di Lucia Grazia Nicotra – CATANIA  Accoglienza, cura e reintegrazione. Ma come si fa a farlo, in un totale squallore? È la domanda che mi sono posta subito dopo aver intervistato, in una fredda e piovosa giornata invernale, il prof. Luigi Lino, responsabile del Centro di Recupero fauna Selvatica, a Valcorrente (CT).
Di questo lento processo di agonia ne hanno parlato tanti colleghi, di tutto è stato scritto (giusto 12 mesi fa usciva un articolo su www.parks.it … con tante belle proposte….)… ma poco è stato fatto. Con questo articolo non si vuol certo tediare il lettore con l’ennesima notizia SOS, ma lo si vuol solo sensibilizzare su ciò che lentamente e inesorabilmente stiamo causando alla meravigliosa Terra sulla quale abbiamo avuto il dono di vivere e abbiamo scelto di far vivere chi ci sta a cuore.
I più avranno già chiuso la pagina… io continuerò per coloro che hanno mente saggia e cuore aperto e che sanno che “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno” (Madre Teresa di Calcutta) .

«Noi come uomini – dice il prof. Lino – dobbiamo gestire quello che ci è stato donato. Dobbiamo conservare le cose al meglio e nel modo migliore. Quando ho pensato al Centro Recupero, non l’ho fatto per motivi secondari, ma con coscienza e per il benessere e la salvaguardia degli animali. Ho 75 anni e ho conosciuto specie animali incredibili che oggi magari non esistono. Oggi, il Centro recupero che dalla sede di Catania (Via Messina) è stato trasferito a Valcorrente ed è stato per lunghi anni sotto l’egida della Provincia Regionale di Catania (il Centro fu creato durante l’amministrazione Musumeci), sta avendo grossi problemi. I fondi provinciali sono esauriti, è subentrata la Regione Siciliana che però ha effettuato la cancellazione dei fondi contenuti nella ex tabella H. Il Centro – che prima aveva un sostegno provinciale e regionale, adesso si regge solo sul lavoro e il sacrificio economico dei volontari!
Noi, inoltre, raccogliamo animali provenienti non solo da Catania ma anche dalla provincia di Ragusa e Siracusa (che hanno già chiuso). Quindi, cosa è successo? Un patrimonio meraviglioso come quello della fauna, che è res pubblica, un bene pubblico è a rischio. Aquile, poiane, e animali rari protetti di solito dalla comunità europea e dal CIDES corso forestale dello stato, e tutte le specie appartenenti alla biodiversità si proteggono ormai… sulla carta, e non più di fatto!
valcorrente (23)Noi, non possiamo proteggere tutto. E oggi non abbiamo più sostegno di nessuno: regione e provincia. Gratuitamente ci industriamo…ma come faremo a continuare così? Siamo in tre: io, il presidente Grazia Muscianisi e il veterinario Giuseppe Coci. E abbiamo una sola vettura…».

– Avete lanciato molto appelli sino ad oggi…ma senza risultato
«La Provincia non c’è più e noi non abbiamo neanche il denaro per pagare luce e acqua, e se dovessero togliere i locali, come farebbero gli animali? Ogni anno raccogliamo 700 rondoni, molti rapaci, cicogne con le ali spezzate, volpi ferite… ne raccogliamo tanti. L’uomo che usa il fucile, la colla per topi e quant’altro, non sa che danno compie. Il debole, dunque, piange le conseguenze.
Mi rendo conto – prosegue con un tono tra il laconico e l’ironico – che molti non si preoccupano della morte di un animale o non pensano all’importanza delle biodiversità e dell’ecosistema… tutto è messo al “punto giusto” e se non ci adoperiamo per mantenere integra la “filiera” creata dalla natura…tutto scricchiolerà! Siamo in un ecosistema dove l’uomo è al centro, ma se trascuriamo la natura facciamo un danno ai nostri figlie e ai nostri nipoti. Le generazioni future hanno il Diritto di godere, come noi, della natura».

GUARDABUOI (5)– Al danno si aggiunge la beffa. Durante il vostro lavoro di volontariato spesso avete incontrato chi ha deriso e sbeffeggiato il vostro operato?…
«La presidentessa Grazia Muscianisi, che si alza di notte per soccorrere gli animali, o sotto la pioggia corre a salvare e recuperare gli animali o d’estate controlla la schiusa delle uova di tartaruga in spiaggia con 40°C, oppure il dott. Coci, o io che sono prossimo agli 80 anni….dobbiamo lavorare, pagare di tasca nostra, rischiare e poi subire maldicenze. È veramente difficile! Noi siamo il risultato di un popolo che è in completa anarchia e che non riflette sul futuro dei nostri figli e nipoti. Noi viviamo del carpe diem! Se chiude questo Centro recupero, ci saranno tre province in difficoltà: Catania, Siracusa, Ragusa. E gli animali dove andranno? In un altro Centro, ma con il rischio di non poter stare tutti nei locali. Lei pensa – conclude il prof. Lino – che riusciremo a sensibilizzare l’opinione pubblica o il politico che fa promesse…e poi non le mantiene?!».

crfs valcorrenteAlle sue parole si aggiungono quelle di Grazia Muscianisi, presidente del Centro:
«Siamo consapevoli che sarà difficile far tornare la situazione precedente, ma se il cittadino si sensibilizza è già un importante passo avanti. Il Centro recupero fauna selvatica (autorizzato con D.A. n. 723 del 13.06.2005 dell’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste Dip. Int. Strutt. Serv. 11) è il primo centro in Italia che opera senza alcuna distinzione sulle specie selvatiche e si occupa di uccelli, mammiferi e rettili. Fare tutto questo lavoro da soli non è facile. Istituzioni, associazioni di categoria, ambientalisti e animalisti…. Dall’unione di tutti dovrebbe giungere un importante aiuto».

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