di Katya Maugeri

Mettersi a nudo  senza timore del giudizio altrui, senza dover recitare una parte suggerita da altri, da una società che cerca – inesorabilmente – di manomettere i nostri pensieri, limitare i nostri sogni, annullarne i progetti. Denudarsi dai pregiudizi, dalle paure e dall’omologazione sociale per rivelare la propria essenza e sentirsi liberi di essere, sé stessi, in ogni circostanza.
Lo ha fatto per noi senza filtri né censure, Francesco Russo, giornalista e scrittore che senza giri di parole ha espresso il suo disappunto riguardo l’attuale condizione sociale di un Paese che ama rifugiarsi all’interno di favoritismi e raccomandazioni pur di non combattere la propria battaglia, quella verso l’autenticità.

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Direttore di Sociart Network e di FR Gruppo Editoriale (insieme al collega Francesco Ricca), curatore di “Workshop di Scrittura Creativa”. Progetti in crescita, in una società che cerca di sminuire i sogni ambiziosi dei giovani. Quanto è importante credere fortemente a un progetto, per poterlo sviluppare e realizzare?

Le istituzioni, i media e i poteri forti comandano l’esistenza, ci tappano le ali e rincoglioniscono le nostre menti con quello che vogliono loro. Le notizie di sconforto e il bombardamento mediatico agiscono sottopelle, sono medicinali a rilascio lento e prolungato, che avviliscono e uccidono sogni, talento e creatività. Io dico basta e scelgo di fare (e vivere) a mio modo, senza condizionamenti esterni e compromessi. Credo che potenzialmente ognuno di noi possa fare tutto. Spesso è il pensiero che blocca e limita le nostre azioni. Bisogna cambiare il modo di pensare, occorre riflettere e vedere oltre il nostro naso. E se poi siamo i primi a non credere in ciò che facciamo, o non otteniamo risultati, significa che la strada intrapresa è sbagliata. La chiave è pensare in grande, sempre, superare i confini mentali e non lasciarsi condizionare. È questo che FR Gruppo Editoriale si pone come obiettivo primario.

 Scrittore e giornalista, cosa pensi riguardo la crisi dell’editoria?

Lavorando con una casa editrice conosco i numeri dell’editoria.
Le piccole librerie chiudono a seguito della crisi (adesso anche i grossi brand). Oltre il maledetto fattore denaro, i libri non si vendono più anche perché non ci sono più tempo e serenità per fermarsi un attimo e volare con la fantasia. Poi, di base, troppi scrivono e pochi leggono. Adesso (spero mai in maniera definitiva) passeremo a questi maledetti aggeggi digitali (tablet/eReader) che sanno tanto di tecnologico, ma poco di poetico. E quindi scelgo il libro, tutta la vita. Col libro c’è erotismo, l’ebook è pornografia.
Il libro deve essere di carta (possibilmente riciclata). E mi auguro che sarà così, per tutti i secoli dei secoli.391401_3851238333477_1081958128_n

Quali sono i limiti che un giornalista dovrebbe superare, per essere considerato tale?

Non deve abbassarsi le mutande e dare le spalle. Non deve essere pupazzo di nessuno per amore di lavorare. Io lotto ogni giorno con grande fatica. Ho costruito e sto costruendo la mia carriera senza favoritismi, agganci autorevoli, raccomandazioni e leccate di culo – in pratica l’esatto contrario di come funziona nella nostra amata Italia, dove se non conosci qualcuno o non sei “figlio di” non ti aprono le porte. La Sicilia è un esempio di questo meccanismo, in ogni campo professionale compreso il mio, quello giornalistico, a mio avviso martire di un sistema lobbistico, persino obsoleto in fatto di comunicazione.

Nel tuo ultimo libro di racconti “Il vestito cucito addosso” (Inkwell Edizioni) l’argomento portante è la “maschera” che, in questo caso, viene identificata come un indumento, un vestito da scegliere in base alle occasioni, alle circostanze. Scegliere di indossare un abito, piuttosto che mostrarsi “nudi”, manifestando totalmente il nostro essere, è sinonimo di fuga da sé stessi o tutela della nostra persona?

Nell’attuale società che ci omologa come automobili e ci vuole l’uno identico all’altro, essere sé stessi diventa un’impresa. Senza dubbio essere coerenti presuppone un alto grado di rischio e una massiccia dose di responsabilità e spesso è molto più facile scappare, girarci intorno, prenderci noi stessi in giro. “Il vestito cucito addosso” esalta la nudità dell’animo. Il punto è denudarsi per stare in pace con la nostra coscienza. Per essere sé stessi ci vuole coraggio e non tutti ce l’hanno, anzi, c’è una popolazione media che vive la vita di altri e non la propria.  Io non ci sto. Voglio vivere la mia e scelgo di camminare nudo per strada.285663_3755243853675_1207349977_n


Qual è il consiglio che ti senti di dare?

 Di abbassarsi i pantaloni, ma solo per uscire le palle. Col dubbio che sia l’unica a disposizione, consiglio di andare là fuori e vivere la vita che vogliamo, sempre coerenti con ciò che pensiamo, con quello che è il nostro essere e soprattutto senza farci mettere i piedi in faccia da nessuno. Pace a tutti.

 

 

 

 

 

 

Katya Maugeri

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