Marco Iacona –
Marinetti, Evola e altri ancora credevano alla magia del numero 11. Domani, 11 aprile, gran parte della destra siciliana si darà convegno alle “Ciminiere” di Catania per rendere pubblico un Manifesto per un nuovo progetto politico riguardante Sicilia e siciliani. Manifesto lanciato come atto d’amore verso una Sicilia che abbisogna di «nuovi occhi per guardarla». Per far ciò occorrerà pensionare gli attuali schieramenti: troppe volte è stato detto.
In primo piano valori «non negoziabili», veri e propri imperativi categorici: merito, bene comune, difesa dei deboli. Manifesto che è soprattutto un invito a Nello Musumeci, tra i politici più amati, affinché guidi la «rigenerazione della Sicilia». Un rinnovamento che passerà anche dalla valorizzazione ambientale in tutte le forme. La parola d’ordine sarà per forza di cose: «rilancio», rilancio dell’immagine della Sicilia. È già bello che ci sia chi ci crede.

Fabio Granata, di preciso cosa accadrà domani 11 aprile alle “Ciminiere” di Catania?
«Ci sarà un incontro semplice ma significativo. Verrà proiettato un video di circa tre minuti in cui racconteremo la Sicilia del degrado. Successivamente però anche la straordinaria stratificazione storica-culturale-sociale della Sicilia, per prospettare un futuro diverso. Subito dopo parlerà Nello Musumeci. Abbiamo scelto una formula non legata al culto della personalità ovviamente, ma siamo consapevoli che come sosteneva Leo Longanesi contano non tanto i programmi quanto le facce che li rappresentano. Noi riteniamo che è ridicolo parlare di rivoluzione pensando al volto di Crocetta, alle sue “parole in libertà”, al valzer dei suoi assessori, alla tragica mancanza di cultura di governo, alla vittoria della mafia su certa antimafia: tra macerie, rifiuti, illegalità, affarismo. Dall’altra parte però abbiamo il volto di Musumeci con la sua consapevolezza culturale, la sua coerenza, la sua conclamata capacità di governo, la sua onestà. Molti di noi sono uomini di destra, il mio per inciso è un percorso più complesso, ma il Manifesto si rivolge ai siciliani. Siamo convinti che il centrosinistra ha avuto una deriva affaristica e di gestione del potere disastrosa, attenta solo alla sudditanza verso i grandi poteri industriali ed economici».

E il centrodestra, in questa fase?
«Del centrodestra non c’è traccia in Italia e in Sicilia. Musumeci deve essere il primus inter pares di un progetto ambizioso che parli all’interno corpo sociale dei siciliani, per costruire una prospettiva politica diversa e lungimirante».

Tu sei parte di questo progetto, anzi promotore. Attualmente di cosa ti occupi?
«Attualmente sono coordinatore nazionale di “Green Italia” che è un movimento legato ai verdi europei e che nasce con una profonda volontà di superare lo schema politico del Novecento. Abbiamo un banco di prova straordinario che è la Sicilia. Se la sinistra non ha un piano rifiuti ma agevola scariche private, se la sinistra agevola le trivellazioni e vive di sudditanza economica verso la grande industria e di sudditanza politica verso dinamiche che hanno portato al voltafaccia sul Muos, se la sinistra non si occupa di risanamento ambientale, bonifiche, qualità della vita della gente, se la sinistra non si occupa di patrimonio culturale che è allo sbando in maniera assoluta, è chiaro che anche chi come me ha rotto con un certo centrodestra in nome dei valori della cultura e della legalità non si può ritrovare che attorno a un uomo come Musumeci che peraltro ha condiviso con me un pezzo di percorso importante. La vera scommessa di Musumeci è quella di parlare a tutti i cittadini siciliani per un appello alla mobilitazione politica e al cambiamento. Io ho prodotto una rottura definitiva con Berlusconi. Anzi, la mia tradizione politica è stata ammazzata dal berlusconismo. Alcune questioni, come “Mafia Capitale” hanno dato una rappresentazione negativa di una comunità che ha dato spinte positive. Una sorta di luogo di confine con la criminalità e l’affarismo. Cosa che però non è mai stata. La destra politica italiana è stata Beppe Niccolai, Pino Rauti oltre che Almirante: etica pubblica e difesa dei beni comuni. In nome di ciò mi trovo a fianco di Musumeci pur essendo coordinatore nazionale di “Green Italia”».

Granata, oggi cos’è la destra per te?
«Sono di destra da un punto di vista spirituale perché credo profondamente all’uguaglianza dei punti di partenza ma credo anche alla selezione legata al merito che non significa lasciare indietro chi non ce la fa. La destra è anche solidarietà, attenzione ai più deboli, capacità di guardare i drammi sociali. Socialmente sono per la difesa dei beni comuni. Significa essere di sinistra? non lo so, visto che i beni comuni sono massacrati dalla sinistra con trivellazioni, cemento e con la speculazione edilizia. In realtà. sono categorie che appartengono al passato e non spiegano più il mondo in modo concreto. Poi in Sicilia, se la sinistra ha il volto di Crocetta o quello di Faraone del Pd dovrei per riflesso condizionato tornare a dirmi di destra. Ma questa è una trappola [ride]. Il tema è parlare concretamente delle necessità di far partire una straordinaria fase di rigenerazione ambientale e urbanistica. Noi crediamo al consumo “zero” del suolo e alla rigenerazione urbana, non solo dei centri storici ma anche delle nostre città cresciute male negli anni Cinquanta e Sessanta. Crediamo nella rigenerazione ambientale e urbana come fattore di occupazione perché le maestranze, le professionalità, i progettisti soltanto su un’opera di ripristino della bellezza in Sicilia potranno ritornare a lavorare. Rigenerazione urbana, ambientale, attenzione al dissesto idrogeologico, battaglie di legalità, agricoltura che è una grande questione che implica diritti sociali: tutto questo porterà alla possibilità di disegnare una Sicilia diversa. Insomma: noi sappiamo che il disastro attuale, sociale, culturale, ambientale che ci circonda non è destino ineluttabile ma la conseguenza di anni di malgoverno e di scelte sbagliate che hanno fatto i siciliani e i loro rappresentanti. Tutto questo può essere superato solo se vi è una visione politica lungimirante. Su questo Manifesto dell’11 aprile che ha il suo perimetro simbolico nella persona di Musumeci, cui chiediamo adesione individuale o a movimenti civici o ad associazioni fuori dalle dinamiche della politica tradizionale, noi possiamo costruire un progetto chiaro e soprattutto prendere impegni seri verso i siciliani».

In ultimo, cosa ti auguri per la regione Sicilia?
«Credo che l’11 si debba lanciare la candidatura a governatore di Musumeci. E si debba lanciare per cercare di aggregare su questo Manifesto, sui valori non negoziabili che porta avanti, quei tratti residui di speranza che i siciliani hanno in merito al cambiamento. È chiaro che noi non siamo chiusi, è chiaro che Musumeci dialogherà con altre forze politiche. Non siamo preclusi agli altri: la politica è anche alleanze ma le alleanze devono essere coerenti col Manifesto perché non vogliamo vincere a tutti i costi. Crediamo che Musumeci possa vincere sulla base di questi valori. Ciò non significa precludere la nostra volontà di accordi elettorali, questo è un problema di bassa cucina politica che verrà dopo. La vera questione è riattivare un patto sociale con la Sicilia della qualità, della produzione, dei giovani e dell’innovazione. Musumeci non si deve circondare di questuanti, conoscendo la persona siamo certi non sarà così. Si deve circondare invece di una sorta di Guardia repubblicana fatta di giovani».

Certo, i giovani…
«Sì, crediamo alla politica anche come rigenerazione anagrafica, anche se non crediamo alla rottamazione. Ci sono persone, chi parla per esempio, che possono dare un contributo d’idee, di esperienza, di capacità di governo e non è detto che debbano essere in prima linea. Infatti domani non lo saranno e non lo saranno neanche durante il percorso. Ma fanno parte di un momento di proposta, di una comunità i cui motivi culturali sono essenziali per ogni progetto politico».

Scrivi