CATANIA – Se i dissidi interni nel 476 d.C. sancirono il crollo dell’Impero romano d’Occidente, l’operazione “I treni del Gol” – del 2015, sempre d.C. – segna a tutti gli effetti la fine dell’Impero dell’Antonino Pulvirenti “imprenditore”.

Il nuovo filone di calcioscommesse nel quale il Catania gioca un ruolo da protagonista, avendo “comprato” cinque – forse sei – delle partite della scorsa stagione di Serie B, apre le porte ad un’ampia riflessione sul percorso imprenditoriale di un uomo che, nel giro di pochi anni, ha creato tanto e distrutto tutto.

Poco più di un giovane con tante idee all’inizio della sua carriera: un diploma da ragioniere e una Belpasso da conquistare. E l’affare dietro l’angolo: Pulvirenti parte dal settore alimentare, acquistando, tramite la società Meridi S.r.l., un ex punto vendita della Standa, diventato poi il primo di una catena di hard discount, con più di 85 punti vendita in tutto il Sud Italia, dal nome “Fortè”. Già proprietario della squadra di calcio del Belpasso, nel 1999 vende quest’ultima e acquista l’Acireale, seguito da Pietro Lo Monaco.

Nel frattempo la Meridi cresce e acquisisce anche due alberghi di lusso della catena Platinum Resorts & Hotels a Mazzarò (Taormina), più un terzo in comune di Belpasso col nome di Fenice Hotel; e la società di ristorazione Sorsy e Morsy con tre ristoranti ubicati a Palermo, Catania e Caltanissetta. Ma è tra il 2003 e il 2004 che Nino Pulvirenti mette a segno il “gol” che gli cambia la vita: grazie alla detenzione delle quote di maggioranza della holding Uda Finaria S.p.A, crea una propria compagnia aerea “low cost” – la Wind Jet -, con ben 12 airbus in leasing. Ma non finisce qui: nello stesso periodo, l’imprenditore vende l’Acireale per acquistare il Catania Calcio dalla famiglia Gaucci, ormai “distrutta” dai debiti.

Nel 2006, invece, apre un’azienda chimica nell’area dell’ex petrolchimico di Gela, dove produce detersivi per fare economie di scala con gli esercizi commerciali e nel 2011 assume la gestione dell’Etna Golf Resort a Castiglione di Sicilia. Ma si da, quando sei all’apice devi stare attento a non cadere giù. E il rischio si presenta nel 2010 quando, come evidenzia il bilancio della Wind Jet, la parabola inizia ad essere “discendente”: nel 2009 Pulvirenti aveva venduto per 10 milioni il marchio Wind Jet detenuto attraverso la Meridi, a sua volta azionista con il 37,5% del vettore aereo – il resto fa capo a Finaria – . Così, la compagnia “low cost” si trovò in difficoltà, tanto che Meridi decise di dilazionare i crediti. Ma ciò non bastò, perché nel 2011 Wind Jet chiude i battenti con una perdita di circa 10 milioni di euro.

Nel 2012, pur di salvare il salvabile, e dopo aver lasciato “a terra” migliaia di passeggeri, si tentò di recuperare la disastrosa situazione attraverso una fusione con Alitalia: trattativa difficile, naufragata più volte. Così, nel 2013, il 92% dei creditori ha votato per la ripresa dell’attività della Wind Jet, attraversola restituzione del 48% dei debiti ai creditori privilegiati e il 5% per tutti gli altri. Tale concordato è stato possibile grazie all’intervento del presidente Antonino Pulvirenti, che ha messo a disposizione il capitale della holding Finaria spa, di cui è il titolare.

Tutto ciò fino ad oggi, quando la DIGOS ha disposto gli arresti domiciliari per l’imprenditore di Belpasso. Un uomo che aveva tutto, e che adesso vede bruciare tutto ciò che ha creato e che, forse, con un po’ di presunzione ha “mal” gestito.

Antonio Torrisi

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