ROMA – Dal nostro inviato

Delude i critici, almeno quelli presenti in sala per l’anteprima, il film I milionari di Alessandro Piva con protagonista l’attore palermitano Francesco Scianna nei panni di un boss della malavita napoletana. Il regista ha raccontato l’ascesa e la caduta di un clan criminale napoletano attraverso il racconto del boss e della sua famiglia, scissa tra l’aspirazione a una vita borghese e le pulsioni profonde della sopraffazione. Trent’anni di storia di una delle città più belle e discusse del mondo, il sogno di un ragazzo che si fa travolgere dalla brama di un potere fine a se stesso, per diventare l’incubo di un uomo e di chi gli vive accanto.

“I Milionari racconta un’intensa vicenda individuale, innestata in un inquietante spaccato di storia del nostro Paese – ha dichiarato Piva –  Mi piaceva l’idea di affidare il respiro della narrazione a un grande protagonista da tenere per mano. Crescere insieme a lui, invecchiare, vincere e perdere con lui. Cambiare. Accanto ai due attori principali, che pur non essendo napoletani si sono calati con talento e dedizione nei ruoli, il cast attinge a un vasto, stimolante vivaio di talenti partenopei. Gran parte della troupe fa riferimento a professionisti campani o che, come il direttore della fotografia, hanno vissuto molti anni a Napoli. Mi è parso naturale ricorrere a chi conosce le ambientazioni che siamo stati chiamati a restituire. E anche la regia ritrova queste atmosfere, essendo io nato in Campania da una famiglia di estrazione popolare con aspirazioni borghesi. Ecco, I Milionari è in fondo un modo per fare i conti con certe radici che a fatica riesco ad accettare, certe pulsioni profonde che agitano tanti come me, e che forse giustificano la voglia che abbiamo di raccontare luci e ombre, santità e nequizie del nostro Paese”.

Il film è sembrato scontato in numerose scene, qualcosa di visto e rivisto numerose volte sul grande e piccolo schermo. Sarà il pubblico, però, a decretarne l’eventuale successo o insuccesso, grazie al sistema di voto che quest’anno, per la prima volta al Festival del Film di Roma, permetterà ad ogni singolo spettatore all’uscita dalla sale di votare grazie ad un sistema elettronico.

Altra delusione di giornata il film con protagonista l’acclamato Richard Gere, Time out of mind, regia di Oren Moverman. George (Richard Gere) è un uomo disperato. La vita sembra essersi dimenticata di lui. Senza un posto dove andare, si ritrova alla deriva tra le strade fredde e inospitali di New York City. Fallite tutte le possibilità di trovare un alloggio, cerca rifugio al Bellevue Hospital, il più grande centro di accoglienza per senzatetto di Manhattan. George entra in contatto con la crudele e sconcertante realtà degli emarginati. L’amicizia con uno degli ospiti del centro gli restituisce la speranza per ricostruire il difficile rapporto con la figlia che non vede da molti anni. Lento ed infinito, la pellicola è stata una trama senza via d’uscita, senza prese d’aria. Gere è sempre Gere ma la ripetitività delle scene, delle situazioni, del film, sembrano aver imbrigliato persino un campione come lui.

TIME OUT OF MIND STILL

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