Fratelli Napoli: il centro commerciale salva la tradizione

di Agnese Maugeri, Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

Catania – Una storia fatta di pupi e pupari che hanno costruito un cammino lungo come l’antica tradizione che rappresentano, avventure di cavalieri e nobil donne, che si intersecano alle vicende di una famiglia così intensamente da non riuscire più a scindere i racconti.

Le forti pennellate sferzanti di colori dipingono i contorni di questa novella e dei pannelli dove la scena prende vita. Il legno è lo scheletro della nostra storia da esso con perizia manuale e creatività prendono forma i pupi, un albero che genera i suoi frutti e che si nutre dalle sue radici, proprio come i membri della famiglia Napoli che da generazioni lavorano uniti con amore e dedizione.

Ambasciatori di tradizione e cultura, famosi nel mondo, un bene immateriale e materiale dell’Unesco, la Marionettistica dei Fratelli Napoli è il cuore pulsante di Catania, hanno incantato grandi e piccini davanti al palco guardando i cavalieri compiere avvincenti battaglie.

Da un paio d’anni la famiglia Napoli e i loro pupi sono protagonisti di una tormentata e spiacevole situazione, non avendo più un teatro dove esibirsi ed esporre le marionette sono stati costretti a chiuderle in un garage umido dove il tempo e il disuso avrebbe logorato questi meravigliosi emblemi della tradizione siciliana.

L’aiuto di un privato ha salvato i pupi da questa triste fine, Simone Rao, direttore generale di Le Porte di Catania che, insieme a Europa Eventi, ha offerto ai fratelli Napoli una nuova accogliente casa per i loro pupi adibendo uno spazio all’interno del centro commerciale a museo e teatro della storia dell’opera dei pupi.

VMM_WEBSJ6432«E’ un momento importantissimo per noi, direi cruciale, i nostri pupi rischiavano di finire rinchiusi in un deposito umido senza poter essere fruibili alla città. Grazie al direttore Rao abbiamo concretizzato uno spazio che ci ha consentito di sistemare i materiali del nostro mestiere che è l’unico “misteri” di tradizione catanese rimasto integro e completo». Ha esordito così Alessandro Napoli alla conferenza di presentazione del nuovo spazio museografico, all’incontro hanno partecipato Fiorenzo Napoli, Simone Rao, la professoressa Stefania Rimini, la giornalista Elisa Guccione e l’avvocato Patanè.

Simone Rao ha sposato la causa dei Napoli dandogli appoggio e procurando un luogo capace di ridar vita alla loro antica professione. Anche se sembrerebbe una dicotomia il centro commerciale, simbolo di consumismo e modernità, ha accolto e abbracciato la cultura nella sua eccezione più antica fatta di tradizione e di storie senza tempo.

«Oggi si realizza un sogno quello di riuscire a dare il giusto doveroso tributo alla cultura, elenco permeante della tradizione siciliana, della storia catanese» le parole del direttore riempiono di orgoglio la famiglia Napoli, li ripagano dai tanti soprusi ricevuti. Doveva giungere uno straniero, un calabrese vissuto a Milano per poter salvaguardare la nostra storia, quella memoria che viene facilmente dimenticata dai catanesi al potere e che un centro commerciale si è occupato di preservare e conservare poiché ancora, dopo tante promesse, nessun luogo apposito della città è pronto ad accoglierli.

«Sono rimasto affascinato dai racconti, dagli occhi velati di lacrime, dalle emozioni di quanto quest’opera, questa fatica quotidiana, si sia protratta negli anni attraverso generazioni, fino a diventare per loro più che un lavoro ma un’esigenza fisica vitale come lo è respirare. Poter essere artefice con loro di questo museo mi rende estremamente orgoglioso e felice».

Il direttore Rao ha parlato dell’incontro con Fiorenzo Napoli avvenuto circa un anno fa, racconta che è stato un momento molto profondo dove l’intesa è stata immediata tanto da concludere subito un patto; un vero sodalizio dove non c’è stato bisogno di carte o firme ma è bastata la stretta di mano di due persone autentiche che il destino ha posto nella medesima strada.

Le motivazione che hanno spinto Rao sono solo il bisogno di condivisione, di salvaguardia della nostra tradizione che è parte di noi e poi la volontà del centro commerciale di diventare espressione della Sicilia e della modernità, l’opera dei pupi viaggia nella storia fino al futuro.VMM_WEBSJ6472-2

La Marionettistica dei Fratelli Napoli ha da poco firmato un protocollo d’intesa con l’università di Catania per l’archiviazione dei materiali storici e l’organizzazione di mostre. La professoressa Stefania Rimini, docente di storia del teatro nell’ateneo catanese, si occuperà di tutto questo, si tratta di un programma triennale che preserverà l’importantissimo patrimonio dell’Unesco.

La giornalista Elisa Guccione ha fatto un lungo excursus sulle vicende che da anni coinvolgono la famiglia spiegando il perché ha deciso di affiancarli. «Ho sposato la causa dei Napoli perché da siciliana è doveroso occuparsi e parlare della nostra cultura e non solo di ciò che di brutto accade. Far male alle nostre tradizioni significa colpire la nostra cultura e la nostra Sicilia che ha già tante negatività. Ho fatto la mia prima tesi di laurea proprio su questa meravigliosa famiglia, in quella occasione li ho conosciuti ed è iniziato un rapporto molto bello tra noi, poi sono diventata giornalista e, occupandomi di teatro e spettacolo, non potevo di certo tralasciare l’opera dei pupi e tutte le loro vicesitudini».

Le arzigogolate avventure della famiglia Napoli e dei loro pupi sono iniziate 31 anni fa quando alla morte del patriarca Natale Napoli fu detta loro la prima grande menzogna dal sindaco di quei tempi che, davanti le esequi del padre, disse “ciò che non hai avuto tu in vita lo avranno tua moglie, i tuoi figli e i tuoi pupi” ma poi per qualche strano motivo tutto si è perduto nel silenzio, nella difficoltà di portare avanti un impegno.

Sono passati 31 anni e ancora molte promesse vengono fatte da parte delle istituzioni e nessuna è stata mantenuta. Dopo la tragica vicenda dell’Antica Dogana dove i Napoli avevano allestito un teatro dell’opera dei pupi, sono stati costretti a rivolgersi al comune per trovare una nuova sistemazione. L’ultimo impegno preso dal comune è stato fatto un anno fa, promettendo di restituire alla famiglia di pupari il teatro dei pupi delle ciminiere entro il 31/01/2015, nessuno si è più fatto sentire ma pupi e pupari nel frattempo hanno trovato fortunatamente chi li tutela e li valorizza.

All’avvocato Patanè, è stata posta da Alessandro Napoli la domanda “Sentinella a che punto è la notte?” durante l’intervento l’avvocato ha affermato tutto il suo affetto e la stima verso la famiglia Napoli dicendo che li accompagnerà fisicamente a ogni incontro, non li lascerà soli ma li affiancherà supportandoli sempre.

Quello che colpisce della Marionettistica Napoli è l’unione, tutti collaborano per portare avanti un mestiere che non mira al guadagno ma alla conservazione, alla voglia di scoperte e riscoperta, alla tradizione di una storia che non è esclusivamente quella dei pupi e della nostra cultura, bensi riguarda la vita di una famiglia. I racconti dei quattro fratelli e del cugino hanno commosso la platea, la forza di Fiorenzo, l’emozione di Alessandro, la timidezza di Giuseppe, la memoria di Salvatore e la simpatia di Gaetano per tutti Saro.

VMM_WEBSJ6415-2Fiorenzo Napoli direttore artistico dell’opera dei pupi ha dichiarato: «la divulgazione della tradizioni è ciò di cui noi ci occupiamo. Quando gli altri pupari abbassavano le luci della ribalta perché il mestiere era finito, Natale Napoli con la famiglia andava a inaugurare l’expo universale di Bruxelles del 1958. In pieno clima di crisi la famiglia Napoli ha da sempre reagito cercando il nuovo, puntando sui pupi e sull’amore che abbiamo per il nostro bellissimo lavoro. I pupi e i pupari ora sono sereni e felici perché sono stati tolti da una situazione di oblio e polvere e possono essere ancora goduti dai tanti che vogliono venirci a trovare».

Cosa rappresentano questi pupi per i Napoli è semplice, sono la loro vita. Il papà Natale a cui bastava guardare un luogo scarno per immaginare un teatro, che prese in eredità dallo zio Saro, morto prematuramente, i pennelli e la bravura nel dipingere scenografia e i volti dei pupi. La premurosa mamma Italia, grande donna e moglie, così come tutte le donne di casa Napoli, dedita nel cucire i vestiti delle dame dei pupi, e brava attrice, tanto da essere scelta come la zia di Delia Scala nello spettacolo teatrale “Rinaldo in campo” di Garinei e Giovannini. I ricordi, tanti, infiniti, i viaggi alla conquista del mondo, America, Europa, Cina, dove gli stranieri entusiasti attendono lo spettacolo dei pupi con rispetto, per quel teatro di figura tipico della nostra tradizione. Hanno vinto il premio “Erasmus” in Olanda, partecipato all’esposizione universale di New Orleans dove gli sono state date anche le chiavi d’oro e la cittadinanza onoraria.

Una lunga saga familiare fatta di sacrifici e immensa passione, odore di legno, silenzi dietro le quinte, rumori dei macchinari che muovono i pupi, voci, racconti, luci e scene migliorate, dipinti, sipari, amore, fratellanza. Ognuno aveva e ha tutt’ora il suo ruolo, anche questa quarta generazione di Napoli con Marco, Davide e Dario. Tutto si muove con perfezione nel portare avanti quest’arte senza recriminazioni, senza schieramenti o aiuti politici, ma con la dignità dei cavalieri e il talento che li contraddistingue, i fratelli Napoli sono testamento vivente di tradizione e cultura, rendono fiero ogni siciliano.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

Post correlati

Scrivi