L’hockey su prato nazionale parla siciliano: Luca Di Mauro, presidente, e Paolo Di Caro, responsabile relazioni esterne, marketing e comunicazione, ai massimi livelli della Federazione.

di Alessandro Ferro

ROMA – L’Hockey su prato, antica disciplina olimpica, ha nel suo massimo rappresentate il Presidente Luca di Mauro, catanese, già al suo quarto mandato consecutivo. Al quarto piano degli uffici di Viale Tiziano a Roma, si studiano le ambizioni e le strategie future che puntano ad un deciso rilancio di questo sport a livello di immagine e risultati. “L’obiettivo principale sono le Olimpiadi di Rio 2016  – ha dichiarato il presidente a Siciliajournal -: manchiamo ormai da troppo tempo, da quelle di Roma nel 1960. Oltre 100 nazioni al mondo fanno hockey, arrivare tra le prime dodici non sarà facile. In questo momento la squadra che ha più possibilità di vincere è quella femminile, ma se il CONI ci aiuta speriamo di andare in Brasile anche con i ragazzi”.

Uno dei problemi principali di questo sport è la sua poca diffusione e cultura anche nelle scuole, ma soprattutto non essere uno sport professionistico. “ Siamo dilettanti al 100%: Molti atleti si allenano anche cinque volte a settimana ma una volta terminata l’attività sportiva hanno altri lavori. E, quando al termine della carriera smettono di giocare rimangono disoccupati, mentre gli atleti degli sport di squadra riescono a sopperire perché ci sono i corpi militari, come succede con atletica leggera e scherma”.

L’idea del presidente è chiara, riorganizzare tutto il lavoro partendo dalle scuola. “ Il nostro problema principale è la scuola che non prepara, non educa gli atleti allo sport. All’estero c’è una cultura diversa, si conoscono tutti gli sport ed in base alle caratteristiche i ragazzi scelgono il loro. Qua si gioca solo a calcio… Vorremmo allargare la base per avere una maggiore scelta di atleti, la nostra Regione dovrebbe utilizzare di più i fondi europei per fare gli impianti in Sicilia. A Catania i principali sono a Via Nuovalucello ed a Valverde, del quale stiamo pagando una parte del mutuo”.

Non c’è soltanto il presidente Di Mauro negli uffici romani di Viale Tiziano, ma anche Paolo Di Caro, che in Federazione cura marketing, comunicazione, relazioni esterne e relazioni internazionali.

Consigliere comunale e candidato sindaco a Misterbianco, nel 2000 è stato assessore allo Sport ed alla manutenzione degli impianti sportivi a Catania per tre anni, nel 2003 ha creato “Pianeta Catania” che trasmette ancora oggi e si occupa della squadra di calcio cittadina. Nel 2008 ha avuto la nomina come Direttore generale Agenzia Nazionale per giovani che oggi è confluito nel programma Erasmus plus, del quale è stato direttore per cinque anni fino al 2013, prima di approdare nella Federazione Hochey su prato.

In sintonia con il presidente, l’obiettivo per i prossimi due anni è principalmente uno, la partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016, che consentirebbe all’hockey su prato un rilancio di praticanti, attualmente circa 15 mila in tutta Italia.

Paolo Di Caro dimostra di avere le idee chiare su come dovrebbe cambiare lo sport.  “Oggi non si può fare sport agonistico senza fare un intervento anche nel sociale, bisogna andare nelle realtà meno fortunate della città, ricucire il tessuto sociale attraverso la pratica dell’attività sportiva ed attrarre investimenti dalla Comunità Europea e da privati interessati a progetti di questo tipo. Questa può essere una chiave di volta.

Ho un contratto fino alla fine 2016, cercherò di creare le condizioni affinché le nazionali arrivino a questo obiettivo, il che significherebbe anche un rilancio delle attività di base, valorizzare l’attività sociale. In questa fase come obiettivo può bastare”.

La città di Catania sta attraversando un momento sportivo poco felice, che per Di Caro ha origini che vanno ricercate non soltanto nella situazione attuale della squadra di calcio.

“Catania sta soffrendo l’assenza di sport di vertice ad alto livello, come accade solo con il calcio. Ci vorrebbe il management ma non ci sono i soldi. Purtroppo la Sicilia deve scontare un vizio d’origine: lo sport di vertice da noi è esistito grazie ad i finanziamenti a pioggia della Regione Siciliana che oggi si traducono in un drammatico buco nel bilancio. Come si fa in questi casi, la Regione ha cominciato a tagliare dove è meno intelligente farlo ed il caso dello sport è emblematico. E’ anche vero che numerose società siciliane, invece di investire su strutture, impianti, pianificazione, hanno solo speso in soldi della regione e finiti questi si ritrovano con un pugno di mosche in mano”.

Alessandro Ferro

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