L’apertura di Gianfranco Miccichè  a una candidatura di Nello Musumeci  alla presidenza della Regione Siciliana, ci ha lasciato un po’ perplessi. Abbiamo avuto bisogno di un po’ tempo e di un ampio respiro per metabolizzare e interpretare la notizia.

Chiaramente il pensiero vola irrefrenabilmente al 2012, quando Miccichè, con l’appoggio di Raffaele Lombardo, si candida alla presidenza della Regione in alternativa al candidato ufficiale del centrodestra, appunto Nello Musumeci, frammentando il voto dei moderati e consegnando su un vassoio d’argento la Sicilia nelle mani di Rosario Crocetta che vince le elezioni.

Miccichè e Musumeci si sono incontrati e non possiamo non credere che entrambi non abbiano pensato alle elezioni del 2012. Sarà stato un mezzogiorno di fuoco? Ce n’erano tutti presupposti. Ma invece ce lo immaginiamo così: Musumeci avrà fatto appello a tutto il selfcontrol in suo possesso per fronteggiare un simile vis-à-vis. E Miccichè avrà indossato una della sue tante maschere pirandelliane per affrontare l’uomo che ha buggerato (politicamente). Si sono detti certe cose ma ne avranno pensate altre.

Avremmo voluto essere invisibili per cogliere ogni minima sfumatura dell’incontro, ascoltare ogni singolo dialogo, l’intonazione della voce, la mimica facciale, il linguaggio dei gesti, la prossemica.

Certo allora ne avremmo capito di più, di quello che sta nelle righe e tra le righe dell’offerta di Miccichè e della serafica replica di Musumeci.

E nelle righe si scrive candidatura e tra le righe si legge fregatura. Musumeci non s’è fatto prendere dall’adrenalina. Ha incassato, respirato e risposto. Senza mandare a quel paese Miccichè come avrebbe meritato, evitando di fare il suo gioco. L’ex presidente della Provincia di Catania  ha preso atto della disponibilità, ma ha precisato di non aver  avanzato alcuna autocandidatura.

Tutto ha il sapore di una partita a poker appena iniziata, dove si punta, si bussa, si passa, si vede, si rilancia, si lascia. Ma resta in sospeso ancora chi vince.

Proprio questa disponibilità di Miccichè verso Musumeci, è il gesto iniziatico della ricostruzione del centrodestra affidata incomprensibilmente a Miccichè da Silvio Berlusconi.

Perché incomprensibilmente?

Perché come si più affidare la ricostruzione del centrodestra a colui che nel 2012 ne è stato deliberatamente il principale distruttore? E poi il Cavaliere, che si sa è uno che non perdona chi tradisce (vedi Alfano e Fini, ndr), come mai gli ha concesso un’altra chance dopo che Miccichè gli ha voltato le spalle ripudiandolo pubblicamente?

“Ho fatto parte del governo Berlusconi, l’ho appoggiato ma me ne pento. Ho capito l’errore e me ne sono scappato”, questo pensava, nel 2012, Miccichè del Cavaliere.

Uno dei primi passi di Miccichè da nuovo commissario di Forza Italia è stato l’arruolamento nelle file degli azzurri di Francantonio Genovese con relativo seguito, non appena tornato in libertà (con obbligo di dimora, ndr), dopo essere stato a lungo agli arresti, prima in carcere e poi ai domiciliari perché coinvolto nell’inchiesta sui cosiddetti “corsi d’oro” della formazione professionale.

Un’intesa tutta elettorale quella col deputato messinese, ex segretario regionale del Pd, che ha suscitato un vespaio di polemiche.

Ma non si fermano qui le mosse di Miccichè: avance sono rivolte anche verso Silvio Cuffaro, sindaco di Raffadali, ma soprattutto fratello dell’ex presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, anch’egli di recente tornato in libertà.

Intensi corteggiamenti stanno riguardando anche Gianpiero D’Alia, leader dell’Udc siciliano e Roberto Lagalla, ex assessore regionale alla Sanità ed ex Rettore dell’Università di Palermo.

Il vero candidato alla Presidenza della Regione Siciliana?

Miccichè ha lanciato Musumeci per non bruciare il nome di Salvo Pogliese, ma se si dovesse raggiungere l’accordo con l’Udc, lo stesso D’alia potrebbe essere uno dei papabili.

Cosa c’è di nuovo dunque nel centrodestra siciliano?

Nulla. Siamo fermi al 2012 e forse anche a prima. Tutto il vecchio che si mischia, che ritorna. E se non basta l’usato di destra si pesca pure tra gli scarti del Centro e del Pd. Pur di conquistare voti. Chi si aspettava un centrodestra nuovo, rifondato che desse spazio ai giovani ne resterà deluso.

Cosa ci si poteva aspettare d’altronde da un robivecchi come Miccichè?

Un centrodestra rigenerato da forze fresche in Sicilia si potrà avere solo quando cambierà la leadership nazionale, quando la mummia di Berlusconi si sposterà per fare spazio ai giovani. Solo allora si porranno le condizioni perché nuovi talenti politici e carismatici, intimiditi ancora dalla presenza ingombrante del Cavaliere, possano farsi strada. Solo allora si potrà rigenerare il centrodestra che ancora oggi ha il volto di Berlusconi e Miccichè.

Vincenzo Adalberto

 


-- Download Gianfranco Miccichè, un rigattiere per rifondare il centrodestra as PDF --


Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi