La società si autorappresenta a teatro. Gli spettatori pure. Non è la cronaca di una sera trascorsa al teatro “Bellini” di Catania, somiglia più a un liberazione. Il teatro è moribondo stenta a raccontare; quello lirico boccheggia, privato dei finanziamenti, guardato a vista dai conservatori, sorvegliato dagli assaggiatori di professione. Divido gli spettatori in tre categorie: gli assenti, i presenti e gli assenti-presenti. Ben vestiti gli ultimi, a meno che non si tratti di under sedici. Lì per farsi notare. A gruppi: in due, in tre, in quattro e dotati di apparecchi alla moda. Cellulari all’ultimo grido, tablet e macchine fotografiche digitali.

«Signore e signori lo spettacolo sta per cominciare» mastica una voce dal cielo, «si prega di spegnere i cellulari ed altri apparecchi elettronici … si ricorda inoltre che all’interno del teatro è vietato effettuare qualsiasi tipo di registrazione». L’appello cade nel vuoto. Spegnere cosa? Al massimo (al massimo) silenziarlo. Ah se gestori, controllori o chiunque altro potessero confermare il picco di sms, navigazione in internet e commenti su facebook! Climax da terzo millennio, signori. La morte di compare Turiddu seguita da quindici “like” con tanto di pollice in su, le corna di Santuzza commentate con: “se ci fossi stata io”. Le furbate di Nedda accompagnate da centoventi: “ma guarda ‘sta stronza”. In realtà nulla di ciò avviene o avverrà.

Lo spettatore assente-presente non segue, nulla sa, non coglie, non commenta. Non è a teatro eppure c’è. Semplicemente fa altro: occupa una poltrona, toccatelo e colmerete ogni dubbio. Vien da pensare ai fantasmi che presero il posto dei personaggi inamidati della letteratura popolare. Avevamo i calzoni corti, credevamo all’esistenza degli spettri. Erano lì da qualche parte. Coperti da un lenzuolo, o in nero come Belfagor al Louvre. Che bravi: ci hanno educati a non stupirci di nulla, e li ringraziamo ancora. Ma, e gli spettatori assenti-presenti? Quelli accarezzano il fondo. Si rappresentano per ciò che sono. Materia che infine svanisce e che sperate di non ritrovare mai più.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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