Pina Mazzaglia

CATANIA – Quando il pittore catanese dell’Ottocento, Filippo Liardo, compì il suo ventitreesimo anno decise di recarsi a Napoli per approfondire i suoi studi con l’arte del Morelli, il cui fascino delle composizioni dominava tutta la pittura meridionale del tempo e varcava i confini della penisola. Al pittore leonfortese, la studiosa Luisa Paladino nel 2014, col sostegno dell’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana e con la collaborazione dei Comandi Regionali e Provinciali della Guardia di Finanza, e della Soprintendenza di Catania, diretta da Fulvia Caffo, ha dedicato un’ampia monografia dal titolo “Filippo Liardo, un pittore tra verità di storia e verità di natura”, allestita nella sala Koiné messa a  disposizione dal Nucleo di Polizia Tributaria di Catania, riunendo per la prima volta un cospicuo numero di dipinti poco o per nulla conosciuti o mai esposti. Col catalogo che riprende gli studi avviati due anni prima, la curatrice riconfigura nuove tappe dell’esperienza artistica di Liardo avvalendosi di due raccolte che ne convalidano il valore storico: la prima appartenente al fondo dei disegni acquistati dalla regione Sicilia e la seconda dal comune di Leonforte, patrimonio acquisito tra il 1970 e il 1993.

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   La collezione pubblicata racchiude, documenta e completa, con un corpus di 131 opere, il percorso di studi dell’artista nativo di Leonforte che, dopo l’esperienza napoletana, nel 1860 ritorna in Sicilia, precisamente a Palermo per arruolarsi tra i 2000 “picciotti” siciliani al comando di Giuseppe Garibaldi. La sua fama di pittore nasce proprio nel periodo che lo vede come moderno fotoreporter al seguito delle giubbe rosse, impegnate sul fronte delle battaglie risorgimentali. Liardo fu combattente tra le file garibaldine, che rappresentò sui suoi carnet di appunti: fogli di piccolo formato, a penna o ad acquerello, vicende e storia di un gruppo di valorosi cittadini siciliani che con coraggio affrontarono le numerose difficoltà, a sostegno degli ideali garibaldini. Un anno dopo ritorna a Napoli, riprende l’amore per la pittura dove le preziose indicazioni del Palizzi suggerirono le scene all’aria aperta e di vita contadina, che insieme alla serietà d’impegno per lo studio “dal vero”, divennero i suoi punti di forza, che ci permettono oggi di raffrontare la sua potenza disegnativa con la schiettezza del più puro stile verghiano. Il trasferimento a Firenze, dove insieme a un gruppo di conterranei frequenta il “Caffè Michelangelo”, luogo di incontro dei pittori del tempo e cenacolo di sperimentazione legato al gruppo dei “macchiaioli”, lo porta a sperimentare la pittura di “macchia”, che ben troviamo rappresentata nei suoi lavori. Disegnatore nato, impeccabile, vivo nel senso più religioso della parola, partecipa documentandola alla III Guerra di Indipendenza, immortalando dal vero i momenti più cruenti di tante battaglie avvenute nel nord Italia: disegni dal valore storico oltre che artistico e documentario, svelano, con acuta osservanza, una resa di dettagli paesistici, con scene di accampamenti militari, di partecipazione popolare e di vita sociale. Fu a seguito di queste vicende che il giornale parigino “Le monde illustré” inizia a pubblicare già dal 1866, i suoi appunti di guerra. Era il tempo in cui a Parigi infuocavano il mito di Manet, Renoir, Degas, Cezanne e di tutti quei ferventi assidui che animarono le sale del fotografo Nadir. In seguito il Liardo divenne assiduo collaboratore del giornale francese preferendo di stabilirsi definitivamente a Parigi con l’avvenuta maturità. Ciò dimostra che un valido artista dotato di virtù e ricco di un grande bagaglio culturale, di tecnica e di operosità, può, attraverso le sue letture e la sua analisi scegliere e raccontare. Animano il volume, le immagini delle opere esposte nella recente mostra monografica del 2014 e quelle relative a nuove identificazioni di dipinti dell’artista. Un accurato lavoro di ricerca, quello della Paladino, fra le opere custodite da collezioni private e pubbliche o passate sul mercato antiquario. Insieme al più celebre dipinto di Liardo, la “Sepoltura garibaldina” della Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo, considerato come uno dei più toccanti dipinti del verismo italiano, il catalogo propone le schede scientifiche delle opere già in mostra a Catania.  IMG-20160316-WA0000

   Il lavoro certosino svolto da Luisa Paladino è propedeutico alla esposizione permanente delle opere dell’artista in una sezione che sarà allestita nella sede della Pinacoteca del museo regionale di Catania attualmente in fase di allestimento. Se il superamento della sensibilità moderna ha voluto sfocare i contorni netti della pittura storica circoscritta nel periodo Umbertino, per dar luogo a una visione che, seppur più vaga, si presenta più vicina e umanistica al concetto dell’Arte, la pittura dell’Ottocento italiano, con i suoi soggetti di genere, particolarmente sociali e intrisi di valori storici, svolse apprezzabili compiti riconoscendo artisti del più valido rispetto.

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