ROMA – Dal nostro inviato

Il mercoledì del Festival del Film si è aperto con un film riservato alla stampa e domani visibile anche al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica: Stonehearst Asylum, regia di Brad Anderson e composto da un cast di grandi nomi: Kate Beckinsale (Van Helsing e The Aviator), Jim Sturgess (La migliore offerta di Tornatore), Ben Kingsley (premio Oscar per Gandhi, Shutter Island con Scorsese) e Michael Caine (Hanna e le sue sorelle con Woody Allen, miglior attore non protagonista in Le regole della casa del sidro) sono i protagonisti della storia tratta dal breve racconto di Edgar Allan Poe Il sistema del dr. Catrame e del prof. Piuma. Il film è ambientato a fine Ottocento in un manicomio dove risiedono pazienti dell’elite europea. Qui i metodi non sono in apparenza brutali, i malati sono liberi di nutrire le passioni di cui soffrono. Ma è uno specchio per le allodole perché nel seminterrato è rinchiusa, come fossero bestie, l’ex dirigenza del manicomio nelle mani del finto medico Dott. Silas Lamb in realtà un diabolico malato di mente che si è impossessato della struttura. Riuscirà il Dott. Edward Newgate giunto da Oxford per iniziare l’apprendistato a smascherarlo? Sarà determinante l’aiuto dell’affascinante paziente Eliza Graves, l’unica ad essere realmente sana ma convinta della sua pazzia, in un finale di film che riserverà un gran colpo di scena. Ottimamente diretto ed interpretato, viene mostrato al pubblico il mondo della psichiatria attraverso le strutture e le conoscenze dell’epoca. Suspence e sorpresa si mescolano fino in fondo, ben riuscita e molto interessante la storia d’amore intrecciata alla malattia.

“È stato semplice leggere la sceneggiatura, esserne affascinato e vedere le potenzialità della storia. Avendo già girato un altro film in un istituto psichiatrico, è stato come muoversi facilmente in un territorio familiare – ha affermato il regista Brad Anderson – la storia è stata liberamente tratta da un racconto di Edgar Allan Poe. Ho sempre amato Poe e in passato stavo per scrivere un soggetto su di lui. Tematicamente il film è legato a molti dei miei interessi ed è difficile da etichettare. È una storia d’amore gotica, un horror, un thriller ricco di suspence, un dramma. Mi piace l’idea che nessuno è quel che sembra. Tutti recitano una parte: ogni personaggio, in un determinato momento, per una ragione qualsiasi, rivela la sua reale natura. È anche una toccante e appassionata storia d’amore: un ragazzo ha affrontato le pene dell’inferno per una donna, per trovarla e convincerla di essere degno del suo amore, anche se lei è convinta di essere pazza. La storia d’amore legata all’aspetto horror-gotico del film, una combinazione decisamente interessante”.

La giornata di ieri si era conclusa invece con l’italianissimo Tre tocchi di Marco Risi, che inscena lo spaccato e la precarietà del mondo degli attori italiani, siano essi di cinema o teatro. Sei storie di attori, o meglio, sei storie di uomini, con le loro passioni e frustrazioni, gioie e delusioni, successi e fallimenti. Gilles è un giovane attore di soap spavaldo all’apparenza ma così insicuro e debole che finisce nel tunnel della cocaina; Vincenzo trascorre le sue giornate ad accudire il padre in ospedale e si mantiene cantando in un ristorante; Leandro, il più grande del gruppo, torna nella sua Napoli, con una nuova consapevolezza, anche Max torna spesso nella sua terra, la Basilicata, quando vuole riprendersi da una delusione; Antonio fa teatro grazie alla donna che lo mantiene, ma anche perché ha rischiato e ha vinto. Chi non vincerà mai è Emiliano, vittima delle sue insicurezze, privo della voglia di farcela.

“Sono sei storie che s’intrecciano nella comune passione per il calcio, sei storie di sei attori che lavorano poco – ha detto Risi in conferenza stampa. Il pubblico è convinto che il cinema e gli attori appartengano a una categoria privilegiata, senza rendersi conto di quante frustrazioni e amarezze ma anche improvvise rivincite e soddisfazioni questo mestiere comporti. Da sei anni gioco a calcio nella squadra degli attori, allenata dal glorioso Giacomo Losi, la squadra nella quale una volta giocava anche Pasolini. Ogni martedì e sabato ci troviamo su un campaccio di periferia e ogni volta sono racconti allegri e sgangherati di esperienze di vita. M’incuriosivano questi attori che non lavorano e che il lavoro lo cercano con ogni mezzo, ma anche con orgoglio e dignità. Li ho convocati e gli ho chiesto di raccontarmi le loro storie. Ne sono uscite sei, le più belle, vere e forti, piene di sentimento e folli, tutte con un’energia che tocca il cuore”.

Scena tratta dal film Tre Tocchi di Marco Risi

Scena tratta dal film Tre Tocchi di Marco Risi

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