MESSINA – “Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella e dignitosamente risoluto di tenerle il broncio, lancio la politico ov’ella sta e parlo d’altro”…. Questa la motivazione che spinse Silvio Pellico a pubblicare, nel 1832, Le mie prigioni.

A distanza di ben 183 anni e in attesa di pubblicare le sue memorie dell’esperienza carceraria durata diciannove mesi, l’on. Francantonio Genovese suggella la “nuova primavera politica” con un’intervista esclusiva all’emittente televisiva peloritana Rtp.

Sereno e a suo agio dinanzi alle telecamere, ha risposto a tutte le domande, puntuali e per nulla tendenziose poste dalla giornalista, con l’eloquio esaustivo e preciso che lo ha sempre caratterizzato.

Alle motivazioni dell’abbandono del Partito Democratico, con la conseguente riflessione sul cambiamento, quasi naturale, dello scenario politico locale e la progettualità a livello regionale, l’On. Genovese ha spiegato che, rimanendo invariato il suo modo di pensare e agire in seno alla politica, frutto di un atteggiamento spontaneo e aperto al confronto, considera l’ingresso nelle file di Forza Italia come la naturale prosecuzione di un’attività interrotta per un lungo periodo: “Una scelta su cui ho meditato abbastanza – ha detto – codificata con coloro i quali abbiamo creato un rapporto straordinario; una fase dirompente nello scenario politico che segna però solo un cambio di direzione, non di idee”.

Non una vendetta dunque verso un partito che ha comunque deluso Genovese e la cui responsabilità delle decisioni prese in seno al Parlamento ricade su “un Presidente del Consiglio che ha preferito far prevalere l’aspetto elettorale su quello umano, non considerando la reale lettura della documentazione prodotta dalla difesa”, ma la volontà di coinvolgere in una nuova avventura quella classe dirigente cittadina che vuole, ancora una volta, rendersi protagonista dell’ennesima rinascita della città dello Stretto.

I voti che gli erano valsi il titolo di Mister 20.000 preferenze non costituiscono un eventuale margine di certezza per l’onorevole che ritiene il consenso elettorale un obiettivo da conquistare giorno per giorno, attraverso la credibilità e la garanzia delle certezze di cui la comunità ha bisogno.

Deluso da una compagine amministrativa responsabile del peggioramento di una Messina, che ritrova “incattivita e dubbiosa sulle potenzialità e sulle qualità di cui dispone”, fermo nel voler continuare la partecipazione alla vita parlamentare mediante l’invio a Roma – possibilità non preclusa – di mozioni e documenti mentre con i nuovi compagni di avventura pensa già a una possibile valida alternativa al governo Crocetta, Genovese non accusa il peso della lunga vicenda processuale che lo ha visto protagonista: “Io sono lo stesso di prima  – ha detto – determinato nel voler svolgere l’attività politica in piena trasparenza e con il metodo tradizionale che ho sempre utilizzato, quello del dialogo con gli altri per portare avanti idee comuni”.

Nessuna nostalgia, dunque, per il Pd da lui fondato, divenuto oggi un’evoluzione distorta e vana del progetto iniziale su cui aveva scommesso; e a Felice Calabrò, che definisce un caro amico, ma soprattutto ragazzo intelligente, lancia il mònito sull’illusione di “continuare l’avventura là dove l’aveva iniziata, pur non avendo il quadro chiaro dei soggetti con cui intende proseguire questo percorso”.

 

Rachele Gerace

 

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