di Katya Maugeri

CATANIA – Il vento, l’acqua, il fiume, la montagna e persino gli animali – proprio come fosse una bella favola da narrare – possono realmente incarnarsi in qualcosa di speciale. Accade con la calligrafia giapponese. Tecnica che riesce ad esprimere la dinamica e lo spirito della natura.

1_Incontrare la maestra Kumiko Onishi (Domei) durante il Japan Fest tenutosi a Catania nei giorni scorsi nell’Istituto Ardizzone Gioeni, e rimanere ammaliati da cotanta bellezza, affascinati e rapiti dinanzi all’esposizione della sua mostra intitolata “Sikisai/Il colore”, una forma d’arte che il tempo non ha scalfito.
Nata in Giappone nel 1936, Kumiko Onishi è una perla rara e preziosa in un panorama di tradizioni che tutt’oggi si tramandano con devozione e intensa passione.

Kumiko Onishi , è maestra e artista di Shodo – letteralmente arte della scrittura – originariamente la calligrafia proviene dalla Antica Cina tecnica composta da ideogrammi, ciascuno di essi ha un suo significato, dopo che la calligrafia fu arrivata in Giappone, i giapponesi continuarono a svilupparla fino a diventare una vera e propria arte che l’UNESCO ha riconosciuto tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità.

Con Kumiko, ottantenne dinamica con un elevato ed evidente carisma, ci soffermiamo sull’importanza di queste tecniche di calligrafia, ci illustra la mostra indicando le sue opere con rispetto ed eleganza, chiediamo cos’è per lei lo Syodo, e lei risponde che “non è solo l’arte della calligrafia; è anche una pratica spirituale nel mondo del bianco e nero”. Su della carta bianca giapponese, infatti, viene disegnato un simbolo con inchiostro nero ed è lì che è racchiusa la vera magia: andare oltre il segno, oltre la parola scritta, al di là del nero, e immaginare, associare il colore corrispondente. “Racchiude la nostra filosofia: andare oltre, superare i limiti per ritrovare l’essenza delle cose”, dichiara Kumiko.

Ci racconta di aver realizzato numerose mostre in Giappone e di aver insegnato a numerosi allievi di svariata età. All’inizio della sua carriera, venne riconosciuta come la pittrice tradizionale (Nihonga), durante il suo percorso artistico ha studiato con un grande pittore della sua epoca, il maestro Sanpo Akimoto, realizzando numerose mostre di pittura fino a sviluppare la sua arte in Syodo. Iniziò a studiare Syodo con la maestra Sensyu Yuyama, nell’ambito dell’Instituito nazionale Syodo Giappone, per quindici anni. Nel corso della sua carriera ha vinto tre premi nei concorsi nazionali di Syodo. Nel 2012 e nel 2013 ha ricevuto Il Premio speciale dal’Istituito Nazionale di Syodo (Nihon Syodo kyokai), nel 2013 la sua opera venne pubblicata come modello ideale del Syodo sulla rivista dell’Istituito Nazionale di Syodo (Nihon Syodo kyokai), nei suoi prossimi progetti troviamo la collaborazione con l’architetto palermitano Giuseppe Finocchio.

KumikoPian piano l’intervista diventa una vera e propria chiacchierata, che abbandona la formula domanda – risposta diventando così un momento ricco di intesa, un arricchimento culturale al di là di ogni aspettativa. Chiediamo quali requisiti occorrono per realizzare delle opere così sofisticate, e Kumiko sorridendo afferma che “ogni gesto nello Shodo è una pratica che necessita di massima concentrazione, di un adeguato respiro controllato, poiché ogni linea di calligrafia dovrebbe essere tracciata con forte intenzione, nulla viene lasciato al caso.
Qualsiasi tipo di linea, se sottile, se linea spessa, gesto veloce o gesto lento: le linee non possono essere cancellate dopo averle realizzate. Ogni linea esprime l’anima dell’artista”.
E mentre continua a illustrarci le opere esprimendo il suo totale trasporto, sorridendo, ci rivela il nome che le è stato attribuito dall’Istituto Nazionale di Syodo, Gli occhi illuminati, a conferma che nulla accade per caso: i suoi occhi brillano esattamente come le sue opere evocando colori che la nostra mente riproduce in armonia, come fosse una danza.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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