana”

Quando poi hanno dato il via al progetto New52 (il rilancio dell’universo DC Comics, che ha fatto tabula rasa della continuità narrativa precedente, n.d.r.) ho avuto come il presentimento che avessero intenzione di chiudere Hellblazer per poter riannettere il personaggio all’universo narrativo principale, quindi ho cominciato a immaginare una possibile conclusione della serie. Ho deciso di eliminare le didascalie del monologo interiore di John, che hanno accompagnato in tutta la serie il personaggio. Volevo lasciare libero il lettore di immaginare il finale che preferisce non spiegando esattamente quello che accade”

Gli chiediamo cosa accomuna gli autori della British Invasion inaugurata da Alan Moore, che con la pubblicazione di Miracleman costituirà l’inizio del revisionismo del mito del supereroe e perché questi autori si distanziano così coerentemente dalla fumetto supereroistico classico.

“Avevamo semplicemente riferimenti diversi, spesso completamente estranei al fumetto. Eravamo influenzati da tutto, dai libri che leggevamo, dalla politica, dalla musica… e dalle droghe, ovvio.”

X-Statix è la serie dove Milligan mette in pratica in maniera più evidente la lezione di Moore, dove in maniera manifestatamente divertita irride il mondo super-eroistico, una splendida pop-opera con una forte impronta satirica rivolta contro i mass-media.

“Mi hanno affidato una testata [X-Force, nome della serie prima della gestione di Milligan n.d.r.] che aveva per protagonisti una serie di personaggi a cui non importava nulla a nessuno, potevo fare quello che volevo. Al numero d’esordio ho deciso di ucciderli tutti e formare un nuovo gruppo, volevo che sembrassero una sorta di boy-band.”

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Una cena con Jill Thompson (prima da destra) e il Vertigo Fan Club di Catania quasi al completo. Da sinistra, Peter Milligan, Massimo Oliva, Turi Privitera, Fabio Maglione, Paolo Vigneri e Massimo Rubbino.

Ci addentriamo di più sul suo metodo di sceneggiare: “La mia scrittura nasce da un’idea forte, da una forte suggestione” concetto che svilupperà nel workshop del giorno seguente. “Enigma ad esempio, ad una prima lettura, è un thriller in cui i personaggi di un fumetto prendono vita nel mondo reale. In quel periodo mi aveva colpito molto l’esperienza del mio amico Art Young, che era da poco venuto a patti con la propria omosessualità, accettando la propria identità, guadagnando una serenità che non aveva mai avuto prima. Enigma parla principalmente di questo percorso, il plot è una costruzione successiva, ma all’inizio devi aver chiaro ciò di cui vuoi parlare. Per non annoiare il lettore lo devi prendere un po’ in giro, attrarlo con una trama per condurlo gradualmente al tema del tuo racconto”

“Tutto ciò che ho scritto si basa su questo presupposto. Shade, the changing man è il racconto di un viaggio attraverso gli Stati Uniti, parla della mia relazione con ciò che è stata per me l’America, sul mio essere inglese e sull’immagine che mi portavo dietro sin da piccolo, fatta di esecuzioni capitali, road trip e figure iconiche come John Fitzgerald Kennedy.”

Ancora, a proposito della serie più recente The Names “Ho sentito un’intervista in televisione, un banchiere diceva ‘Penso sia giunto il momento di smetterla di scusarci’ in riferimento alla crisi economica. Ho pensato ‘Voi non vi siete mai scusati!’ Questa rabbia, questa indignazione è stata lo spunto. Alla base devi avere una ragione forte, qualcosa che vuoi dire a gran voce.”

Finito di cenare, mi congedo. I ragazzi accompagnano Peter in albergo, la sua giornata è stata lunga e l’indomani lo attende il workshop di sceneggiatura, uno degli eventi più interessanti di questa edizione di EtnaComics. Quest’anno la manifestazione si è ingrandita arrivando a coprire ben quattro giorni, avendo un riscontro di pubblico impressionante, sessantuno mila presenze a fronte delle cinquantamila dell’edizione precedente.

Per il mio parere di appassionato mi è dispiaciuto non vedere almeno due nomi che avrebbero dato ulteriore prestigio alla manifestazione: Ratigher, autore de Le ragazzine hanno perso il controllo, la società le teme, la fine è azzurra, una delle più notevoli opere degli ultimi anni, che ha accolto entusiasmi unanimi e introdotto il metodo di autoproduzione Prima o Mai, dove l’autore dà la possibilità agli acquirenti di preordinare il libro in uscita in un mese di tempo. Nel mese successivo l’autore si fa carico della stampa e della spedizione degli ordini, a prescindere dal numero di copie stampate, assumendosi un non indifferente rischio economico. Esaurita quell’unica tiratura, il libro esce fuori catalogo. Ma se questa assenza può essere giustificata da una prudenza forse eccessiva nel riscontro di pubblico, si rivela essere una lacuna non da poco per quanto riguarda l’attenzione al fenomeno di un fumetto d’autore nuovo e artisticamente rilevante. La manifestazione, riconoscendone il valore e assumendosi il rischio di ospitarlo, ne avrebbe sicuramente guadagnato in sensibilità.

Altra mancanza che mi sento di mettere in evidenza è quella della coppia Beradi – Milazzo, autori di Ken Parker, che proprio quest’anno hanno pubblicato per Mondadori Comics il numero conclusivo della seminale saga del personaggio, primo grande passo della Sergio Bonelli Editore verso un fumetto che ha dato grande spazio ad una visione autoriale nel fumetto popolare, ponendosi in questo senso come precursore dell’opera di Sclavi. Anche qui parlo a nome di semplice appassionato: questi nomi, così rilevanti nel panorama nostrano, saranno stati sicuramente presi in considerazione dagli organizzatori e la loro assenza è dovuta a dinamiche avverse.

Ad aggiungersi a tutto questo, un notevole imprevisto: l’inaspettata defezione di Carlos Pacheco, primo grande nome del mondo del fumetto che gli organizzatori hanno tirato fuori dal cilindro. Così facendo, pur avendo un nutritissimo carnet di autori di alto livello (su cui spicca maestosamente il nome di Tanino Liberatore, però scarsamente pubblicizzatoo poiché la presenza è stata in forse fino alla fine) il baricentro della manifestazione rischiava di spostarsi sul gigante Rutger Hauer, privando del versante fumetto del peso sufficiente per controbilanciare l’offerta. Il pericolo è stato scongiurato da questi ragazzi, semplici appassionati, che vivendo da professionisti la loro passione hanno garantito la presenza di uno dei nomi più di spicco nel panorama internazionale, un autore che ha segnato in maniera imprenscindibile il modo di concepire e scrivere il fumetto contemporaneo.


Il Vertigo fan Club di Catania è stato fondato da: Massimo Oliva, Turi Privitera, Fabio maglione, Paolo Vigneri, Massimo Rubbino, Dario Zugni. Link Vertigo –
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Giovanni Lo Porto

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