Catania, Ma – Musica Arte, domenica 1 marzo 2015, dalle h. 20. Live degli Armata Brancaleone, mostra fotografica di Gaetana Gagliano, Palco libero show con Alessandro Falcione

No Ordinary Sunday è la domenica più originale e “non convenzionale” della città: l’aperitivo dove cultura, arte, musica e vintage si uniscono in un unico format originale. Tutto questo al Ma Musica Arte, il club di via Vela a Catania, dove domenica 1 marzo, a ingresso gratuito e senza liste, l’aperitivo si fonde con la cultura, l’arte, la musica e il vintage in un unico format originale.
In Birreria nuovo appuntamento de “Il palco libero show”, cose folli e divertenti, sempre alla ricerca di una voce e di nuovi talenti, di Alessandro Falcione & co.. Per lo spazio del gusto, il Ma Ristorante propone la formula già ben e apprezzata del “Japan, Street O Sicilian”, ovvero a prezzi speciali e solo per la domenica le migliori e particolari pietanze dello chef Carlo Borghini. Per lo spazio d’arte (direzione artistica di Francesco Russo, testi critici di Simona Di Bella), fino al 14 marzo si potrà visitare la mostra fotografica “Ombre d’estate” della fotografa Gaetana Gagliano. La mostra si potrà visitare ogni giorno, escluso il lunedì, dalle 20 alle 24.
Alle 22, in teatro, suoneranno gli Armata Brancaleone, band che nasce tra Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide grazie al chitarrista Davide Alibrio, che ha avuto l’idea di riunire cinque musicisti provenienti da stili ed esperienze completamente diverse, in un unico e originale progetto, dove rielaborare in chiave ironica e in stile reggae/pop/rock/latin, il glorioso repertorio degli storici cantautori italiani, inserendo in ogni brano qualche più o meno palese citazione di brani della scena internazionale.

Armata Brancaleone

Si passa, quindi, da De André a Rino Gaetano, da Lucio Dalla a Francesco De Gregori, da Vasco Rossi a Pino Daniele, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, con citazioni dei Pink Floyd, Santana, Ac-Dc, Deep Purple, Bob Marley ecc. ecc. sempre con rispetto ma con tantissima ironia. La forma-zione: Giuseppe Birtolo voce, Davide Alibrio chitarra, Giulio Cordischi batteria, Claudio Zammitti basso, Giampaolo Blancato tastiere.
“Ombre d’estate” di Gaetana Gagliano. Scrive di lei Simona Di Bella: “Uno stabilimento balneare, un luogo in cui ci si “spoglia”, un pezzo di vita in cui svariati stati d’animo dominano indisturbati perdendosi tra gli sguardi, i volumi e le ombre. Gaetana Gagliano, street photographer catanese, nel progetto “Ombre d’estate”, racconta la leggerezza di un giorno qualunque. Un’occasione per osservare il susseguirsi di personaggi diversi all’interno di uno stesso luogo, ognuno con la propria storia. Un attimo in cui il tempo si ferma e uno scatto incornicia la bellezza di un corpo che sembra danzare o di un momento in cui ci si concede di farsi cullare dalla noia, sonnecchiando sotto il sole: caleidoscopiche atmosfere, ipnotizzano e quasi turbano. Frammenti di quotidianità, spesso rubati, come trailer di una realtà indefinibile in cui l’occhio fotografico di Gaetana Gagliano ha un posto in prima fila. Nel tentare di definire la Street Photography, alla quale Gaetana Gagliano si è appassionata sin dai primi scatti con lo smarthphone, si corre il rischio di circoscriverla, è un linguaggio vasto, articolato e che spesso sconfina contaminando altri generi. Nel lavoro di Gaetana Gagliano, lo scatto fotografico è l’attimo in cui, magicamente, il caos acquista assetto, forma e senso. Una costruzione ricercata nell’assoluta casualità in cui soggetti, oggetti e luoghi estranei, entrando in connessione tra di loro, danno vita a configurazioni possibili, forse infinite. L’estEtica è parte integrante del mood fotografico di Gaetana Gagliano, la sua ricerca artistica è pregna della volontà di raccontare le persone, fotografarle e, in un certo senso, entrare un po’ nelle loro vite ma in punta di piedi, con grande rispetto per l’altro e per il suo vissuto. Il tempo dedicato alla post produzione e la cura dei dettagli, fanno parte del modo in cui Gaetana si approccia alle cose che ama, aggiungendo “spessore” ad un racconto che diventa inevitabilmente il suo”.

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