ROMA – Una partenza con il botto quella della X Edizione del Festival del Cinema di Roma. L’attesissimo Truth di James Vanderbilt, pellicola in concorso tra i film della Selezione Ufficiale, oltre ai numerosi consensi della critica, ha visto una strepitosa interpretazione di Cate Blanchett nei panni di Mary Mapes, giornalista della CBS News che ha in mano uno scoop sensazionale: rivelare agli Stati Uniti d’America le prove secondo cui il Presidente George W. Bush aveva trascurato il suo dovere nel periodo in cui prestava servizio come pilota nella Guardia Nazionale dell’Aeronautica del Texas, dal 1968 al 1974. Aiutata dal famoso conduttore dell’emittente televisiva Dan Rather, ossia un Robert Redford che anche in questa occasione non ha perso lo smalto degli anni passati, finiscono presto nei guai perché a pochi giorni dallo scandalo della messa in onda del reportage durante la trasmissione 60 Minutes, i registri del servizio militare di Bush smisero di essere al centro dell’attenzione dei media e del pubblico, e da quel momento in poi furono 60 Minutes, la Mapes e Rather a passare sotto alla lente di ingrandimento; i documenti a supporto della loro inchiesta furono denunciati come falsi, e lo staff di 60 Minutes fu accusato di cattivo giornalismo.

Truth è tratto dal memoir scritto da Mary Mapes, intitolato ‘Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power’, e pubblicato da St. Martin’s Press nel 2015. E’ un film drammatico ambientato nel mondo delle redazioni giornalistiche ed è una pellicola piena di suspense che ci porta dietro alle quinte del giornalismo, offrendoci, allo stesso tempo, uno studio approfondito su una miriade di personaggi diversi. Ma non è solo questo: usando le parole dell’ex conduttore della CBS News, Dan Rather, “Questo film racconta cosa è successo alla libera informazione, come e perché è successo, e perché dovrebbe preoccuparvi”. Il regista\sceneggiatore James Vanderbilt era rimasto molto colpito dal progetto perché era affascinato dal giornalismo. “Il cinema e il giornalismo rappresentano modi diversi di raccontare una storia. Sono cresciuto con ‘Tutti Gli Uomini del Presidente’ ed ho scritto e co-­‐prodotto Zodiac e sono sempre stato molto attratto da quello che accade nelle redazioni giornalistiche. Quando esplode una nuova storia a 60 Minutes, come succede? Come nasce tutto?”

Ma il debutto di questa Decima edizione del Festival è avvenuto con un altro film proiettato in anteprima alla stampa alle 9 del mattino: Monster Hunt, diretto da Raman Hui, è un film fantasy che ha avuto un enorme successo commerciale in Cina diventando il film di maggior incasso nella storia. La vicenda narra di un mondo dove vivono umani e mostri, la cui convivenza si scontra quotidianamente con gli uni che cacciano gli altri e viceversa, in perenne guerra per la sopravvivenza. Ma quando viene alla luce il nuovo re dei mostri, Wuba, le cose cambieranno radicalmente e si creerà un nuovo equilibrio tra il suo regno e quello degli uomini. Gradevole, dopo un inizio molto stentato e pieno di dubbi, il film si rimette in carreggiata e si fa seguire fino alla fine, dove non manca la retorica dell’amore e della famiglia come forza di unione anche tra categorie (mostri ed esseri umani) impensabili.

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