di Agnese Maugeri

Marzamemi (Pachino) – Si inaugura oggi la XV edizione del Festival internazionale del Cinema di Frontiera.

ListenerL’edizione è stata presentata nella Sala Giunta del Palazzo degli Elefanti di Catania alla presenza del sindaco di Pachino Roberto Bruno, dell’assessore ai Sapere e alla Bellezza condivisa di Catania Orazio Licandro, all’assessore alla Cultura di Pachino Gisella Calì, al direttore artistico e vicedirettore dei festival Nello Correale e Sebastiano Gesù e ancora Francesco Priolo e Lina Scalisi della scuola superiore dell’Università di Catania.

Entusiasti l’assessore Orazio Licandro e il sindaco di Pachino Roberto Bruno, hanno sottolineato l’importanza di collaborare per accrescere e migliorare il nostro territorio sia dal punto di vista economico che turistico. Occorre per tanto rispettare il turista rivalutando la sua figura, non considerandolo un mero visitatore ma come “cittadino temporaneo del luogo” al quale bisogna offrire servizi ottimali, puntando alla valorizzazione dei nostri prodotti.

Il direttore Correale afferma “Il Festival di Marzamemi, con questa conferenza stampa a Catania, conferma il suo rapporto privilegiato con il Sud-Est della Sicilia, sancito, tra l’altro, anche il mese scorso, con l’anteprima di Marzamemi a Catania. Anche quest’anno la manifestazione intende inoltre confermarsi come punto di riferimento principale del cinema internazionale indipendente. Mentre crescono i rapporti del Festival con altre prestigiose manifestazioni cinematografiche, come il Festival di Berlino e Midnight Sun Film Festival fillandese”

Lo schermo si riaccende nella sala cinematografica più a sud d’Europa, nella bellissima piazza Regina Margherita di Marzamemi, borgo di pescatori, set naturale per il cinema di frontiera.

Nello Correale proseguendo nel suo intervento spiega le origini del festival “Nel 2001 siamo nati come festival internazionale sembrava assurdo dato che eravamo a Marzamemi un luogo non proprio internazionale ma sicuramente un posto di frontiera. Noi usiamo questo termine con un’accezione non geografica di confine, ma culturale, questo ha creato un ottimo risultato. La nostra forze è che non siamo impresari, abbiamo un nostro progetto siamo partiti lentamente ci siamo prefissati un periodo di cinque anni per capire se realmente eravamo un festival, dopo i primi cinque anni ne abbiamo presi altri cinque per capire che tipo di festival avessimo creato e oggi sappiamo che siamo un festival internazionale dove quest’anno verranno autori da tutte le parti del mondo e inoltre saranno presenti i fondatori del festival di Berlino e della Finlandia”.

Durante la prima sera, ci anticipa il direttore Correale, sarà presentata l’intera rassegna, ad aprire le danze, la proiezione del primo film in concorso “Timbuktu”, del regista mauritano Abderrahmane Sissako, che ci scaraventa tra le dune del deserto malese in un villaggio anch’esso di frontiera, dove la tranquillità di una famiglia di pastori viene sconvolta dall’arrivo dei jihadisti. Correale, raccontandoci il film ha detto ”Timbuktu è una città ma non solo, è anche un mondo, quello che evoca questo film lo vedrete, non è di certo ciò che conosciamo tramite i giornali, ma è quello che trapela dai sentimenti che vivono nelle persone, racconta la storia drammatica di tanti uomini. Vi invito caldamente a vedere questo film, messo di proposito all’inizio della rassegna. Adoro il cinema proprio per questa sua capacità, riesce ad aprire una finestra sul mondo che altre arti, altri linguaggi non sono capaci di fare così bene”manifesto-05-717x1024

Nelle successive serate verranno proiettatati altri film sottoposti al vaglio dalla giuria presieduta dal finlandese Mika Kaurismäki. “Ixcanul”è un film del Guatemala, la storia è molto semplice, i volti saranno i veri protagonisti con la loro naturale forza espressiva; “Haemoo” proveniente dalla Corea che racconta di un fatto accaduto realmente, Correale spiega “se io cambiassi le facce e il titolo posso garantirvi che il film potrebbe essere ambientato a Portopalo. È la stessa storia accaduta qui da noi molte volte dove i clandestini vengono recuperati in mare, questo ci fa capire che le Lampedusa nel mondo sono tantissime”. Dalla Polonia arriva il film “Corri ragazzo corri” e infine due opere italiane “Una storia sbagliata” di Gianluca Maria Tavarelli e “La terra dei Santi” di Ferdinando Muraca.

Più di 80 film presentati tra corti e lunghi, la location di Marzamemi bellissima in questi giorni vivrà di tante iniziative. Interessanti incontri saranno tenuti dalle giornaliste Ornella Sgroi e Sabina Minardi in “Chiacchiere sotto al fico” un nome, spiega sempre il direttore Correale, che rievoca Epicuro, momenti importanti che non vogliono essere delle “masterclass” come accade in altri festival ma delle vere e proprie chiacchiere, dove non esiste una gerarchia tra il personaggio noto e l’autore sconosciuto. Tutti gli ospiti sono uguali, il pubblico non è fatto da spettatori deportati da scuole e altro, ma sono persone interessate che vogliono conoscere e sapere, curiosi e appassionati, l’autore può in questi incontri guardare in faccia il suo pubblico e interagire con loro.

Vengono segnalate le “chicchiere”, di girono 23 che avrà come ospite Thomas Struck direttore della Kulinarisches Kino-Berlinale; e di sabato 25 con Tea Falco, che spiegherà la differenza tra l’essere e il fare l’attrice.

Il professore Sebastiano Gesù, critico, studioso e appassionato di cinema, è il vicedirettore artistico del Festival e si occupa delle rassegne correlate che si svolgeranno nei giorni, nel presentarle ha sottolineato le particolarità di questa quindicesima edizione “Il festival di Marzamemi quest’anno ha due importanti aspetti, il primo sono i momenti di riflessioni su alcune figure di spicco dei cinematografi internazionali che sono stati fatti nella Scuola Superiore di Catania nell’anteprima del Festival. Il secondo aspetto riguarda la nostra capacità di fare sistema attraverso gli organizzatori, gli enti e gli sponsor, per esempio grazie al contributo degli ottici siciliani, realizzeremo due mostre alla Tonnara di Marzamemi, su Manoel De Oliveira, straordinario regista portoghese e sul rapporto di Pier Paolo Pasolini con l’Etna. E poi avremo tante retrospettive, una in particolare sarà dedicata a Sergej Ejzenštejn e verrà proiettato il suo celebre film “La corazzata Potemkin” nell’ultima bellissima versione restaurata”.

Gesù_CorrealeTra le atre rassegne “Cinema e Cibo” con l’omaggio a Giuni Russo, all’insegna del suggestivo parallelo “Cinema e musica”, con la proiezione di “Napoli che canta”, di Roberto Roberti, pseudonimo di Vincenzo Leone, padre del celebre regista Sergio Leone. La pellicola del 1926, fu restaurata nel 2002 e presentata l’anno successivo alle Giornate del cinema muto di Sacile con l’esecuzione dal vivo di una suite musicale della tradizione partenopea.

Al cortile di Villadorata, dalle 21.30 di oggi, si aprirà anche la rassegna dei cortometraggi, selezionati dalla Filmoteca “Laboratorio 451” e sottoposti al giudizio di una giuria di prim’ordine.

Un festival internazionale, uno sguardo curioso e acuto sul mondo, partendo da un piccolo borgo nel sud della Sicilia si apre una finestra che va oltre la frontiera, abbattendo i confini geografico culturali e abbracciando popoli, terre e storie lontani fra loro, apparentemente differenti ma profondamente uniti nell’essere tutti “Sud del Mondo”.

Agnese Maugeri

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