ROMA – Dal nostro inviato

Un po’ di Sicilia anche al Festival del Film. La commedia di Roan Johnson Fino a qui tutto bene ha visto tra i protagonisti l’attore palermitano Alessio Vassallo e la partecipazione di Isabella Ragonese. Simpatica commedia che mette in luce uno spaccato della realtà italiana e non solo: cinque ragazzi che hanno vissuto e studiato nello stesso appartamento a Pisa trascorrono l’ultimo week end insieme prima di prendere direzioni, strade e città diverse, chi per tornare nei luoghi d’origine e chi per andare all’estero. Le lunghe discussioni, le nottate sui libri, le feste all’alba, invidie, gioie, spumanti, amori e dolori: quel tempo di vita così acerbo, divertente e protetto sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità. Ognuno prenderà direzioni diverse, andando incontro alle scelte che cambiano tutto. E’ il racconto degli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso forse il momento più bello della loro vita, sicuramente quello che non dimenticheranno mai.

“Fino a qui tutto bene…è così che mi piace iniziare, con il titolo del film, che da un po’ di tempo a questa parte è diventato il mio motto – ha detto Alessio Vassallo durante l’intervista dopo la proiezione – l’esperienza più garibaldina e vitale che abbia mai intrapreso da quando faccio questo lavoro. Ci siamo divertiti e tanto. Vivere fuori casa è un’esperienza che dovrebbe essere obbligatoria per legge come la vecchia leva militare, ogni ragazzo dai 18 ai 35 almeno un anno lo deve trascorrere in una casa con altre persone condividendo tutto. Un’esperienza che ho vissuto sulla mia pelle per sei anni e grazie a questo film ho avuto modo di tuffarmi di nuovo in quel mondo magico. Ora il giro di boa è stato fatto, in 30 anni sono stati superati, speriamo che fra dieci anni possa continuare a ripetermi: fino a qui tutto bene…” Entusiasta del progetto il regista Roan Johnson: “Nel 2013, l’Università di Pisa mi chiede di realizzare un documentario. E mi sorprendo ad ascoltare ragazzi che, anziché lamentarsi per la crisi, hanno un atteggiamento di sfida. Di rilanciare, piuttosto che arrendersi. Per questo, quando ci è venuta l’idea di raccontare la fine di quel periodo protetto e acerbo, anziché andare da un produttore a farci dire che i soldi erano finiti, anziché arrenderci, abbiamo messo su un’armata Brancaleone di giovani entusiasti. L’organizzatore era il proprietario di una libreria, il data manager uno stagista del Tirreno, la segretaria di edizione era la sceneggiatrice e mia compagna, incinta di cinque mesi. Avevamo un solo macchinista/elettricista, una sola costumista/ scenografa. Eravamo liberi di fare un film che ci apparteneva. Gli attori dormivano nella casa dove giravamo e così diventavano davvero coinquilini, e non spendevamo per l’hotel. Questo clima ci ha fatto diventare i personaggi del film. Gli attori indossavano i loro veri vestiti, le stanze erano le loro, e quando abbiamo dovuto lasciare quella casa, avevamo davvero un groppo in gola”.

Tra i film stranieri più belli di giornata c’è senz’altro Phoenix, film di produzione tedesca con la regia di Christian Petzold e la super interpretazione Nina Hoss il cui personaggio, Nelly, è una donna con il volto sfigurato ma sopravvissuta ad Auschwitz torna a Berlino. Guarita a malapena dall’intervento chirurgico al volto, si mette immediatamente alla ricerca del marito Johnny, l’amore della sua vita. Quando casualmente Nelly ritrova Johnny, lui non la riconosce. L’intervento l’ha resa quasi irriconoscibile. Eppure notando in lei una vaga somiglianza con la moglie le chiede di assumerne l’identità, sperando così di mettere le mani sull’eredità della famiglia di lei. Nelly accetta, vuole capire se Johnny l’ama ancora o se l’ha tradita, come sostiene la sua amica. Nelly rivuole la sua vita. Il film intreccia la storia d’amore con l’orrore del nazismo e di quanto successo nei campi di sterminio. Denso e coinvolgente,  fiume di applausi alla fine della proiezione con pubblico e gran parte della critica conquistati.

PHOENIX

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