Un altro peschereccio di Mazara del Vallo l’ha scampata bella per il pronto intervento di una nave militare Italiana che ne ha impedito il sequestro da parte delle autorità Libiche – autorità difficili da inquadrare con esattezza, vista la caotica situazione di quel Paese.

Fra i giornali che hanno pubblicato la notizia, pochissimi ricordano che da molti anni la Libia sostiene che il limite delle sue acque territoriali non segue il contorno della costa alla distanza di 12 miglia dalla stessa, come prevede il Diritto Internazionale, ma include l’enorme porzione di Mediterraneo inclusa nel Golfo della Sirte. Quindi secondo noi i nostri pescherecci vanno a pescare in acque libere, mentre secondo i Libici vanno a casa loro a rubare.

La comunità internazionale non ha saputo risolvere la questione ai tempi di Gheddafi quando aveva un solo interlocutore e la Libia non era nel caos: figuriamoci adesso. Di ciò dobbiamo ringraziare soprattutto i precedenti governi Italiani, che avrebbero dovuto darsi molto più da fare, visto che l’interesse era soprattutto nostro.

E ora che si fa? Mi sembra ovvio: o i nostri pescherecci vanno a pescare nelle acque contestate solo in gruppi scortati dalla Marina Militare Italiana, o vengono costretti dallo Stato Italiano a non andarci più. Perché se continuiamo a lasciare che a decidere siano quelli che con la pesca ci campano, ovviamente continuerannimgselto ad andare alla spicciolata…

…finché ci troveremo  sul piatto gamberoni un po’ più rossi del solito.

Per l’esattezza, rosso sangue.

Carlo Barbieri

 

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