di Katya Maugeri

FR Gruppo Editoriale è una nuova piattaforma che abbraccia tutti i vari campi della comunicazione moderna. Nato pochi mesi fa dall’idea di due giornalisti catanesi, Francesco Ricca e Francesco Russo, che si avvalgono di un’esperienza decennale nel campo dell’informazione, FR Gruppo Editoriale gestisce attualmente 4 magazine on line: Sociart Network (anche cartaceo), Chair, Lipari.biz e Catania Channel. Si occupa di strutturare e formare redazioni giornalistiche di magazine nazionali e internazionali, gestisce la comunicazione social media marketing e crea magazine di settore per brand, aziende e privati. Inoltre, tra gli altri servizi, la pianificazione e cura di uffici stampa di eventi e manifestazioni culturali, lo sviluppo di strategie di marketing editoriale col supporto di agenzie di riferimento nell’ambito del “web consulting”.

FR Gruppo Editoriale, un progetto ambizioso in un’epoca in cui osare è un’utopia. Mettersi in gioco, nonostante i limiti, tu e il tuo collega Francesco Russo li avete oltrepassati. Da cosa è alimentato il vostro coraggio?

«Per cominciare, grazie dell’opportunità e dell’interesse rivoltoci. Hai usato il termine più adatto, ovvero ambizioso. Sì, perché guardiamo al futuro con grandi ambizioni e aspettative, consci del nostro bagaglio d’esperienza e spinti dalla sete di crescita professionale. FR Gruppo Editoriale è un progetto che nasce dalla ferma volontà, mia e del collega (oggi socio) Francesco Russo, di capovolgere gli schemi farraginosi e ormai obsoleti in tema di editoria e comunicazione, in special modo nel nostro territorio per decenni contraddistinto e limitato da “regole” non scritte ma conosciute e riconosciute passivamente e facilmente accostabili ad un’epoca simile al fascismo. L’assoluta tirannia editoriale che ha interessato la nostra realtà, oggi, per fortuna, appare sempre più distante, dove realtà come la nostra appena nata e tante altre che negli ultimi anni si sono pian piano affermate fanno sì che la libera informazione non sia più mera utopia. Limiti? Non ce ne poniamo affatto! Siamo coraggiosi, sappiamo bene che sia un’avventura tutta in salita ma puntiamo ad arrivare in alto. Anticonformisti? No, ambiziosi, appunto!».

Quali sono i vostri obiettivi?

«Vogliamo lavorare per la gente, desideriamo investire su noi stessi senza più piegarci a direttive e scelte editoriali non condivise. Siamo stufi dei giochi al ribasso, ormai consuetudine di editori o presunti tali senza scrupoli. Puntiamo ad attestarci come realtà di riferimento mediante la nostra caparbietà e voglia di emergere, dimostrando agli scettici, che considerano al momento il campo dell’editoria il più difficile da coltivare, che le idee innovative possono ancora essere vincenti. Attualmente gestiamo quattro magazine e altri due nasceranno nei primi mesi del 2015. L’obiettivo a lunga gittata, su cui stiamo già lavorando, è di formare redazioni giornalistiche su tutto il territorio nazionale e nelle principali capitali europee (Londra e Parigi su tutte), esportando in tal modo il nostro progetto al fine di internazionalizzarlo sempre più».IMG_1187987635679309

Da quali limiti è caratterizzata, oggi, la falsa informazione?

«In primis dalla mancanza di deontologia professionale. Il copia-incolla lo sanno fare tutti, specie in un’epoca dove l’innovazione tecnologica la fa ormai da padrone. La mediocrità, insomma, regna sovrana! Negli anni mi sono reso conto sempre più che il lavoro del giornalista è stato demonizzato e reso squalificante dall’improvvisazione dilagante. Purtroppo ancor’oggi i giochi di potere contano più di ogni altra cosa: conosci il politico “X”, allora potrai occuparti di questo o quell’ufficio stampa; sei parente del personaggio “Y”, ti verrà assegnato gioco forza l’incarico o la consulenza che più ti aggrada. Diciamoci la verità, finché saranno questi i limiti della comunicazione e dell’informazione non si andrà mai da nessuna parte. Ci corre l’obbligo di spazzare via questa melma antimeritocratica!».

Nell’epoca dei social e dell’evoluzione tecnologica, comunicare non è mai stato così semplice. In realtà, quanta autenticità manca alla comunicazione?

«Ciò che sottolineavo pocanzi, ovvero la ricerca delle fonti, la veridicità della notizia sono ormai come delle mosche bianche. Piuttosto i social network e la comunicazione telematica hanno incentivato la corsa a chi pubblica prima la notizia, se vera o falsa poco importa purché si lanci prima degli altri. D’accordo sulla facilità comunicativa e sulla raggiungibilità degli utenti aumentata in maniera esponenziale, ma la competenza e la professionalità sono tutta un’altra storia».

Giovani sopraffatti dal timore di fallire, delusi da una condizione sociale che non stimola la loro creatività. Le nostre paure, da quali elementi sono nutriti?

«La paura più grande oggigiorno è certamente quella di non riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro. I giovani partono certamente con questo enorme handicap. Noi, nel nostro piccolo, invece abbiamo scelto di dare spazio prevalentemente proprio alle nuove leve, affidando i lavori creativi, come ci piace chiamarli, a talenti in erba che attendevano solo di sbocciare. Ciò ci ha permesso di scoprire degli valenti collaboratori e delle ottime penne a cui abbiamo offerto la loro opportunità. Sfruttata benissimo, peraltro. Basta con i soloni del giornalismo che vivono di rendita da anni, stop con gli ultrasettantenni (anche ottantenni in taluni casi) che si ostinano ancora a scrivere togliendo spazio a quei giovani che invocano a gran voce un misero trafiletto o notizia breve, tanto per capirci. Insomma, fatevi da parte e godetevi gli anni del riposo…».

 

Katya Maugeri

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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