di Elisa Guccione   

Ciuffo ribelle che cade in maniera sbarazzina sulla fronte alta e spaziosa, sguardo furbo e accattivante, sorriso disarmante. A due passi dal mare, in un pomeriggio assolato di maggio, tra una granita ed un caffè, sotto lo sguardo di curiosi ed ammiratori che scattano foto, travolti dalla simpatia dell’attore catanese, proviamo a conoscerlo un po’ meglio Francesco Foti e cerchiamo di scoprire qualche retroscena della sua professione.

Ritorna al cinema con “Ti sposo ma non troppo” con Vanessa Incontrada nell’opera prima di Gabriele Pignotta, che firma regia e sceneggiatura. Qual è il suo ruolo in questa nuova avventura cinematografica?

“Sono Giulio il fratello di Luca, Gabriele Pignotta. Il film è una moderna commedia degli equivoci in cui nessuno è quello che sembra e nessuno può scegliere di non amare. Un uomo dalle caratteristiche particolari, che sorprenderà tanto chi andrà a vederlo. Non aggiungo altro, vi lascio nel mistero, così vi incuriosisco e andrete a vedere il film” (ride)

Giulio è un “piacione”, che ama la vita. Si è divertito ad interpretarlo?

“Tanto. Ho conosciuto ed ho imparato anche un nuovo sport il kajak, ignoto, per me, fino a molto tempo fa. Per rendere veritiera l’interpretazione ed essere, come da copione, un esperto di questa disciplina sportiva ho preso lezioni da un maestro ed ho studiato per dare un’immagine di sicurezza e padronanza”.

Ph-Dario-Altamura-4È stata dura imbattersi in questa nuova realtà sportiva?

“Ho cercato molto d’imparare, non solo, attraverso le lezioni private ma ho anche provato a rubare i segreti e capire la tecnica anche guardando i video e spesso a casa provavo da solo”.

In che senso?

(ride)

“Mi sedevo davanti allo specchio con i piedi poggiati su un’altra sedia con il bastone della scopa in mano e ripetevo i movimenti in modo da sembrare il più naturale possibile. Tutto, secondo me, è servito. Ci sono diverse scene anche nei passaggi intermedi in cui sembro fare questo sport da sempre”.

I rapporti con il cast e con Vanessa Incontrada come sono stati? Possiamo essere partecipi di qualche avvenimento particolare …

“Grandi professionisti e fantastici compagni di lavoro. Tutto si faceva abbastanza di corsa essendo un prodotto low budjet. Ci siamo tuffati in questo progetto con grande cuore e sintonia. Sono stato bene e tutto è stato fatto in modo naturale. Ad esempio con Gabriele Pignotta si è instaurato un rapporto familiare e con Vanessa Incontrada siamo diventati subito amici. Abbiamo lavorato in un clima sereno”.

Quando va al cinema o vede una fiction a casa riesce ad essere solo uno spettatore o è impossibile separare il suo essere attore e quindi esperto della materia anche quando cerca solamente di rilassarsi?

“Mai. (ride) In realtà cerco sempre di capire la tecnica del collega di turno e mi piace sempre documentarmi, studiare ed approfondire ogni aspetto della mia professione. Sono un curioso per natura e rubo in giro, quando è possibile, dagli altri. Mi piace imparare e sono convinto che non si smette mai di farlo”.

Come mai, secondo lei, è così difficile realizzare un buon prodotto cinematografico?

“Oggi un film si può fare anche con poco ma il problema più grande è il circuito in cui sarà inserito. Il cinema è in crisi per diversi motivi, ma nonostante tutto si producono lo stesso tanti film. Si dovrebbe stare più attenti alla qualità di ciò che si fa. Ci sono sceneggiatori o registi, a volte non particolarmente bravi,  che puntano sempre sugli stessi attori e si continua a soddisfare un particolare tipo di mercato italiano che non c’è non aiutando così il settore. È impossibile pensare di fare cinquanta commedie l’anno e credere che vadano tutte bene, sapendo che queste poi si scontreranno con i grandi colossi delle major”.

Quanti no ha detto nella sua carriera di cui oggi, a distanza di anni, si è pentito?

“Probabilmente nessuno, perché li ridirei tutti pur sapendo che se avessi evitato di dire no a quel progetto avrei avuto dei tornaconti importanti. Ad esempio non ho detto no a Zelig, ma ad una carriera solistica, che mi avrebbe portato sicuramente più fama e più soldi. Ho preferito continuare a fare gruppo con “I Cavalli Marci”, perché ero e sono convinto che in quel momento erano la cosa più figa che c’era in Italia”.

fonte Sicilia&Donna, nostro Partners

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