PALERMO  – Alla fine la tanto attesa, e rinviata, riforma delle ex Province in Città metropolitane e Liberi consorzi dei comuni, è arrivata. E’ stato il cavallo, zoppo, di battaglia di Rosario Crocetta, una rivoluzione a lento rilascio e con gli effetti diversi rispetti a quelli auspicati dal governatore, ma alla fine l’aula di Palazzo dei normanni ha detto sì.

Sì ad un regalo atteso da tempo per i sindaci di Palermo, Catania e Messina (Bianco, Orlando e Accorinti) che si ritroveranno – probabilmente solo dopo l’estate presidente dell’ex Province, adesso Città metropolitane. Sindaci con i super poteri e una responsabilità sul territorio ben più vasta di quella che hanno avuto fino ad ora e sul quale – ci sembra di poter dire senza essere smentiti – non hanno dimostrato grandi capacità. Leoluca Orlando ed Enzo  Bianco sono ben lontani dalla famosa, lontana, irripetibile “primavera” di quasi trent’anni fa, fantasmi di se stessi. Di Accorinti a Messina si ricorderanno le variopinte t-shirt e l’impegno per il Tibet libero, ma Tremestieri, Camaro, la nettezza urbana e la viabilità sono sempre lì.

In sostanza la Regione Siciliana ha, alla fine, recepito la così detta Legge Delrio. Ci ha messo un bel po’ di tempo, tanto valeva votarla subito anzicchè prolungare l’agonia di enti che bene o male nel passato alla lavorato e demotivare circa sei mila dipendente. Adesso, bisognerà innestare al più presto la marcia giusta, rimettere in moto la macchina burocratica, gestire al meglio le risorse economiche che alcuni commissari hanno destinato copiosamente a sindaci “amici”.

Daniele Lo Porto

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