GIARRE −  L’assistenza sanitaria in emergenza-urgenza alla popolazione del Distretto sanitario n. 17 non è stata assicurata dalla prevista rifunzionalizzazione dell’Ospedale “S. Giovanni di Dio e S. Isidoro” di Giarre. Prendendo atto del venir meno, dunque, dell’impegno sul potenziamento del presidio da parte di Assessorato regionale per la Sanità e Asp di Catania, il neoistituito tavolo tecnico sull’Ospedale, riunitosi oggi al Municipio di Giarre, ha preso le distanze dall’accordo dello scorso 25 maggio con l’assessore allora in carica, Lucia Borsellino.
“I presupposti di quel patto, cioè la garanzia del diritto alla salute dei cittadini attraverso idonei servizi di emergenza, non si sono concretizzati e, quindi, per noi quel documento non ha più valore”, ha detto il sindaco di Giarre, Roberto Bonaccorsi, ragionamento condiviso dagli altri partecipanti all’assemblea: i sindaci di Riposto, Enzo Caragliano, e Mascali, Luigi Messina, i rappresentanti di Giunte e Consigli comunali di Linguaglossa, Sant’Alfio, Castiglione di Sicilia, i componenti della Rete delle associazioni jonica e della Commissione consiliare straordinaria giarrese sull’Ospedale, i delegati provinciali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e del Tribunale dei diritti del malato. Seguirà la firma di un documento congiunto che formalizzerà le richieste del tavolo tecnico all’amministrazione sanitaria regionale: il ripristino dello stato di servizi e risorse presenti all’Ospedale di Giarre al 20 aprile scorso, la data della delibera che stabiliva la chiusura del Pronto soccorso del presidio.
Nel corso del dibattito, è stata ribadita l’importanza del ricorso, presentato nei giorni scorsi al Tribunale amministrativo regionale -Sicilia da parte di associazioni ed amministratori locali, contro la citata soppressione del punto di emergenza che operava nella struttura sanitaria giarrese. Secondo quanto si motiva nell’appello, infatti, il Distretto sanitario n.17 dispone dei requisiti demografici e territoriali richiesti dalle normative vigenti per scongiurare il ridimensionamento degli investimenti locali in servizi sanitari.

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