ROMA – Dal nostro inviato

Un film commovente e che commuove, che smuove le coscienze e fa profondamente riflettere sulla vita e da cosa è composta la quotidianità che conduciamo, su ciò che abbiamo attorno ed abbiamo perso di vista nella società consumistica contemporanea: questo e tanto altro nella vera ed attuale storia di Fra’ Biagio Conte da Palermo, il frate missionario che ha ispirato ed a cui ha dedicato il film il regista Pasquale Scimeca e raccontato dall’ottimo Marcello Mazzarella calatosi nei suoi panni. “Spero che venga visto anche dai ragazzi, è un film rivolto a loro ed a tutti. La cosa che manca oggi, al di là della grande crisi che stiamo attraversando, è l’assenza di valori che qualificano le nostre esistenze – ha detto Pasquale Scimeca a Siciliajournal al termine della proiezione – Oggi più che mai c’è questo bisogno di andare oltre, c’è bisogno di film che facciano riflettere su noi stessi, sulla nostra vita e soprattutto sul rapporto tra le nostre vite e quelle degli altri”. Fra Biagio ha scelto un percorso di vita nuovo, radicale e rivoluzionario, rifugiandosi sulle montagne sopra Palermo dove ha vissuto da eremita abbandonando gli agi della sua giovinezza. Nutrendosi di erbe e bacche selvatiche, in solitudine ha ritrovato l’armonia con se stesso e la natura. In solitudine ha iniziato a sentire quel bisogno di spiritualità che la civiltà del consumismo ha espulso dal cuore degli uomini ed a cercare Dio. E lo ha trovato Dio, attraverso la mediazione di San Francesco. Dopo un viaggio a piedi fino ad Assisi, ritorna a Palermo e si ferma alla stazione dove vive ed assiste i barboni. Li lava, li nutre, li cura, dà loro dignità e speranza, li chiama “fratelli”, ed i “fratelli” diventano sempre più numerosi tant’è che la stazione non basta più ad accoglierli tutti. Inizia un nuovo cammino: occupa l’ex disinfettatoio di via Archirafi da anni in abbandono e fonda la Missione di Speranza e Carità. Attorno a lui cresce la solidarietà della gente e la Missione diventa sempre più grande, le persone che ci vivono sempre più numerose.

“Biagio non voleva fare questo film – ha continuato Scimeca – in cuor suo aveva paura di commettere un peccato d’orgoglio, ma alla fine si è convinto e mi ha detto: ‘Se Dio vuole ti farà fare il film’… e così è stato. Biagio in Sicilia è una delle persone più conosciute ed amate, è un fraticello umile che non ama apparire, difficilmente concede interviste. Apre le porte a tutti, in questo periodo c’è una media di 10-15 persone al giorno che viene a chiedere aiuto. Il suo vero bisogno è fare eremita, ma da francescano ha una doppia anima e dedica la propria esistenza agli altri. Ha vissuto tante sofferenze, per 5 anni è stato su una sedia a rotelle ma ha una serenità di fondo che dà sempre coraggio e speranza, non è mai negativo nelle cose”.

Nel film appare il volto pulito della Sicilia, quello non stereotipato che spesso è conosciuto al di fuori dei confini isolani. Per la prima volta la città di Corleone viene vista sotto un altro punto di vista, con altri occhi. E la scelta di girare questo film, per il palermitano Scimeca, è chiara. “E’ un film che vuole raccontare Biagio ed è il tentativo di capire meglio cosa ci sta succedendo. La crisi profonda che stiamo vivendo è economica, ideale e culturale. Il problema di Biagio riguarda tutti, il film è paradigma del nostro tempo, di una grande crisi nata decenni fa. Biagio fugge dal consumismo che pone il denaro al centro di tutto, rinuncia a tutto, si rifugia nella natura e comincia il percorso da pellegrino. Quando torna nella civiltà ci torna da uomo libero ed umile. Si può essere felici e sereni dedicando la vita agli altri. Bisogna avere coraggio di scelte radicali”.

Biagio_ director_P.Scimeca

Il regista Pasquale Scimeca

Il cast è quasi interamente composto da siciliani, ed il protagonista Marcello Mazzarella, originario di Erice, racconta come ha fatto a calarsi così bene nei panni del frate. “Ho visto in lui un alter ego, mi ci sono subito identificato perché anche io ho avuto enormi difficoltà vivendo per strada e poi nelle comunità di Caritas e di Sant’Egidio. Sono stato anche io uno dei poveri, ho vissuto anche io in mezzo alla natura, e quando vidi il volto di Biagio mi sembrò familiare. Avvicinarsi a lui è la cosa più semplice che possa accadere. Volevo raccontare dei siciliani che ci fanno onore, è meraviglioso vedere negli occhi di Biagio amore compassione spiritualità. Questi siciliani ci sono e sono tanti. E poi volevo lanciare il messaggio ambientalista: il ritornare alla semplicità ed alla natura e dedicarsi alla Comunità. Noi siamo ospiti, nella natura ci sono animali, alberi, mare. Questa è la nostra casa, fatta della grande presenza spirituale di Dio. Vorrei far comprendere che quando si abusa e si prende e pretende troppo dalla Natura, è un male che si fa al ‘Grande Spirito’. Noi siciliani dobbiamo amare la nostra terra e difenderla, dobbiamo trovare un giusto equilibrio con questo favoloso giardino del Mediterraneo. Dobbiamo valorizzare il nostro territorio”.

Del cast ha fatto parte anche la giovane attrice palermitana Silvia Francese. “Quando Pasquale Scimeca mi ha proposto il film ero entusiasta, Biagio è davvero una figura importantissima, carismatica, aiuta 11 mila persone al giorno. Faccio i complimenti a Scimeca perché ormai ci siamo abituati ai film d’azione, alle commedie, mentre un film del genere che faccia riflettere ed aprire lo sguardo è una cosa rischiosa e lui ha voluto rischiare. Il rischio è alla base del cinema ma il problema è che oggi non si rischia più. E’ stata una grande esperienza per me e per i miei colleghi, tutti ci sentivamo parte di un progetto, eravamo partecipi di una cosa più grande di noi…”

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L’attrice Silvia Francese

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