di Francesco Seminara

Prima di mettere piede all’Expo e di visitare il tanto vituperato sito del Bio Mediterraneo, mi sono ripromesso di svuotare la mente dai brutti pensieri derivanti da quanto letto e sentito nei giorni precedenti. Sì, perché è opinione diffusa che “Il padiglione Sicilia sta cadendo a pezzi!” o addirittura “Ci hanno buttati fuori da Expo!”, come se fosse una fase a gironi di una competizione calcistica.
In realtà la cattiva informazione unita alla stolida indolenza del siciliano fanno più danni della bomba atomica e per quella gattopardiana e indomita voglia di piangerci addosso e parlar male di noi stessi, per la quale siamo famosi in tutto il mondo, tendiamo spesso a non affaticarci troppo nella ricerca del vero, preferendo il sentito dire o la chiacchera da bar. Bene, la verità…anzi le verità sono due: entrambi i siti, sia il cluster Bio sia Piazzetta Sicilia, che ricordiamo sono due cose distinte e separate funzionanti in perfetta sinergia, godono di ottima salute…solo il cluster Bio ha qualche acciacco assolutamente guaribile. Ad onor del vero giungere al cluster non è del tutto immediato. Dall’ingresso principale un solerte e sottopagato addetto mi dice di andare dritto, a destra e poi dopo aver imboccato la strada principale, mi consiglia di informarmi a metà percorso. A metà percorso, mi dicono di arrivare in prossimità “dell’albero della vita”. Lì avremmo visto il cluster. 20150528_152015Il punto è che prima di arrivare alla zona di nostro interesse è praticamente impossibile non fermarsi a visitare in uno dei 50 padiglioni che precedono il nostro. Inoltre la mancanza di una segnaletica adeguata obbliga il visitatore a chiedere informazioni di continuo o affidarsi a quella in alto modello corridoi da supermercato, con delle scritte piccole e poco immediate. Al Cluster noto subito che manca una o più figure dedicate all’accoglienza. Ci metto un po’ prima di raccapezzarmi. La sensazione iniziale è quella che non ci sia un granché, o meglio tutto sembra abbastanza dispersivo e vuoto, anche se concettualmente non lo è. Il Cluster è, infatti, una piazza, non un capannone, è come tale dovrebbe essere metabolizzato dall’utente. La piazza, come accade in tutte le piazze, si popola durante gli eventi. Probabilmente la posizione abbastanza decentrata scoraggia il cosiddetto “passìo”. L’ambiente però è vivo è pieno di telecamere. Sul palco principale sta per esibirsi uno chef montenegrino con uno showcooking. Ne approfitto per fare due chiacchere con Francesco Vescera, panificatore d’eccellenza di Carlentini, cui è affidata la sezione bakery. “La piazza è stata pensata bene, ma senza la dovuta contestualizzazione”, dice Vescera. “In una qualunque piazza, se piove ci si bagna”. “Chi ha pensato a progettare la piazza non ha pensato ad un sistema di teli per coprire”. Ed effettivamente, pensandoci bene, le immagini di Caltabellota con scopa e paletta all’interno di una piazza allagata che hanno fatto il giro del web, sono in realtà le naturali conseguenze di quello che accadrebbe in una qualunque struttura priva di copertura. La colpa, se di colpa si può parlare, è di chi l’ha progettata così…sic et simpliciter. Vescera ci tiene a precisare che i numeri sono comunque incoraggianti e l’affluenza del pubblico cresce ogni giorno di più, specie nei fine settimana. “La vera, grande risorsa di questo cluster, è la cooperazione e l’interfacciarsi fra i territori” parole di Gaetano Amenta, responsabile del GAL “Natiblei” che sarà protagonista dal 15 al 21 di Giugno. 20150528_160451Anche Amenta segnala delle difficoltà riguardo alla segnaletica per raggiungere il cluster. Inoltre mi fa notare che un po’ di colore non guasterebbe. Quel grigio su grigio dove si erge la scritta “cluster BioMediterraneo” non risalta per nulla, e noi siciliani lo sappiamo bene che “niuru cu niuru non tingi”. Fra un delizioso assaggio di “pani cunsatu” dell’azienda Vescera e un calice di zibibbo nella “sicilian wine areas”, incontro Leonardo Catagnano, dirigente del Dipartimento regionale “pesca Mediterranea” inviato dalla regione in veste di delegato regionale all’Expo. “Si è fatto tanto clamore, per nulla”. “E’ abbastanza normale che le cose all’inizio scricchiolino un po’, ma con la dovuta dose di pazienza, tutto andrà per il meglio”. Faccio notare a Catagnano che ho riscontrato delle criticità sui totem interattivi sparsi per l’Expo. Per la precisione cliccando su “cluster BioMediterraneo” sullo schermo s’illuminerà la zona riguardante “l’albero della vita”, non quella del cluster. In merito alla famosa copertura invocata da tutti dopo i primi giorni di pioggia, Catagnano vola basso e mi sento di condividere questo pensiero. Chi non conosce, infatti, il clima meneghino, forse non sa che durante i mesi più caldi, la particolare posizione geografica trasforma la capitale lombarda in un’exclave sahariana e con la copertura si rischierebbe un effetto serra ben più dannoso che quattro gocce d’acqua sporadiche. Questa ed altre piccole inefficienze, saranno vagliate dalla commissione di Expo, che “si è comunque impegnata per una pronta collaborazione al fine di ripristinare una normale efficienza”. Parole che lasciano ben sperare.
Mi lascio alle spalle sorrisi e speranze, e mi viene da pensare che al cluster Bio Mediterraneo sia tutt’apposto… sperando che non piova!

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