di Daniele Lo Porto

CATANIA – Già nelle settimane scorse un coro bipartisan aveva lanciato l’allarme: La Regione è in ritardo sugli interventi di prevenzione e spegnimento degli incendi, una storica paga della nostra Isola. Da Gino Ioppolo a Concetta Raia, tanto per fare dei nomi, opposizione e maggioranza, cioè. Magari con intenti diversi: tutelare le aree verdi del territorio siciliano oppure  l’esercito di stagionali che da una fiamma accesa e spenta ottengono giornate lavorative. E possono dare anche consenso elettorale.

Dell’inadeguatezza della Regione Siciliana non ci sorprendiamo più ormai: magari “la fantasia al potere” che contraddistingue l’operato della Giunta Crocetta avrà pensato di risolvere il rischio incendi boschivi affidandosi a chissà chi e che cosa. Forse solo alla fortuna. Fortuna che, però, come è noto, aiuta gli audaci e non gli sprovveduti. Il risultato è visibile a tutti: l’ondata di caldo di questi giorni è stato certo un evento “eccezionale”, mica tanto poi guardando le medie delle temperature degli ultimi anni, ed è servito come vera e propria miccia. I focolai alimentati dal vento sono diventati roghi e  ben presto incendi di vaste proporzioni. La macchina della protezione civile si è inceppata, nonostante il sacrificio personale di centinaia di uomini e l’intervento di numerosi mezzi, comunque insufficienti.

I Monti Rossi di Nicolosi sono tornati a infuocarsi: sembrava di assistere all’eruzione del 1669 che li ha formati: ma allora c’era lava su lava, adesso una pineta pregiata,  attrazione e risorsa del territorio non solo per il valore botanico, è stata distrutta. Anche l’area poco distante di Mompilieri è stata devastata dalle fiamme. Troppe fiamme in una volta sola per poter credere che la causa sia naturale, nonostante i 38 gradi e il forte vento. Ma la strage di alberi sul versante sud dell’Etna non è  un caso isolato: la lunga linea rossa attraversa da nord a sud, da est a ovest la Sicilia.

Una volta si diceva “piove, governo ladro!”, adesso si potrebbe dire “brucia, governo ladrò” perché tra rivoluzioni  solo annunciate i problemi e gli interessi di questa terra sono gli stessi, oggi come ieri e l’altro ieri.

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