Forse bisognerà aprirsi alla considerazione che facebook è uno spazio comunicativo in cui si ripropongono esattamente, come in una riproduzione anastatica, le differenze e le similitudini che attraversano il mondo anche senza di esso.

Con ciò non intendo affatto dire che è uno strumento neutro, che equivalga perfettamente a qualunque altro: il suo “sistema” di ordinamento delle cose è un potente fattore di strutturazione della funzione di condivisione, vale e a dire che la sua “grammatica” taglia, organizza, esclude, cuce, in un modo che non è affatto neutro, privilegiando alcuni valori rispetto ad altri.

Tanto per fare un esempio, il valore primario della sua morfo-sintassi è quello del gradimento, intorno al quale si dispongono i diversi passaggi coi quali si realizza il suo principio formativo: mi piace, condivido (non a caso scivolando ciclicamente dall’accezione del “metto in comune” a quella del “sono d’accordo”), “amicizia”, ecc.

Facebook è, tanto per dirla chiaro, un potente surrogato libidico, in cui l’oggetto dell’interesse è costantemente spostato dai contenuti al contenitore, fino al limite estremo di quella sottile vena di perversione che rende così appetibile mettere il pollice su in tutte le manifestazioni di un “amico” gradito e vomitare bile in tutte quelle di un “amico” che sta sui marroni!

La natura giocosa del social network, vale a dire l’origine collegiale della rete, rivela la sua autentica devozione al gossip tutte le volte che il gioco si fa duro, e si tenta un approccio hard ai temi, robe da cenacolo accademico: non sia mai! Si riproducono immediatamente meccanismi autoriali di compensazione, che riportano l’asse sul versante della seduzione triste (quella allegra non si può certo praticare in rete!). Ed ecco allora i “sono d’accordo con te e non certo con quell’idiota che ha commentato prima di me!”, oppure i “sono d’accordo con te, a prescindere!”, che è anche più definitivo!

Ciò che probabilmente Facebook non cambia di una virgola, come dicevamo all’inizio, è la stratificazione delle categorie umane: un cretino rimane tale anche sulla piattaforma, uno che cretino non è si diverte ad esaltare la differenza!

Facebook è un po’ come l’estate: tutto viene a galla e occorre tapparsi il naso!

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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