GIARRE –  Trentacinque cittadini giarresi, tra cui l’ex vicesindaco, alcuni consiglieri comunali e l’ex presidente della Confcommercio, che il 25 maggio scorso vennero indagati per l’occupazione dei binari alla stazione di Giarre,  durante la manifestazione popolare scaturita dalla morte, per un presunto caso di malasanità, di Maria Mercurio, sono stati rinviati a giudizio dal Gup, nel corso dell’udienza svoltasi stamani. La decisione di stamani del Gup Gaetana Bernabo’ Di Stefano, giunta dopo una breve camera di consiglio, ha suscitato impressione è perplessità  tra i cittadini giarresi,  che lunedì scorso, nel corso di una nuova grande manifestazione hanno ribadito la necessità della riapertura del nosocomio giarrese, per garantire il diritto alla salute di un’utenza di oltre 120 mila persone. La richiesta di non luogo a procedere nei confronti di cittadini che volevano solo dimostrare senza arrecare blocchi reali alla viabilita dei treni, non è stata presa in considerazione. Il processo inizierà il 23 febbraio 2018, nella sezione 1 di via Crispi.
Un centinaio di persone il 25 maggio occupò simbolicamente i binari della stazione ferroviaria di Giarre per chiedere la riapertura del Pronto soccorso del locale ospedale. La protesta fu pacifica e non si registrarono problemi di ordine pubblico. Alla manifestazione presero parte anche i familiari di Maria Mercurio, 52enne giarrese,  morta qualche giorno prima in seguito ad un malore accusato nella sua abitazione. I parenti, ritenendo che il decesso fosse dovuto ad un ritardo nei soccorsi, danneggiarono l’ambulanza del 118 – che non aveva medico rianimatore a bordo. Per far luce sulla vicenda l’assessore regionale alla Salute dell’epoca, Lucia Borsellino, nell’Asp di Catania incontrò il sindaco di Giarre e i vertici dell’azienda sanitaria,  Aurelia Mercurio, sorella della vittima e i legali della donna. Purtroppo, nonostante manifestazioni e lotte a colpi di carta bollata, oggi il presidio ospedaliero di Giarre è diventato un semplice Pte (Presidio territoriale di emergenza) con l’integrazione di servizi h24 e la stabilizzazione dei pazienti. Il cosiddetto “processo di rifunzionalizzazione della rete ospedaliera” a Giarre ha portato alla definitiva chiusura del pronto soccorso e alla morte dell’ospedale stesso.
Niente di fatto nemmeno per la promessa  medicalizzazione di alcune postazioni del 118., così come per le indagini invocate per  fare  chiarezza sulle cause del decesso della signora Mercurio.
Mario Pafumi


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