Da quando l’unità del mondo è visibile nel suo aspetto reticolare – anche questo è l’effetto della globalizzazione, se il web ne è il suo volto “tecnico” –, è davvero impossibile orientarsi. Ora che il mondo è irreversibilmente risolto nella trasparenza delle sue “telerappresentazioni”, appare spenta ogni Weltanschauung, ogni “visione del mondo”. Adesso che al posto della tempo e della temporalità – come leggere altrimenti lo spegnimento di ogni immagine di futuro? –, sono lo spazio e la spazialità a dominare la scena, ci accorgiamo che l’unico dispositivo di “rappresentazione” della realtà è la mera puntualità del presente. Nell’epoca in cui è la piena spazialità ad offrirci il mondo “in presa diretta”, la stessa ricerca di un orientamento mostra l’ineffabilità del nostro perturbante spaesamento.

Da questo punto di vista, la coppia, o forse meglio dire, l’endiadi: “frammento” e “sistema” è assunta come un “dispositivo ermeneutico”, in grado di far comprendere la paradossalità di un mondo che, mentre si installa a “cerchio compiuto”, mostra che le trame dell’esistenza, le condizioni soggettive, l’intero corredo delle Istituzioni ed i nostri saperi vivono e si percepiscono come sparsi e irrelati frammenti.

Ruota attorno a questi temi la ricerca di Roberto Fai contenuta nel volume Frammento e sistema. Nove istantanee sulla contemporaneità (edito da Mimesis) che verrà discusso martedì 20 maggio, alle 16,30  al Dipartimento di Scienze politiche e sociali di Catania dai docenti Graziella Priulla, Tino Vittorio, Matteo Negro e Riccardo Cavallo, insieme all’autore.

Decostruendo il senso di alcune figure metaforiche (terra, mare, aria, naufragio, senso della fine), luoghi geopolitici (Europa e Mediterraneo) e categorie-concetti (il ‘politico’, il diritto, la comunità, il dono, l’amicizia, l’abitare, la democrazia), la ricerca di Fai prova ad offrire alcuni squarci di luce al fine di illuminare la nostra inquieta contemporaneità.

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