Marco Iacona –

Il matrimonio tra vecchio e nuovo è presto fatto. Il “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo e la colonna sonora di Nicola Piovani de “La vita è bella” unite nella lotta. La Flc Cgil cioè quella parte della Cgil che rappresenta i lavoratori della conoscenza: scuola, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale, formazione professionale ed educazione degli adulti, si è riunita oggi 3 dicembre a Catania presso l’aula magna del liceo statale “Lombardo Radice”. Il comunicato ufficiale parla di “giornata di attenzione e di confronto alle problematiche che, trasversali a tutti i comparti della conoscenza, impongono una ripartenza come sindacato su percorsi anche innovativi senza rinnegare cosa ha significato negli anni e alle origini essere Cgil e riconoscendo i valori propri di un sindacato dei lavoratori”. I sindacalisti hanno insomma esigenza di discutere interventi e strategie.
La musica di Piovani fa da colonna sonora al video che ricorda le lotte del sindacato a favore dei lavoratori; l’opera di Pellizza da Volpedo – non ci sarebbe bisogno di dirlo – è la madre di tutte le icone per le lotte di orientamento popolare. Il titolo dato all’incontro che apre la campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu in tutti i comparti, previsto tra due mesi esatti – cioè la rappresentazione sindacale unitaria – è: “ri-conoscenza”.
A spiegare il perché della scelta (e del trattino), Antonella Distefano, segretario generale Flc Cgil di Catania. Conoscenza in più significati: conoscere di nuovo o riconoscere o essere grato o riformulare un’idea o un concetto. “Ri-conoscere, ri-pensare, ri-partire, ri-cercare: sono queste le parole chiave della giornata”, parole che non potranno rinnegare il passato. Solo che i codici nel III millennio si sono evoluti e il sindacato ha bisogno di rinnovare o appunto ri-conoscere un nuovo linguaggio. A Catania di iniziative non ne sono mancate. I temi all’ordine del giorno sono vari e impegnativi: rapporti interni alla pubblica amministrazione, scuole, “Jobs act” e poi dimezzamento dei distacchi e permessi sindacali, angoscia per il precariato e infine quel governo che di sinistra lo è solo nominalmente (una voce ironica si leva dal pubblico dei delegati: “governo di sinistra!”).
Renzi ha visitato Catania da pochi giorni, invece di mangiare i torroncini da Condorelli avrebbe dovuto toccare con mano le difficoltà dei lavoratori di ogni settore, tuona la Distefano. Scuola in testa: la mia ultima busta paga, continua, è stata di mille e cento euro eppure devo sentirmi dire che sono “fortunata” perché sono statale ed ho lo stipendio sicuro. Ma sulla scuola gravano tagli per organici (e si andrà a finire con gli stipendi dati per merito), per non parlare delle difficoltà di università e formazione professionale. “Che fine hanno fatto il diritto allo studio e a un lavoro dignitoso?” Già, che fine hanno fatto, Renzi? Il governo, conclude arrabbiata la Distefano, è arrogante, finanzia il privato e nega gli ottanta euro ai pensionati, e soprattutto non dà risposte. C’è una tendenza di lungo corso tra chi tiene le fila del potere, quella di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri a questa tendenza bisogna rispondere con l’unità e per questo il 12 p.v. allo sciopero generale (anche se manca la Cisl) dovranno aderire tutti i lavoratori. Di mattina, ci sarà un corteo a Catania che partirà da piazza Roma e giungerà fino a piazza Manganelli.
Previsti gli interveri tra gli altri di Giusto Scozzaro, segretario generale Flc Cgil Sicilia e di Giacomo Rota, segretario generale Cgil Catania. Conclude i lavori al “Lombardo Radice” Maurizio Lembo segretario di organizzazione nazionale Flc Cgil. A introdurre la giornata invece è stato il professor Aldo Toscano con le sue note pessimistiche sulla cultura oggi (la cultura è “all’ultimo posto”, e “spaventa”). La gente pensante fa paura da sempre. All’uopo ha letto un lungo periodo di Anton Cechov da “Il giardino dei ciliegi” e un passo di Calamandrei del 1950: la scuola è un organo costituzionale, vitale per la democrazia. Essa deve dare la possibilità di emergere preservando la “dignità” degli individui. Pareva di ascoltare il filosofo europeista Jürgen Habermas.
In chiusura di mattinata, Gigi Caramia – Centro nazionale Flc Cgil – e Renato Comanducci – Centro nazionale Flc Cgil – hanno illustrato le difficoltà nel settore scuole e università. La scuola si costruisce su due pilastri: la democrazia e la qualità. Negli ultimi anni qualcuno ha tentato di segare il pilastro della qualità in modo da poter dire che la scuola non funziona e giustificare dunque gli interventi a favore dei privati. La scuola pubblica è un “ferro vecchio”, i contratti sono vecchi e i lavoratori hanno stipendi da fame.
Ancora più rilevante la relazione sullo stato dell’università di Comanducci. L’università ha subito una graduale complicazione dopo la riforma Gelmini. Si è burocratizzata e in cinque anni ha perso quasi un miliardo di finanziamenti. C’è inoltre un calo costante del numero di accessi all’università. Attualmente siamo al 34° posto su 36 paesi tra i più “sviluppati” per possibilità di accesso all’università. La media europea è decisamente più alta. L’Italia sta dunque arretrando: il calo di iscritti è considerevole ed è il segnale della cosiddetta università di classe. Chi ha un reddito più alto, si può iscrivere. In ultimo abbiamo perso anche 50 mila iscrizioni e il dato, come potrebbe sembrare, non riguarda solo il sud del paese Infine sono diminuite le occasioni di lavoro anche grazie a una campagna di stampa devastante, con messaggi assurdi. In somma un disastro. Ma studiare conviene soprattutto a chi viene da classi sociali più basse.
Analisi conclusa? Per niente. I professori ordinari, continua Comanducci, sono scesi del 27% dunque sono diminuiti i corsi e automaticamente anche gli iscritti. Il personale tecnico cala anno dopo anno. Il precariato dal 2007 è aumentato e stanno andando in scadenza ben 15 mila assegni di ricerca. “Che faranno dopo i giovani?”.
Anche in questo caso, una frecciata al governo in carica. Sapete qual è, conclude il docente, l’idea di Renzi sull’università? Lui pensa che l’università sia il “problema” e non la “soluzione” e che essa possa essere soltanto business. La soluzione tuttavia, è giusto rendersene conto, non sono i tagli bensì gli investimenti. In pochi anni abbiamo perso 8 punti di Pil con una disoccupazione giovanile pari al 40%. Che fare?

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