“Sin da piccolo volevo fare l’allenatore. Sarà difficile ma non mi pento delle scelte che ho fatto”.

di Gianluca Virgillito

Il calcio, è risaputo, è lo sport per eccellenza in Italia. Una passione di grandi e piccini, uomini e donne. In quanti sarebbero disposti a tutto pur di riuscire a diventare “qualcuno” in un mondo in cui tutto sembra facile, ma in cui in realtà ottenere risultati è difficile? Certo, il prestigio, lo sfarzo, il denaro possono essere già di per sè ottime motivazioni, ma spesso ciò che fa la differenza è la semplice passione per lo sport.

Nel calcio di oggi si sente sempre più parlare delle difficoltà riscontrate dai giovani ad affermarsi. In questo senso la storia di Eugenio Sena, ragusano di Ispica, classe ’91, è un modello perfetto di giovane pronto a mettersi in gioco pur di realizzare il suo grande sogno: far della sua passione un mestiere.

Lo intervistiamo per conoscere la sua storia.

Chi è Eugenio Sena?

“Eugenio Sena è un ragazzo nato a Ragusa, e residente ad Ispica, che dopo la maturità ha deciso di partire per andare a studiare all’Università di Pavia per realizzare la sua più grande ambizione: diventare allenatore di calcio. Sicuramente un rischio, visto che comunque questa scelta, purtroppo, non garantisce nulla dal punto di vista lavorativo. Ho cominciato sin da bambino, giocando fino alla categoria Allievi nella squadra del mio paese. Il mio ruolo era quello di terzino sinistro. Presto mi son reso conto di non essere portato per fare il calciatore, ma non ho mollato. Sono diventato arbitro e poi mi sono iscritto all’Università, sapendo comunque che quella del direttore di gara sarebbe stata soltanto un’esperienza temporanea. Attraverso il programma Erasmus ho avuto la possibilità di partire per l’Ungheria dove ho avuto la grande possibilità di essere Assistant Coach presso il settore giovanile del Debrecen, squadra di massima divisione ungherese, assumendo anche il ruolo di coordinatore italiano delle giovanili di questa squadra. Questo compito prevede che io instauri gemellaggi con squadre italiane ed anche con le Università, organizzando partite estive e facendo in modo che il Debrecen venga a giocare in Italia durante la preparazione “.

Col senno di poi, credi di aver fatto la scelta giusta  partendo prima per Pavia e poi andando in Ungheria?

“Certamente! È stata una scelta difficile e i primi quindici giorni sono stati duri, ma poi ne è valsa la pena. Mi trovo in un club professionistico che negli ultimi 10 anni ha vinto 7 scudetti (wikipedia ne scrive 6 ma sono 7). Grazie a quest’opportunità sto maturando e crescendo, diventando un professionista del settore. Sono partito il primo Ottobre, il 29 Settembre ho superato il mio ultimo esame. Sarei stato già laureato da un paio di mesi e non andare sarebbe stata la scelta più facile e comoda. Ma non potevo non sfruttare questa opportunità, e sono partito senza pensarci due volte”.

Intraprendere questa carriera, in Italia, sembra essere più difficile che all’estero. Confermi? Cosa diversifica l’Italia da altri paesi? L’Università che hai scelto ti ha preparato adeguatamente a questa esperienza?

“Difficile a causa del sistema della federazione calcio, che è molto conservativo. Per me, non avendo giocato a livello professionistico o semiprofessionistico, ancora di più. Per diventare un allenatore qualificato ci sono degli step, cioè bisogna formarsi e conseguire certificazioni di diverso livello, ovvero Uefa C, B, A.

Il Corso di Uefa C , che consente di allenare e, soprattutto, di imparare come si allenano i giovani calciatori, è riservato a chi ha compiuto almeno 23 anni e nell’ultimo periodo ne sono stati erogati pochissimi dalla federazione. Uefa B permette di allenare fino all serie D, tutto il settore giovanile (tranne Primavera) e come allenatore in seconda in Lega Pro. Ma c’è un graduatoria serrata in cui la laurea in Scienze Motorie vale una miseria. Uefa A consente infine di allenare società di A e B. Ho appena compiuto 23 quindi non ho ancora potuto frequentare nessun corso. Un mio collega spagnolo ha 21 anni , ha preso Uefa C a 16 anni, l’anno scorso UEFA B quest’anno e conseguirà Uefa A. Nulla da dire. Un altro punto a mia sfavore sono i giovani. Come capita nella situazione italiana a livello politico e lavorativo, anche nel calcio non si punta sui giovani. Non dico che dovremmo esserci solo noi giovani, ma un giusto mix tra esperienza e nuove idee, non farebbe male.

L’università che ho scelto dà una infarinatura generale, ma non ti specializza in un particolare sport. Non si studiano gli sport con la stessa intensità del vecchio Isef, che sicuramente peccava nella parte scientifica. In più si fa poco tirocinio. Per questo nel frattempo e dopo gli studi , se si vuole intraprendere la carriera  di allenatore in qualsiasi sport bisogna specializzarsi preso le federazioni”.

Hai avuto la possibilità di migliorarti al Debrecen. Hai conosciuto metodi di lavoro differenti rispetto ai nostri?

“Nelle grandi squadre di calcio di solito ogni allenatore segue la filosofia e lo stile del club. Per esempio il Barcellona ha un sistema di gioco fondato sul 4 3 3, tutti sono attaccanti e tutti sono difensori, quando si attacca il campo deve diventare grande , quando si difende deve diventare piccolo, questo perchè quando si perde la palla l’obbiettivo e recuperala subito con un pressing asfissiante. Questa deriva dall’Ajax in cui giocava Cruiff, esportata nei main club.

Qui fino a qualche anno fa tutte le squadre, dal settore giovanile alla prima squadra, impostavano il loro gioco sul    4-4-2. Adesso è stata data carta bianca agli allenatori. Alcuni preferiscono usare maggiormente la palla, a differenza di altri che si dividono tra allenamento senza palla e con. Può essere definita un arma a doppio taglio: negativa perché viene a mancare il lavoro fisico aerobico-anaerobico e il lavoro che si fa in palestra che ti permette di aumentare la tua performance fisica, aumentando le prestazioni di lunga durata, positiva perché se si lavora bene con la palla si vanno a stimolare tutte le capacità motorie e migliora la tecnica personale e collettiva (queste differenze sono riferite ai pari di età dei settori giovanili della Serie A).

Una piccola lacuna è che dovrebbero esserci più preparatori atletici nel settore giovanile , con gli altri ragazzi Erasmus come cerchiamo di aiutare il più possibile , mettendo in pratica ciò che studiamo sui libri.

La struttura del settore giovanile al Debrecen è la migliore dell’Ungheria, 20 campi da calcio divisi tra naturali e sintetici, una palestra fornita di tantissimi attrezzi e con l’uso delle attrezzature della metodica TRX”.

Se avessi avuto la possibilità di cominciare questa carriera in Italia, avresti comunque fatto questa esperienza? Ti piacerebbe di più lavorare qui o in altri paesi?

” Ancelotti dice: “Dopo tanti anni in Italia, volevo confrontarmi con culture e tradizioni diverse e provare un’esperienza di lavoro all’estero. Queste le sue parole nel suo libro “Il mio albero di Natale”. Quello che vorrei fare io, però all’inverso. Nel senso che vorrei avere varie esperienze all’estero per poi ritornare in Italia con un background ampio.

Parlando con i miei colleghi, abbiamo riscontrato l’idea che viaggiare ti permette di migliorarti e confrontarti con vari punti di vista .

Sicuramente si, avrei fatto questa esperienza indipendentemente dal fatto di aver iniziato a livello professionistico in Italia. Questa mi ha permesso di crescere sotto tutti i punti di vista.

E poi sono stato sempre dell’idea di conciliare lavoro e passione. Al tempo stesso viaggiare con il mio lavoro. Voglio scoprire il mondo e voglio che il mondo mi scopra”.

Cosa pensi del mondo dello sport al giorno d’oggi: corruzione, scommesse, ne sentiamo di tutti colori ogni giorno.. eppure la nostra patria è comunque capace di sfornare talenti importanti.

“È capace di sfornarli si , ma non come un tempo… Abbiamo visto che dal 2006 , fatta eccezione per Euro2012, abbiamo fatto fatica a far valere il nome dell’Italia. Non ci sono progetti a lungo termine, si vuole tutto e subito, magari a tutti i costi. Al posto di acquistare e pagare contratti a giocatori pagati un’assuridtà, bisognerebbe investire sui settori giovanili come stanno iniziando a fare in Ungheria. Oltre all’allenatore, faccio l’attività di scouting. Questa mi serve tantissimo sia per sapere riconoscere un potenziale giocatore professionista e per studiare la match analysis (Per Match Analysis si intende un processo utilizzato per oggettivare le azioni messe in atto in occasione della competizione, e riguardano sia la propria squadra che l’avversario o addirittura il singolo atleta).

I giri che ci sono dietro al calcio non li commento e spero di non avere mai nessun contatto del genere”.

Hai degli idoli a cui ti ispiri?

“Vorrei avere la mente dello scienziato Guardiola e la grinta di Conte. Ammiro tantissimo le storie di Villas Boas e Stramaccioni, per essere arrivati dove sono , così giovani e non essere stati calciatori”.

Curiosità, sei un grande appassionato di calcio: squadra del cuore?

“Non la dico perché magari in futuro non si sa mai… Scherzo ! Tifo Inter da sempre, i miei giocatori preferiti sono  Zamorano, Recoba, Zanetti e adesso Pirlo. naturalmente seguo con passione e orgoglio tutte le squadre siciliane che si trovano a combattere nel calcio professionistico, speriamo che Catania, Palermo e Trapani ci diano dentro in questi anni”.

Progetti per il futuro?

“A Febbraio  una settimana al PSV. Poi al Feyenoord. Ad Aprile  una settimana a seguire gli under 13 del Barcellona e un torneo internazionale giovanile nell’isola di Minorca, con squadre del calibro di Man. City e Atletico Madrid.

Restare in Italia o andare all’estero, dipende dalle possibilità che avrò, qualcosa sto trovando ma non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.

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