di Anna Rita Fontana

Mamma, una parola che racchiude la nostra vita, perché è Lei che ce l’ha donata. Parola dolcissima e con più valenze di gioia, tenerezza e dolore, che hanno riempito pagine di letteratura, poesia anche dialettale e musica, sin dal Planctus Mariae di Jacopone da Todi, nella tradizione drammatica del Medioevo: la sofferenza di Maria ai piedi della croce di Cristo, “icona” della tradizione cristiana, la ritroviamo, oltre che in pittura, nella grandezza delle opere musicali. Come nello Stabat Mater per archi e basso continuo di Giovan Battista Pergolesi che spirò a soli 26 anni nel 1736 dopo averlo composto, e in seguito nello Stabat Mater di Gioachino Rossini per soprano I, II, coro e orchestra; sino alla pietra miliare dell’Ottocento, ovvero Giuseppe Verdi, che inserì una composizione analoga nel secondo dei Quattro pezzi sacri ( accanto all’Ave Maria, Laudi alla Vergine Maria e Te Deum) mentre il virtuosissimo pianista Franz Liszt incluse uno Stabat Mater nel suo Oratorio su Cristo.

Acitrezza con faraglione

Acitrezza con faraglione

Quella Madre addolorata che sta in lacrime presso la croce vedendo il Figlio sottoposto ai flagelli, si fa carico di tutto il dolore umano, richiamandoci il supplizio di tutte coloro che sopravvivono alla perdita del proprio figlio, o delle madri “interrotte” di figli rapiti e mai ritrovati per un tragico destino. E ancora di quelle mamme coraggio, che, pur affette da gravi malattie, rischiano la propria vita per non sottrarla al nascituro. In una parola mamme dal cuore infinito, dedicatarie in tutto il mondo della notissima canzone composta dal napoletano Cesare Andrea Bixio che ne è l’autore con Bixio Cherubini, vale a dire la popolarissima Mamma, interpretata da Beniamino Gigli nel film diretto da Guido Brignone; e affidata anche alle voci, non da meno mitiche, di Claudio Villa e del tenore Luciano Pavarotti. Mamme che hanno ispirato, più avanti negli anni, le canzoni “Julia” di John Lennon (del 1968, dedicata alla mamma scomparsa prematuramente mentre il cantante era adolescente ) e “Viva la mamma” (1989)di Edoardo Bennato.

Iole D'Amore

Iole D’Amore

A proposito di mamme dal cuore grande, che hanno saputo donarsi agli altri senza riserve, vorrei spendere qualche parola su mia madre. Pittrice appassionata e insegnante, dopo gli studi al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Palermo, lei, Iole D’Amore, nissena di nascita(1930) vissuta a Catania dal 1955 e scomparsa nel 2008, ha ereditato l’attitudine artistica dal padre e soprattutto dalla zia materna Suor Celina degli Angeli (dell’Ordine delle Carmelitane Scalze), che seppe realizzare belle icone e crocifissi imponenti durante la sua lunga vita conventuale. Sensibile e attenta al disegno fin dalla tenera età, la futura artista si lasciava andare a schizzi colorati già durante l’infanzia, attratta da scorci di panorami e oggetti familiari, che in seguito ha riprodotto grazie ai suoi studi su numerose tele a olio: paesaggi, nature morte, personaggi femminili, due autoritratti e la natura della sua Sicilia (alla quale si è ispirato in Madreterra il cantautore catanese Vincenzo Spampinato).

Donna che cuce

Donna che cuce

A ciò si affianca l’arte sacra con due Crocifissioni, la Madonna e San Francesco che parla agli uccelli: tutto le ha suscitato un immenso amore per la vita, che è sempre emerso anche dall’impegno in famiglia. Il suo respiro non si è fermato con lei, a luglio del 2008, ma continua ad avvolgere con forza le sue tele, circondate da un silenzio apparente: ed è forse questo il miracolo dell’anima, per chi compie un atto di fede, e l’essenza dell’arte che sarà imperitura nel mondo. In proposito mi ha colpito la Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II (del 4 aprile 1999), dove il pontefice ha affermato che ogni autentica ispirazione racchiude in sé il divino soffio dello Spirito Creatore, in uno di quei “momenti di grazia” dove l’essere umano fa esperienza dell’Assoluto che lo trascende. Citando la bellezza come “richiamo al trascendente” nella profonda intuizione di Dostoevskij che “la bellezza salverà il mondo”, il Santo Padre ha concluso la lettera dicendo: “…la vostra arte contribuisca all’affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell’eterno”.

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