ROMA – Dal nostro inviato

Ben Affleck e Rosamund Pike da un lato, Guillaume Canet dall’altro. Non è una sfida a distanza, ma sono stati i protagonisti del Festival del Film di Roma della giornata di ieri. Grandi star del cinema mondiale, i primi due hanno catturato le attenzioni del pubblico nella trama dell’americano David Fincher dal titolo Gone Girl (tratto dal libro ‘L’amore bugiardo’ di Gillian Flynn). Ex scrittore newyorkese, Nick Dunne (Affleck) e sua moglie Amy (Pike) sembrano vivere un matrimonio idilliaco fin quando, in occasione del loro quinto anniversario di nozze, Amy scompare senza lasciare tracce. Nick è il principale indiziato di questa situazione mentre Amy diventa l’argomento del giorno per i media sempre affamati di notizie sensazionaliste e scandali. Nick si trova così in una situazione impossibile, mentre tutti intorno a lui sono sempre più convinti che abbia ucciso Amy. Tratto dal best seller “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn, la storia è avvincente non tanto per i colpi di scena e per l’intricata trama, quanto per la bravura dei due protagonisti di rappresentare al meglio i due personaggi: Ben Affleck nel ruolo dell’indiziato colpevole e marito infedele che cerca una via d’uscita da una situazione impossibile per la bravura della moglie che ha saputo ideare un piano incredibile teso ad incastrarlo e far ricadere ogni colpa. Con spietata lucidità, Rosamund Pike dà il meglio di se mostrandosi eccellente nel ruolo di moglie psicopatica e calcolatrice con una interpretazione di altissimo livello. “Quando mi hanno coinvolto nel progetto – ha affermato il regista David Fincher – il libro aveva venduto un milione di copie o poco più, non ne aveva vendute sei. Non vado certo a caccia di fenomeni editoriali. Il film è un cortocircuito: si presenta come un giallo e poi si trasforma e diventa un thriller assurdista. Poi, però, muta ancora una volta forma ed, alla fine, diventa addirittura una satira di costume. Questo mi ha veramente intrigato. Quando ho letto il libro, mi sono reso conto di non aver mai avuto una storia del genere fra le mani. Non ho mai visto nessuno cimentarsi con una materia simile”.
“La maggior parte del film riguarda il matrimonio, ma è anche un film sull’identità sessuale – ha detto lo scrittore del libro Gillian Flynn – e riguarda le molteplici discriminazioni che ci auto infliggiamo. Credo che questa dinamica funzioni molto bene con il pubblico perché, ovviamente, il presunto killer di Amy deve essere un maschio, perché è sempre il maschio il colpevole. Così, però, è troppo facile. Quindi non può essere il maschio. Abbiamo giocato con i pregiudizi…”

Poche ore prima tanti consensi erano arrivati anche per il film di produzione francese La prochaine fois je viserai le coeur, regia di Cedric Anger e protagonista Giullaume Canet. Il thriller è ispirato alla vera storia di Alain Lamare, che sconvolse l’opinione pubblica francese negli anni 70′ finendo nella storia della cronaca nera. Nel film, Canet è un poliziotto disciplinato e scrupoloso, un vero agente modello apprezzato dai suoi superiori ed indaga sui delitti di un assassino seriale che massacra giovani ragazze. Eppure, nonostante tutti gli sforzi delle forze dell’ordine, il killer sembra sempre dileguarsi nel nulla dopo ogni omicidio. Poco alla volta la trama dei delitti inizia a offrire alla polizia indizi sempre più sconcertanti che puntano tutti in una sola direzione. Sin dall’inizio il regista gioca a carte scoperte con il pubblico, rivelando l’indizio di colpevolezza dell’agente della gendarmerie francese. Nonostante questo, non manca la suspance per come si sbroglierà la vicenda fino ad arrivare all’arresto del colpevole. L’ottima interpretazione di Canet risiede nell’aver saputo trasmettere ed offrire allo spettatore un volto apparentemente impassibile al suo personaggio, rivelando una figura traumatizzata, in guerra con il mondo ed a volte anche con se stesso.

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