di Pina Mazzaglia
CASTEL DI TUSA – Resilienza genera Bellezza. Questo il nuovo motto di Antonio Presti, che nel giorno della “grande luce” riconsegna la “vita” alla Sua “Fiumara”. La Fiumara d’Arte nasce nel 1986 lungo gli argini del fiume Tusa dal desiderio di fare un omaggio alla Sicilia, alla Sicilia contemporanea, e sceglie la via della bellezza per rappresentare l’impegno civile ed estetico all’interno di un circuito che, come sostiene lo stesso artefice, non fosse costretto entro luoghi definiti, ma aperti.11709598_10201112868219263_2053919387731562661_n I comuni della Valle dei Nebrodi diventano così una sorta di museo en plein aire, una traccia visibile e accessibile a tutti ed entra nel quotidiano di ognuno con una leggerezza percettiva pari a una visione originaria, da cui il ricostruirsi di un’idea d’arte intesa come forma di conoscenza e di ritorno al puro Universale. Lo stesso spazio usato dal mecenate è nozione temporale, dove prendere coscienza che la cosa, cui il fare artistico volge, non poteva essere in uso in altri luoghi, contestualizzandone la materia degli oggetti che gli umani sono in grado di produrre quanto tale nel divenire del tempo: oggettualità che appare appunto, come la più radicale destituzione. La Fiumara d’Arte è nata su terreni demaniali, condivisa fin dai suoi inizi da un pubblico attento e affermata da tutti. Dopo anni di difficoltà, di imprevisti, di indifferenza manifestate dalla politica e dalle istituzioni, dove ogni lotta sembrava non avesse fine, ecco che si trova uno spiraglio di rinascita. Sette delle otto istallazioni firmate da alcuni tra i più grandi artisti del Novecento, giacevano rovinate, consunte dal sole; la maggior parte in cemento armato, ormai corrotto dal suo interno, ritroveranno l’antico splendore. Una lunga storia paradossale di sequestri e procedimenti giudiziari durata 25 anni: soltanto nel 2006, una legge della Regione Siciliana ha riconosciuto quel Parco di Fiumara d’Arte che sta oggi rinascendo. “Trasformiamo la resistenza degli anni passati, in resilienza in nome della bellezza – e quanto afferma Antonio Presti – le sculture riprenderanno vita ad una ad una, ricreando, con la loro rigenerazione, un atto di grande valenza culturale e politica. L’arte non si distrugge, è l’arte stessa a non permetterlo. E da sola, in quel valore di essere tempo, si rigenera”. Fiumara d’Arte è anche tappa della mostra diffusa “A Sicilian Walk” con la grande scultura “Respiro” di Giacomo Rizzo , inaugurata venerdì 17 luglio e ambientata sulla spiaggia di ciottoli di fronte all’Atelier sul Mare, l’albergo d’arte che il mecenate Antonio Presti ha creato a Castel di Tusa. “Respiro” è una grande scultura alta tre metri, realizzata da un calco di una parete di Monte Pellegrino, la montagna sacra di Palermo. Il paesaggio naturale, isolano, un singolo frammento attraverso una materia plasmabile come gesso o silicone. L’opera è stata realizzata da un calco di una parete del monte (con una speciale gomma siliconica). Nel giorno in cui si inaugura questo terzo capitolo del progetto itinerante curato da Giusi Diana, sarà anche consegnata alla comunità “La materia poteva non esserci”, seconda opera recuperata della “Fiumara”, dopo la “Finestra sul mare” di Tano Festa, riconsegnata  un mese fa. “La materia poteva non esserci” è una grande scultura frontale a due elementi, addossati, paralleli e distinti, bianco e nero, in un delicato equilibrio di pieni e vuoti. 18 metri di cemento armato in contrapposto cromatico, che testimonia il rapporto uomo-ambiente attraverso la razionalità della sua concezione e la leggerezza con cui il cemento armato si fa forma bidimensionale e percorribile. 11181193_10201112870219313_8483612653966911320_nLa scultura venne realizzata da Pietro Consagra, e inaugurata il 12 ottobre 1986, ed era in condizioni di fortissimo degrado. Successivamente sarà la volta di “Energia mediterranea” di Antonio Di Palma, nei pressi di Motta d’Affermo. L’intervento più pesante e complicato riguarderà il “Labirinto di Arianna” di Italo Lanfredini a Castel di Lucio, di certo l’opera nelle condizioni peggiori. “A Sicilian Walk” trae ispirazione dall’omonima opera dell’artista inglese Richard Long, un textwork su carta del 1997, che fa parte della collezione permanente del Museo Riso. La prima tappa è stata al Riso di Palermo, poi alle Orestiadi di Gibellina, la terza è quella di Fiumara d’Arte; seguiranno il 24 luglio, due mostre: la prima nell’ex scuola rurale del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (che ospiterà proprio il textwork di Richard Long insieme ai dipinti di Giuseppe Adamo) e la seconda alle Fabbriche Chiaramontane, che si aprirà al video, all’opera-neon e alle installazioni oggettuali di Filippo Leonardi, nonché alle opere dei giovanissimi video-makers catanesi del collettivo Nuovo Cinema Casalingo. Dunque un momento di rinnovamento per Fiumara d’Arte intrapreso con il cammino della “Resilienza”, che abbandonerà la resistenza degli anni bui, quella resistenza  che ha negato l’immagine evocativa di “bellezza” caratterizzante l’idea gestazionale che fu proprio della “Fiumara” e dei caratteri essenziali del messaggio lanciato anni fa: contenuti che devono emergere, giungendo a tutti, facendosi modello per la vita, rendendo possibile un radicale rinnovamento e nello stesso tempo esaurire alla funzione artistica. E quando parliamo di rinnovamento non possiamo che ricordare il caso della “Piramide”, che  rappresenta il potere della spiritualità, che parla all’uomo contemporaneo risvegliandone la coscienza e guidandolo attraverso un percorso di illuminazione. Si eleva dalla montagna ed è perciò cima di una cima. La Piramide, quindi, da luogo simbolico di resistenza alla politica istituzionale, che continua a non voler promuovere la Conoscenza come valore di futuro, diviene luogo simbolico di Resilienza, votata alla rigenerazione, un percorso di resistenza, di valore, di differenza, di sfida e di impegno civile per il territorio siciliano. Ne è un esempio il “Rituale della luce” che si svolge nel giorno del solstizio d’estate e che riunisce a sé migliaia di spettatori sotto un’unica effige che è quella della gioia e della rinascita spirituale. Ed è una sfida che riponiamo nelle capacità rigeneranti e catartiche dell’arte, alla sua palingenesi, a cui è dato di accettarne la sfida e di vincerla. E questo Antonio Presti lo sa! Sa che la ragione sta nella Natura, nel vincolo continuo che la lega all’uomo. È l’uomo la costruzione più preziosa di quel quadro gigantesco, rigenerante e vivente. Che continui il suo percorso, che proceda col suo “nutrirci” d’essenziale, di testimonianze che di là, dalle intenzioni dei vari autori da lui chiamati all’opera, queste, non mettano in gioco la stessa arte, che feconda se stessa facendosi “forma assoluta”, determinandosi e offrendosi come eikon del mondo contemporaneo.

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