La valigia sul letto 
è quella di un lungo viaggio 
e tu senza dirmi niente hai trovato il coraggio 
con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella 
ma quando t’arrabbi sei ancora più bella 
[…] Se mi lasci non vale (se mi lasci non vale) 
se mi lasci non vale (se mi lasci non vale) 
Non ti sembra un po’ caro 
il prezzo che adesso io sto per pagare 
(Se mi lasci non vale) se mi lasci non va

In quanti di noi hanno cantato almeno una volta queste strofe, tra l’ironico e l’agitato, il malinconico e l’essere “macho”.
Portate al successo dal grandissimo Julio Iglesias, la loro stesura si deve ad un uomo del sud: Gianni Belfiore.

belfiore

Il paroliere fuori gli schemi, autore di tantissimi testi per autori italiani e stranieri, è stato ospite della nostra redazione, accompagnato dal collega e amico Enrico Massidda,  e con noi ha condiviso alcune storie del suo passato vissuto attraverso musica e parole, opinioni su colleghi e cantanti e, ovviamente, progetti futuri.
Nato a Genova nel 1941 da genitori siciliani, Belfiore è stato commissario di bordo  su varie navi partecipando a ben 150 crociere nei Caraibi. Fu proprio durante una di esse che prese il via la sua attività musicale grazie all’incontro con J. Fred Coots, autore di Love letters in the sand e Santa Claus is coming to town. 

Nel febbraio del 1975 incontrò durante uno dei suoi viaggi Julio Iglesias, considerato già una star in Sud America, ma ancora poco conosciuto nel nostro paese. “Se mi lasci non vale” –  “che lui inizialmente non voleva cantare pensando non fosse abbastanza seria per il suo stile” – fu il loro primo brano insieme ed uno dei più famosi del cantante argentino. Insieme, i due hanno scritto circa ottanta canzoni in italiano, tra cui i successi internazionali come Hey – “in verità, la canzone che ha decretato il successo e l’entrata nel mercato Nord Americano di Julio Iglesias è la canzone ‘Hey’ scritta da me e Mario Balducci” – e Pensami.

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Belfiore è un istrione e la sua figura risucchia l’attenzione della stanza ad ogni parola, sempre pieno di risposte ma anche di domande da porre su quelle che a noi sembrano certezze assolute.
Porta con se alcuni CD che spostano l’attenzione sul suo connubio con la Balistreri e di come predisse il suo esordio nella musica, mentre girava con lei e conosceva i grandi della cultura siciliana e non solo.
Racconta anche un piccolo aneddoto tutto siculo di quando la Balistreri andava  in Salita del Grillo da Guttuso, si faceva fare uno schizzo dal maestro e lo andava a vendere al segretario facendosi dare un milione, che si sarebbe spesa subito dopo, presa da quella sua “povertà prodiga e non avara”. 
“Lei mi fece fare il primo disco, e le devo tanto”, ricorda Belfiore.

Ci parla di alcuni plagi presenti nella musica italiana, tra cui parte di “Caruso” di Lucio Dalla, il cui intro è da lui attribuito al gruppo siciliano “Teppisti di sogni”, e di come si riesca, ascoltando alcune parti du alcune canzoni, a capire se l’autore è veramente il firmatario del testo o meno, grazie all’inserimento di concetti che possono essere conosciuti solo dallo stesso.

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– Come nasce un grande successo?
“Se mi lasci non vale e tante altre canzoni nascono come avviene un miracolo, la mente va su altri piani e tu sei soltanto un mezzo”.

– Quale canzone italiana le sarebbe piaciuta scrivere?
“L’appuntamento”, “Dettagli”, molte di Ornella Vanoni tra cui “Il poeta e il camionista” o “Tutt’al più” .

– Come diede “Se mi lasci non vale” ad Iglesias facendola diventare il successo che conosciamo?
“Se mi lasci non vale” uscì alla chetichella e per la farla uscire feci una cosa “da pazzi”: Giusta Spotti mi disse di mandare la canzone ad Iglesias e lui mi disse di no! Io ero nel panico perché stavano per scendere dalle navi e mi sarei ritrovato a breve senza lavoro. Chiesi aiuto ad una mia amica cilena conosciuta tramite la Battisteri, che chiese ad Iglesias di cantare la canzone dicendogli che con essa sarebbe diventato ancora più famoso, molto di più.
Alla Rai, quando invitarono Iglesias per Sanremo, dissero che non l’avrebbe cantata perché aveva un titolo ‘stupido’!
Io ero di nuovo nel pallone!
Allora presi tutti i dischi che avevamo inciso e li portati nel mio viaggio in nave in Sud America e ne lasciai una ad ogni porto, facendola diventare il nuovo successo di Iglesias in casa sua, ma in italiano.

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– Come nasce la sua canzone per la Boschi, con la dedica di “Immaginare”?
Lei aveva un’aureola diversa intorno a lei e quella canzone sembrava ritrarla, anche se lei è stata una scusa per parlare del problema della donna moderna che non riesce a conciliare l’essere donna e il suo lavoro moderno.
Se avessi avuto vent’anni meno non ti nego che ci avrei provato.
Quando seppi che era qui a Catania, e conoscendo gli usi del PD che non porta fiori alle donne, son stato velocissimo e gli portai due fasci di orchidee, il fiore neutro “giusto”, e lei mi disse: “ Belfiore di nome, belfiore di fatto”.

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Lascia a tutti noi una massima che nella sua semplicità spiega uno degli enigmi della musica italiana di sempre, sulla mancata fortuna estera di certe canzoni: “Quando la canzone è perfetta va in tutto il mondo, se è imperfetta non va” – semplice, ma unica come le sue canzoni.

Davide Di Bernardo.

Foto servizio Vincenzo Musumeci.

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