CATANIA – “Tra le rinomate incompiute in terra di Sicilia, non vi sono soltanto opere pubbliche, ma anche la più strampalata riforma delle Province regionali che ancora oggi è inspiegabilmente ferma al palo, dopo che il governo nazionale ha sonoramente bocciato anche il secondo tentativo della normativa fortemente voluta dal governo Crocetta. Archiviata ormai da qualche giorno la legge finanziaria non comprendiamo come mai a Palermo si parla di tutto fuorché di rimediare alle due brutte figure collezionate in pochissimi mesi, che stanno sempre più portando questi enti di secondo livello verso il fallimento.” A lanciare l’accusa sono il vice segretario generale della Ugl di Catania Giovanni Musumeci ed il segretario provinciale della Fna dell’Ugl Giuseppe Viglianesi, che puntano il dito sull’incredibile inerzia da parte delle istituzioni regionali nei confronti di enti di secondo livello che, allo stato attuale, stanno però continuando a mantenere responsabilità e competenze non indifferenti. “Non basta, infatti, aver cambiato il nome all’ente e azzerato i vertici amministrativi, sostituendoli con un commissario di nomina governativa, pensando di aver cambiato qualcosa, quando invece nella sostanza delle cose tutto è rimasto intatto ed ancora peggio in mancanza delle risorse necessarie. Senza una legge che definisce lo status di quello che dovrebbero essere le città metropolitane ed il liberi consorzi, ma soprattutto in assenza di trasferimenti da parte dello stato e di un impegno di spesa tra le pieghe della neonata finanziaria regionale, il futuro delle ex Province regionali è sempre più fosco e complicato. A rischio – continuano i rappresentanti della Ugl – ci sono le strutture scolastiche e le strade, che non possono godere della necessaria manutenzione, ma anche i dipendenti che rischiano di non percepire più lo stipendio, mentre i lavoratori delle partecipate già da qualche mese non vengono retribuiti. Siamo di fronte all’assurdo, sino a Reggio Calabria le ex province e le aree metropolitane, pur con le difficoltà riconosciute, continuano a fruire dei trasferimenti da parte dello Stato, attraversato lo stretto, Renzi non interviene se prima la regione non si adegua con il recepimento della legge Delrio o con una norma di riordino credibile. A Palermo la confusione regna ancora sovrana dopo l’aborto sia della legge 8 del 2014 che della legge 15 del 2015 e nello stesso tempo si registrano le prime dimissioni da parte dei Commissari nominati dal governo Crocetta. Siamo davanti ad una monumentale vergogna – concludono Musumeci e Viglianesi – e, per tale motivo, chiediamo ai deputati nazionali e alle istituzioni regionali di intervenire subito per rimediare a quello che sta per diventare un danno oltre che l’ennesima beffa per la nostra città, e per l’intera Sicilia, già martoriata abbondantemente dagli scandali imprenditoriali, affinchè non venga trafitto un così violento colpo di grazia con il fallimento di un ente pubblico fondamentale nel nostro tessuto sociale ed economico.”

 

 

 

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