ROMA – Dal nostro inviato

Due minuti di applausi per uno dei film migliori visti fin qui al Festival Internazionale del Film di Roma: 12 Citizens, diretto dal pluripremiato registra teatrale cinese Ang Xu, ha riscosso un ottimo consenso da parte della critica e del pubblico. Al suo primo lungometraggio, Xu ha proposto una storia particolare che si svolge interamente attorno ad un tavolo dove siedono 12 persone di diversa estrazione sociale che, in un finto processo all’americana, dovranno discutere se condannare o meno un giovane che ha ucciso (è il caso di dire ‘avrebbe ucciso’) il proprio padre biologico. La giuria, inizialmente schierata quasi interamente per la condanna (11 contro 1), durante la discussione del processo si renderà conto, con motivazioni sempre più convincenti da parte dell’unico contrario, che prima di condannare a morte un uomo bisogna avere la certezza delle prove e della veridicità delle cose dichiarate dai testimoni e non dei semplici sospetti che sembrano condurre in un’unica direzione. A poco a poco tutti i giurati cominceranno a riflettere davvero sulla pochezza di quello che hanno in mano fino ad arrivare alla conclusione che non ci sono abbastanza elementi per mandare un uomo al patibolo con il colpo di scena finale che anche il più incallito ed irriducibile sostenitore della colpevolezza dovrà arrendersi all’evidenza che in realtà non esistono prove schiaccianti e concrete.

E’ un film che ti prende e sorprende lasciando con il fiato sospeso, in un continuo ed intenso dialogo – discussione – diatriba che arriva quasi allo scontro fisico tra i personaggi che compongono la giuria. Tanto ritmo, poche pause e discussioni che catturano lo spettatore facendolo diventare parte del finto processo. La grande capacità del regista, oltre ovviamente che degli interpreti, è stata quella di saper raccontare ed inscenare qualcosa che avviene tutti i giorni e nelle più disparate situazioni: il pregiudizio da parte di ognuno di noi, le nostre convinzioni spesso errate a priori che non riusciamo a cambiare per mancanza di onestà intellettuale ed obiettività. Convincere 11 persone in un’ora e mezza che forse stanno commettendo un grosso errore è impresa ardua ma ha dimostrato che tutti, se riflettiamo e valutiamo gli elementi che abbiamo in mano, non sempre possiamo essere certi e sicuri che stiamo facendo la cosa giusta.

FullSizeRender

il regista cinese Ang Xu

La giornata di ieri è stata caratterizzata anche da centinaia di giovanissimi ragazze e ragazzi in delirio per il cast di Love Rosie, in particolar modo per Lily Collins (ex Biancaneve e figlia di Phil Collins) e Sam Claflin (Hunger Games), attori britannici protagonisti della storia d’amore a lieto fine nei panni di Rosie ed Alex, amici del cuore sin da bambini che non si sono mai dichiarati, finendo così con il prendere strade sentimentali diverse. Due matrimoni falliti per Alex, una figlia e tante delusioni per Lilly, fin quando dopo anni e relazioni disastrose si capisce che questa amicizia è molto di più dando il via allo scontato lieto fine. “Ho sempre desiderato raccontare una storia d’amore moderna per il pubblico contemporaneo – ha dichiarato il regista Christian Ditter – un film in grado di emozionare toccando corde emotive profonde. Potrebbe effettivamente essere la storia di chiunque. Chi non si è mai chiesto se un’amicizia tra uomo e donna potesse diventare qualcosa di più? E chi, tra quelli che hanno qualche anno in più, non si è mai chiesto ‘E se avessi trovato la persona giusta dieci anni prima, quando era troppo presto?’ Volevo che il film fosse piacevole ma anche qualcosa su cui riflettere mentre si torna a casa. Spero che il pubblico lo ami come l’ho amato io”.

Lily-Collins-and-Sam-Claflin-in-Love-Rosie

Lily Collins e Sam Clafin in una scena tratta dal film

Love Rosie_ 01_� 2014 Constantin Film Produktion GmbHLove Rosie_ 01_� 2014 Constantin Film Produktion GmbH

Scrivi