di Marco Spampinato

(Catania) – Possiede i numeri, e le note, precise, documentate, dell’anno amministrativo, politico e di servizio trascorso più che positivamente quello descritto da Francesca Raciti, presidente del Consiglio comunale di Catania, in una dettagliata, e appassionata, elencazione di attività svolte.
Con un rapporto, tra delibere approvate e numero di sedute, cresciuto di oltre il 300% rispetto all’ultimo anno della presente sindacatura Stancanelli, Raciti può serenamente parlare di: “Un anno di attività all’insegna di produttività e trasparenza che ha coinvolto, in egual misura, sia i consiglieri di maggioranza che quelli di opposizione”. Il presidente, supportata dallo staff della Presidenza del Consiglio comunale parla, purtroppo, incede con garbata fermezza esprimendosi, purtroppo, davanti un uditorio per nulla numeroso: una dozzina di consiglieri e dieci, tra fotografi, cine operatori e giornalisti, denotano l’assenza più importante, quella dei cittadini del capoluogo etneo.
Un mancata partecipazione atavica e reiterata, che nulla c’entra con la conferenza odierna, indetta a Palazzo degli elefanti proprio di sabato mattina, e che fa parte della tradizione di chi, apaticamente, segue, a stento e, al limite, quelle sedute di particolare interesse personale andando, forse ma non è certo, a guardare, di tanto in tanto, quanto pubblicato ed esposto nella bacheca dell’albo pretorio.
Ma per questo apparente disinteresse, per sopperire a questa mancata partecipazione promuovendo proprio il monitoraggio e l’interazione stretta coi concittadini, proprio il consiglio ha disposto una importante novità.
“A breve tutti coloro che vorranno essere informati sulla nostra attività avranno accesso ai dati in tempo reale – ha specificato il presidente Raciti – Desideriamo essere un Consiglio sempre più trasparente e di servizio. Le delibere approvate, le mozioni e interpellanze di ogni singolo consigliere comunale saranno messe online in un sito, in via di definizione, per il quale Angelo Greco, responsabile della Direzione Consiglio, determinerà chi dovrà prendere parte al gruppo di lavoro”.
Il portale “Open Data” sarà offerto alla fruizione al di fuori del sito ufficiale del Comune di Catania e, come specificato dal presidente “Viene realizzato a costo zero”.
Contemporaneamente alle parole, una proiezione di tabelle offriva cifre e dati a supporto della relazione.
Nelle tabelle presentate sono stati messi a paragone i dati dell’ultimo anno di Consiglio comunale sotto la passata Amministrazione (13 agosto 2008 – 6 agosto 2009) e quelli del primo anno di sindacatura Bianco, rilevando la crescita dell’indice di produttività dallo 0,8% al 2,7. È stato reso noto che non vi sono delibere ferme.
Tra le 120 delibere approvate dall’Assemblea sotto la presidenza di Francesca Raciti ci sono atti importanti per la città come il Regolamento edilizio, quello per l’affidamento di beni confiscati alla mafia, il Regolamento comunale sulle Unioni civili, la delibera sulla soppressione della Sezione distaccata di Catania del Tar, l’istituzione e perimetrazione del Parco archeologico greco-romano, l’adesione al “Patto dei Sindaci” e il potenziamento e la trasformazione della tratta della locale metropolitana.
Particolarmente rilevante anche l’approvazione di 71 Delibere di riconoscimento di debiti fuori bilancio, approvate in tempo utile per consentire al Comune di Catania di accedere ai benefici del Decreto legge 35.
La presidente Raciti ha poi posto l’accento isui risparmi, per oltre 36 mila euro, ottenuti grazie a una diversa gestione delle sedute, fissate il martedi e giovedi, giorni di rientro per il personale, e anche in mattinata per evitare il ricorso allo straordinario, in particolare notturno, e la rinuncia ad auto di servizio e autista.
Queste spese determinano un risparmio del 54% sempre rapportato all’ultimo anno della precedente sindacatura e sono inerenti ai soli costi di personale e, specificamente, al lavoro dei 15 dipendenti necessari durante ogni seduta.
Solo pochi giorni addietro, l’intervento del presidente della commissione Bilancio Vincenzo Parisi, nel merito dei criteri adottati per la votazione degli emendamenti da parte dell’aula era stato critico “Sono stati bocciati emendamenti solo perché presentati dalle persone sbagliate, per logiche di partito. Questo non mi sembra per niente corretto”. Una nota polemica indiretta che stride un po’ con l’idea offerta dalla relazione e dai fatti che l’hanno composta.
E che trovano un’eco da ulteriori due episodi rilevati dalla cronaca di pochi giorni or sono. Durante la stessa seduta dopo l’emendamento proposto dal consigliere Manlio Messina, La Destra, sulla durata delle concessioni per garantire “l’affidamento dei beni sequestrati per mafia per un periodo non superiore a dieci anni e non inferiore a sei”, precedentemente espresso in termini differenti e poi modificato per essere, infine, approvato dal consiglio superando l’impasse alle iniziali polemiche, si registrava uno scontro più duro che coinvolgeva amministrazione, maggioranza e opposizione, riguardo a un altro emendamento proposto dal consigliere Carmelo Coppolino. La proposta, che voleva introdurre una esplicitazione del termine “no profit” nel regolamento, e relativa alle associazioni che dovrebbero gestire i beni confiscati per mafia, veniva bocciata dall’aula dopo circa un’ora di dibattito.
Due episodi, per nulla di scarso rilievo, che hanno fatto affermare ad Andrea Barresi, di Grande Catania, come si denoti, spesso, l’assenza di una maggioranza in aula, nel caso dei beni confiscati nonostante l’importanza del tema trattato. “Sono contento che l’aula abbia accettato il vincolo dei sei anni – aveva dichiarato Barresi – ma che in consiglio Comunale ci siano problemi di maggioranza, non è un mistero. Questa maggioranza non si prende la responsabilità su una delibera che riguarda intere generazioni vessate dalla mafia”.
“Ad oggi – ha risposto Francesca Parisi a conclusione della sua relazione rispondendo ai giornalisti proprio nel merito delle recenti dichiarazioni dei due consiglieri sopra citati – possiamo dire che il numero legale è mancato pochissime volte”.

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