Mariagrazia Miceli

ACIREALE – «Giordana è stata accoltellata 45 volte, ma dall’autopsia pare risulti che si arrivi fino a 50. Sono qui per dirvi che queste cose non avvengono solo nei film. Chi uccide per possesso lo potrà fare altre volte: per questo mi batto per la giusta pena». È diretta ed efficace come un pugno nello stomaco Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, la ragazza di Nicolosi recente vittima della violenza dell’ex compagno. E non usa mezzi termini. Parla apertamente ai ragazzi dell’Istituto superiore “L. Vigo” di Acireale durante l’incontro di qualche giorno addietro sul femminicidio, organizzato dalla docente Carola Scarpinati.

IMG-20151110-WA0015«Porto avanti questa petizione, che si trova nella mia pagina Facebook, per intraprendere la lotta contro lo Stato che non mi ha aiutato, non ha aiutato Giordana, non ha aiutato nessuna donna. Mia figlia è stata uccisa da chi diceva di amarla, da chi con lei ha fatto una figlia, e oggi mi chiedo perché molta gente trasformi l’amore in possesso. Quando la gelosia supera una certa soglia è il primo campanello d’allarme: bisogna capire se si tratta di gelosia d’amore o gelosia da possesso, e non è difficile capirlo perché nel secondo caso non si ha più la libertà di vivere la propria vita, le proprie passioni, l’uscita con le amiche. A questo punto bisogna fermarsi perché questo non è amore: l’amore è condivisione, libertà d’espressione, d’agire, di fare. Questo amore come possesso è capitato a mia figlia, io per prima me ne sono accorta ma, si sa, noi mamme siamo catalogate dai figli come rompipalle e all’inizio mia figlia non mi ascoltava. Poi Giordana si è resa conto, perché è arrivata la bambina e lui non se ne interessava. Molti giornali hanno scritto che lui amava questa figlia e aveva paura che gliela togliessero: un pugno di stronzate! In realtà la bambina non l’ha mai conosciuta se non negli ultimi tre mesi, prima di programmare la morte di mia figlia. Solo per “facciata”. Inoltre è stato scritto, per quanto riguarda quella sera, che Giordana è uscita da casa per incontrarlo. In realtà lei stava rientrando a casa dal suo lavoro e lui le ha teso l’agguato».

Vera raccomanda ai giovani di stare in guardia da questo tipo di amore «malato» e di denunciare chi usa la violenza, come Giordana era riuscita a fare solo dopo la nascita della bambina, quando, racconta: «avevamo raccolto così tante cose che pensavamo l’avrebbero arrestato immediatamente, ma in realtà l’hanno lasciato libero per altri due anni».

IMG-20151110-WA0013Il pensiero va alla nipote: «a volte la guardo e vi confesso che è difficile, perché in lei ci sono atteggiamenti che mi ricordano il padre, colui che ha ucciso mia figlia. Poi penso che quando questa bambina crescerà dovrò sedermi accanto a lei, prima ancora che qualcuno si permetta di distruggere il suo pensiero, e affrontare questo difficile discorso. Cosa le dirò quando mi chiederà di suo padre? Dovrò dirle che ha ucciso sua madre. D’istinto mi verrebbe di dirle tutto il peggio di lui, ma non posso farlo. Qualsiasi decisione su suo padre è giusto che la prenda lei. Certo, il pensiero che lui esca fuori dal carcere e si rifaccia una vita, con la possibilità di avere il possesso di mia nipote, mi turba. E se me l’ammazza?»

Per questo chiede giustizia e la giusta pena. Non solo per Giordana. Per tutti. «Se qualcuno vi alza le mani, è possessivo, vi ossessiona, non confidatevi solo con le amiche, ma fidatevi delle persone adulte che vi possono aiutare. Voi ragazzi spesso sminuite l’operato della persona che avete davanti, come mia figlia che mi diceva: “Mamma sei esagerata, lui non mi può fare questo, io sono la madre di sua figlia!” Cazzate! Perché invece l’ha programmato e lo ha fatto a regola d’arte. E pensare che c’erano delle amiche di mia figlia che sapevano e non hanno parlato prima. Avrebbero potuto salvarle la vita, ma non le voglio accusare perché Giordana, evidentemente, aveva questo destino e mi doveva lasciare l’eredità di portare ai ragazzi questa messaggio. Una ragazza mi ha detto: “Lei mi aveva fatto giurare di non dirti che negli ultimi tre mesi lui la perseguitava un’altra volta”. “Però tu oggi hai rinunciato alla sua presenza in questo modo”, ho risposto. Lì non si torna più indietro. Il silenzio non aiuta nessuno. Salvaguardate la vostra vita, aprite gli occhi». La lotta della madre di Giordana oggi è proprio questa: la prevenzione. Informa che presto in 19 comuni saranno aperti altrettanti sportelli per dare la possibilità alle donne di salvarsi, recandosi a confidarsi anche in comuni dove nessuno le conosce.

«La denuncia Giordana la fece. In quel caso non sortì nessun effetto, ma ricordo che uscita dalla stazione dei carabinieri mi disse guardandomi negli occhi: “mamma, mi sento libera. Adesso effettivamente ho capito che la mia vita comincia oggi”. Io ero felice perché da quel momento Giordana iniziò a vivere una vita completamente diversa. Si sentiva libera, anche se in realtà continuava a vivere nell’ombra del suo assassino, e anch’io insieme a lei. Mi diceva: “quello è il papà di mia figlia, io le devo far conoscere questo papà”. Aveva questa voglia assurda di dare un papà a questa bambina, ma lui non si è mai interessato a sua figlia, non c’era. Giordana si è sempre portata sua figlia dietro soprattutto quando lavorava – lei lavorava con i bambini – e anche quella sera avrebbe dovuto farlo perché c’era una festa alla ludoteca. Caso volle che avendo fatto molto tardi nello sbrigare alcune faccende insieme non assecondai mia figlia e non preparai mia nipote per farla uscire con la madre, perché stavo sistemando alcune cose, e la tenni a casa con me. Oggi penso di aver salvato la vita di mia nipote, perché probabilmente avrebbe fatto la stessa fine della madre. Per questo voglio la giusta pena, perché non voglio consegnare mia nipote a questa persona quando uscirà di prigione. Aiutatemi a dare giustizia a Giordana, a tutte le donne del mondo e a voi stessi».

IMG-20151110-WA0011Nell’aula magna dell’Istituto è stato occupato un posto per Giordana per ricordare tutte le donne scomparse a causa del femminicidio. «La locandina creata da Maria Andaloro viene apposta su una sedia per indicare un posto occupato: nei teatri, nei mezzi pubblici, in un bar, al cinema, ovunque» afferma Giuseppe Alosha Marino, insegnante di danza di Giordana, seduto a fianco della Squatrito. «È un simbolo, un monito per non dimenticare e per ricordare che qualcosa può cambiare se noi lo vogliamo. E i segnali ci sono, credetemi. Io per primo, prima che accadesse questa cosa avevo un’informazione totalmente superficiale sul fenomeno». Il maestro Alosha si è presentato portando con sé la sedia che Giordana aveva scelto per il loro spettacolo itinerante dal titolo “A seggia”. «Ogni ragazza della mia compagnia ha scelto la sua sedia per via del disegno che aveva. Giordana aveva scelto la ‘furiosa’, perché aveva un temperamento molto forte. Adesso la sedia vuota è il simbolo del nostro spettacolo». Le mani gli tremano mentre ricorda. «Giordana danzerà sempre con noi, riusciamo a percepire sul palco la sua presenza. Aveva dato un contributo artistico diffondendo la cultura della propria terra oltre i suoi confini: danzava la vita con cultura, danzava la sua terra proponendo la speranza, rappresentata dal colore bianco, proprio come questa sedia. Personalmente sento di avere un compito adesso, da uomo. Voglio continuare la cultura di una sedia vuota. Bisogna prendere coscienza che qualcosa deve necessariamente cambiare nella forma mentis, nell’atteggiamento. Questo è il nostro obiettivo culturale».

Il 25 novembre prossimo il Palacongressi di Nicolosi sarà intitolato a Giordana. Il monumento che Acireale le dedicherà, invece, sarà una scultura in ferro battuto nella zona San Giovanni, dove frequentava la scuola di danza. Lì, dove lei non potrà più tornare a danzare, almeno fisicamente, ci sarà la sua sedia.

M. M.

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