“Fuga dai Tribunali”, se fosse un film così si chiamerebbe il decreto legge sulla giustizia civile approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 agosto scorso. Scopo dichiarato del decreto, infatti, è quello di limitare il ricorso di cittadini e imprese alla giustizia civile o, comunque, di limitare le attività che devono svolgersi di fronte ai giudici, così tentando di rendere più rapida ed efficiente l’affannata macchina giudiziaria nazionale.

Tra le varie novità si segnala l’introduzione in Italia della negoziazione assistita, già sperimentata (pare con successo) in Francia. La procedura in questione prevede che il cittadino o l’impresa che ha una controversia con un altro lo inviti – tramite il suo avvocato – a firmare una convenzione. Con la convenzione entrambe le parti si impegnano a tentare di risolvere amichevolmente la loro controversia con l’assistenza dei rispettivi legali. Se il tentativo riesce, l’accordo, firmato dalle parti e dagli avvocati, ha valore di titolo esecutivo e consente di iscrivere ipoteche sulle proprietà del debitore, allo stesso modo di una sentenza. Se, invece, l’accordo non si raggiunge, ognuna delle parti è libera di rivolgersi al giudice.

La negoziazione assistita è destinata a operare perfino in materia di lavoro, laddove l’assistenza degli avvocati renderà non impugnabile l’accordo raggiunto. Dovrebbero sparire, quindi, le attese per conciliarsi davanti alle direzioni provinciali del lavoro o, peggio, le cause di lavoro introdotte al solo scopo di accordarsi davanti al giudice e, quindi, senza rischi di future contestazioni.

Regole simili sono previste per separazioni e divorzi, che, quindi, potranno essere ottenute direttamente davanti a un avvocato, senza bisogno di passare dal giudice, naturalmente purchè marito e moglie concordino sulle condizioni economiche della separazione o del divorzio. Il divorzio “accelerato”, però, non si applicherà ai coniugi con figli minorenni, o maggiorenni non economicamente autosufficienti o, ancora, portatori di una disabilità grave. A loro toccherà ancora dirsi addio tramite i Tribunali. Ma, in realtà, almeno per il caso di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, il passaggio in Tribunale sarebbe stato evitabile, dato che essi possono comunque agire autonomamente per farsi riconoscere il diritto al mantenimento. Su questo è mancato al Governo un po’ di coraggio e speriamo che si possa far meglio in Parlamento.

Suscita qualche perplessità, invece, la norma che consente agli avvocati di acquisire informazioni scritte con valore di prova prima del giudizio civile, ferma restando la possibilità del giudice di ascoltare direttamente le stesse persone come testimoni. Questa regola, infatti, tende ad allontanare il giudice dalle persone che conoscono i fatti, con un aumento del rischio di decisioni fondate su dichiarazioni non veritiere. Fin qui, infatti, il giudice ha potuto guardare in faccia il testimone, osservarne il comportamento, porgli domande e, quindi, valutare meglio la sua credibilità. Confrontarsi con un testo scritto sarà inevitabilmente un’altra cosa. In più c’è un problema tecnico: l’art. 257 del codice penale sanziona solo la falsa testimonianza di chi depone “innanzi all’Autorità giudiziaria”. Esso andrebbe, quindi, modificato per rendere sanzionabili anche le false dichiarazioni rese e firmate davanti a un avvocato.

Nell’insieme, comunque, il decreto del Governo merita un giudizio positivo e si può sperare che contribuisca a rendere più rapidi i tempi di risposta del sistema giustizia alle esigenze del cittadino.

Non tutto, però, può essere risolto con nuove regole. Per far ripartire il sistema occorrono anche più giudici, più personale amministrativo, più risorse. Per una giustizia civile davvero rapida ed efficace servono investimenti economici, che verrebbero recuperati in tempi brevi attraverso i benefici che possono derivare da un sistema giustizia più brillante. Attendiamo fiduciosi che l’Italia e l’Europa prendano atto di questa banale verità.

A proposito dell'autore

Avvocato in Catania

Giuseppe Auletta, è nato a Catania il 25 maggio 1983. Dopo studi classici presso il Liceo “M. Cutelli”, nel 2006 consegue la laurea triennale in Scienze Giuridiche presso l’Università di Catania, con voti 110/110 e la lode. Nel 2008, sempre a Catania, consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con voti 110/110 e la lode. Nel 2013 diviene Dottore di Ricerca presso l’Ateneo catanese all’interno del corso di Dottorato in “Scienza, Tecnologia & Diritto”. Avvocato dal 2011, è iscritto all’Ordine forense di Catania ed esercita la professione con particolare attenzione alle tematiche del diritto civile e del diritto del lavoro. Dal 2013 è componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto “Servizio Cristiano” di Riesi (CL). Sposato con Angela Castiglione.

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