Ivan Angelo Casciana

Ivan Angelo Casciana

Roberto Cosentino

Roberto Cosentino

Vincenzo Florio

Vincenzo Florio

Giacomo Gerbino

Giacomo Gerbino

Massimo Gerbino

Massimo Gerbino

Valerio Longo

Valerio Longo

Giuseppe Andrea Francesco Mangiameli

Giuseppe Andrea Francesco Mangiameli

Baldassare Nicosia

Baldassare Nicosia

Alessandro Pardo

Alessandro Pardo

Davide Pardo

Davide Pardo

Antonio Radicia

Antonio Radicia

Giuseppe Schembri

Giuseppe Schembri

Domenico Trespoli

Domenico Trespoli

Giuseppe Placenti

Giuseppe Placenti

Gaetano Smecca

Gaetano Smecca

Giuseppe Domicoli

Giuseppe Domicoli

La Polizia, nelle prime ore di stamattina, ha eseguito l’operazione “Malleus” portando a compimento un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Caltanissetta Lirio Conti su richiesta della locale D.D.A. a carico di 17 soggetti, tutti accusati a vario titolo dei delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti (cocaina, eroina, hashish e marijuana), nonché di detenzione e porto illegale di armi e di detenzione continuata di stupefacenti.
Gli arrestati sono:
Giacomo Gerbino, 41enne nato a Vittoria;
Antonio Radicia, 29enne nato a Gela;
Ivan Angelo Casciana, 25enne nato a Gela;
Domenico Trespoli, 31enne nato a Gela;
Giuseppe Andrea Mangiameli, 39enne nato a Lamezia Terme;
Giuseppe Placenti, 26enne nato a Gela;
Valerio Longo, 43enne nato a Ilden;
Roberto Cosentino, 42enne nato a Catania;
Giuseppe Schembri, 34enne nato a Gela.
Quelli colpiti da provvedimento restrittivo, attualmente in carcere sono:
Massimo Gerbino, 36enne nato a Vittoria;
Baldassare Nicosia detto “Aldo”, 32enne nato a Gela;
Davide Pardo, 33enne nato a Gela;
Alessandro Pardo, 33enne nato a Gela;
Vincenzo Florio, 38enne nato a Catania.
Sono in corso, inoltre, ulteriori ricerche finalizzate alla cattura di altri due soggetti, attualmente irreperibili.

L’indagine della Squadra Mobile e del Commissariato di Polizia di Gela, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, ha inferto l’ennesimo durissimo colpo al clan Rinzivillo di Cosa Nostra gelese.
Dopo la morte di Daniele Emmanuello nel dicembre del 2007 l’aliquota Rinzivillo era ormai predominante nella famiglia di Gela e Crocifisso Rinzivillo, fratello di Antonio oggi detenuto e che fu rappresentante del mandamento mafioso gelese prima dell’avvento di Emmanuello Daniele, aveva assunto una rilevante posizione di potere. L’attenzione degli investigatori e della Direzione Distrettuale Antimafia nissena venne quindi focalizzata, a Gela, sul clan Rinzivillo e alcuni esponenti di spicco del sodalizio mafioso vennero catturati, nel 2012, nell’ambito dell’operazione “Tetragona”. Venne catturato anche Rosario Vizzini, rinzivilliano di ferro, che dopo l’arresto decise di avviare un percorso collaborativo svelando importanti retroscena secondo cui Crocifisso Rinzivillo avrebbe voluto scatenare un nuovo definitivo conflitto contro la fazione degli Emmanuello e che per questo ambizioso progetto riponeva ogni speranza sulla prossima scarcerazione di un uomo d’onore da sempre legato al gruppo e a Giuseppe Madonia, quale era Alessandro Barbieri, a cui affidare il compito di rifondare la provincia nissena di Cosa Nostra decretando la definitiva sconfitta e scomparsa del clan Emmanuello dal panorama mafioso. Per questo è stato deciso di continuare l’operazione “Tetragona” trasformandola in “Malleus”.

Emergeva subito che i personaggi di punta della consorteria mafiosa, in quota Rinzivillo, erano Massimo Gerbino e Gaetano Smecca, il primo con ruolo più spiccatamente operativo occupandosi del traffico della droga e delle estorsioni, il secondo con ruolo più “meditativo”, tra altro adoperandosi per sedare ed allentare eventuali tensioni che permeavano il complesso e variegato sodalizio mafioso gelese. Inoltre le indagini hanno messo in risalto il protagonismo criminale dei fratelli Alessandro, Davide e Rocco Pardo (Alessandro poi arrestato nell’inchiesta “Tetragona”) nonché l’importante ruolo di Roberto Di Stefano, tutti sempre in quota Rinzivillo. E’ emerso, infatti, che nel 2012 Roberto Di Stefano, da sempre appartenente all’aliquota dei Rinzivillo e in procinto di tornare in libertà dopo un lungo periodo di detenzione, aveva ricevuto l’incarico di riorganizzare operativamente Cosa Nostra gelese per ricomporne le tensioni tra le due anime, gli Emmanuello ed i Rinzivillo. Così l’inchiesta “monitorava” il protagonismo di Roberto Di Stefano, una volta ottenuta la libertà il 14 febbraio 2012, registrando che effettivamente ed in breve assumeva le redini della consorteria mafiosa gelese sia occupandosi della gestione dei traffici illeciti sia avvicinandosi sempre più ad Alessandro Barberi che voleva procedere alla rifondazione della provincia mafiosa nissena conferendo proprio a Di Stefano il ruolo di reggente della famiglia gelese. Ma i piani venivano scombinati dalle incalzanti indagini cosicché lo spiccato attivo protagonismo di Alessandro Barberi ne impose la cattura per associazione mafiosa ed estorsione nell’ambito dell’ operazione “Fenice” condotta dalla Squadra Mobile nel gennaio 2014.

Roberto Di Stefano già nel giugno 2013 aveva deciso di avviare un percorso collaborativo con la giustizia e di riscontro di quanto si era accertato con le intercettazioni, ma non fondamentale per l’attuale indagine. Tuttavia nel maggio 2014 Di Stefano prese la decisione di interrompere la collaborazione e fu dunque necessario intervenire chiedendo ed ottenendo l’adozione della misura cautelare nei suoi confronti e nei confronti di Davide Pardo e dell’imprenditore Nicola Piero Cassarà, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione della Squadra Mobile “Fabula”.

La presente attività di indagine, coprendo un vasto arco temporale, ha permesso di raccogliere importanti elementi probatori a carico di uomini di punta e di nuove leve del gruppo Rinzivillo di Cosa Nostra gelese quali Gaetano Smecca, Massimo Gerbino, Alessandro e Davide Pardo, Antonio Radicia e Roberto Di Stefano (tutti – tranne Smecca – già destinatari di provvedimenti cautelari proprio per i delitti accertati nel corso delle indagini) in grado di impadronirsi del territorio e di avere rapporti con altre organizzazioni mafiose di altre province.
L’associazione oggetto di indagine favorita dalle condizioni ambientali, oltre a controllare capillarmente il territorio, si è dedicata alle attività “tipiche” di un’associazione mafiosa che assicurano facili guadagni a danno di una società civile “castrata” nella sua crescita proprio per il permanente imporsi di attività illecite quali estorsioni e traffico di droga. Da quanto acquisito dalle investigazioni veniva ulteriore conferma che il principale canale di finanziamento del clan era rappresentato dal commercio della sostanza stupefacente. In tale settore era Antonio Radicia, per come emerso dalle indagini, a gestire sul territorio gelese il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti insieme al suo capo Massimo Gerbino e agli altri sodali. In particolare la consorteria mafiosa dei Rinzivillo prediligeva un canale di rifornimento catanese. Infatti le attività info-investigative e le indagini tecniche davano contezza del fatto che Cosa Nostra gelese avesse stretto alleanze, anche per il traffico di droga, con clan mafiosi operanti nel catanese e legati ai clan dei “Carcagnusi” e dei “Laudani-Cappello”, storicamente legati alla famiglia Santapaola.
L’alleanza è emersa incontestabilmente nel corso di una conversazione tra Davide Pardo e suo fratello Alessandro nella quale il primo raccontava di essere stato a Catania ad una riunione di mafia dove, per poter fare affari con i mafiosi di Catania che si erano presentati come i “Carcagnusi”, si era dovuto accreditare presentandosi loro come emissario dei Rinzivillo di Gela. A parte il canale catanese nelle complessive indagini si raccoglievano anche prove concrete su singoli viaggi tra Nord e Sud Italia, finalizzati al procacciamento di consistenti quantitativi di stupefacenti. L’attività di riscontro ha permesso di sequestrare, in più occasioni e a carico degli odierni indagati, sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish, marijuana ma anche strumenti necessari per il confezionamento delle dosi e ingenti somme di denaro. Inoltre incontrovertibili elementi probatori hanno consentito di appurare come questa organizzazione mafiosa avesse anche disponibilità di armi, più precisamente pistole, custodite illegalmente da diversi indagati.

Le indagini, i servizi di osservazione e la registrazione dei colloqui hanno avuto, nel tempo, anche l’importante riscontro delle dichiarazioni da parte di più collaboratori di giustizia che, fino a poco tempo prima, erano organicamente inseriti nelle organizzazioni mafiose gelesi, che hanno permesso di completare il già pesante quadro indiziario a carico di gran parte degli odierni arrestati. Le perquisizioni effettuate con l’ausilio di 5 pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine di Palermo e di un’Unità Cinofila della Polizia di Stato hanno portato al sequestro di 8000 euro complessivi in banconote di piccolo taglio ritenuti verosimilmente provento di spaccio e 2 grammi di cocaina già suddivisa in dosi.

Sfuggito stanotte alla cattura della Squadra Mobile di Caltanissetta Gaetano Smecca in queste ore è stato arrestato agli imbarchi dei traghetti di Messina dagli investigatori nisseni collaborati dalla Squadra Mobile di Messina.

Mercoledì sera gli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta insieme a quelli del Commissariato di Gela hanno arrestato Giuseppe Domicoli, che si è presentato presso il Commissariato di Gela insieme al proprio legale di fiducia.

A.F.

Scrivi