Pd e Udc pongono sotto “tutela” Crocetta, siglando un patto che è solo un espediente per non andare a votare e tirare a campare

Sono trascorsi appena 11 giorni dalla direzione del Pd siciliano, in cui i dem, di fatto, sfiduciavano il Presidente della Regione Rosario Crocetta. Era stato quasi un coro unanime da parte dei suoi compagni di partito che mettevano in croce il governatore siciliano, colpevole di una presidenza fallimentare che ha toccato la sua acme con le dimissioni degli assessori Nino Caleca, Ettore Leotta e Lucia Borsellino. Quest’ultima defezione la più grave, perché l’ex assessore alla sanità è andata via gettando minacciose ombre sulla trasparenza del governo Crocetta, proprio al riguardo dell’arresto di Matteo Tutino, primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, amico e medico personale del governatore siciliano. Vicenda da cui Crocetta, anche se non indagato, non può non sentirsi coinvolto, almeno politicamente.

Insomma sembrava che l’ex sindaco di Gela avesse le ore contate, ma probabilmente lo spauracchio di presentarsi alle elezioni dopo un’esperienza disastrosa come quella del governo Crocetta, e l’attaccamento alla poltrona, ha portato a più miti riflessioni Pd e Udc.

Ed ecco i segretari dei due principali partiti, che sostengono l’esecutivo Crocetta, chiacchierare amabilmente attorno un caffè nel cuore della città eterna, decidendo il destino di Crocetta e soprattutto dei siciliani.

Gianluca Miccichè

Gianluca Miccichè

Ma cosa hanno partorito Fausto Raciti (Pd) e Gianluca Miccichè (Udc)?

Un “direttorio” per vigilare sui risultati del governo siciliano e metterlo a riparo da “sterili protagonismi” e “improvvisazioni” del Presidente Crocetta, assumendo “dopo un logoramento durato troppo a lungo” la sfida della svolta politica, perché “non è prioritario concludere a ogni costo la legislatura”, ma piuttosto realizzare “un serio e rigoroso percorso di riforme”.

È come dire che giacché Crocetta non è in grado di guidare efficientemente il governo siciliano, invece di risolvere il problema alla radice sfiduciandolo per rimettersi alla volontà degli elettori, lo si pone sotto “tutela”. Un po’ come si fa con i minorenni orfani di genitori o con gli incapaci di intendere e volere.

Evidentemente solo un insulso espediente per non andare a votare e tirare a campare.

Vincenzo Adalberto

 

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