Catania è così, fatta di tutto e fatta di niente. Imbellettata di barocco e sublimazione, imbrattata di noncuranza e deviazione. Ma Catania è anche simbolismo e tradizione. C’è il Liotro, immortale elefante che sonnecchia fiero sulla città, ci sono gli odori pungenti della pescheria, c’è la sagoma maestosa di mamma Etna, la sacralità della Santuzza, il profumo delle braci, l’arancino delle vie centrali. E poi c’è lui, Gino Astorina. Pilastro di comicità, risorsa vivace di un territorio che vuole ridere, e con Gino ha imparato a farlo guardandosi allo specchio. Perché lui, il mattatore del Gatto Blu, ha fatto di questa inconfondibile ironia, il suo marchio di fabbrica, il sigillo di garanzia con il quale ormai da decenni coinvolge un pubblico sempre crescente. Un pubblico che grazie a lui ha imparato a “ridersi addosso”, tramutando le grottesche fattezze caratteriali del catanese verace, in comicità sagace ed irresistibile. E così, percorrendo il sentiero della naturale evoluzione artistica, dopo essersi cimentato in campo teatrale, pubblicitario e cinematografico, l’eclettico Astorina ci strizza l’occhio dalle pagine di un libro, il suo libro: “Basta che non sudi”, raccolta ricca e variegata dei suoi più divertenti testi nati al Gatto blu, o nel corso delle sue pubblicazioni giornalistiche. Creature letterarie nate a “quattrocento” mani potremmo dire, partorite dall’infallibile balletto che il comico catanese danza allegramente con i suoi spettatori, traendo da loro linfa artistica e ispirazione. Brevi racconti che profumano d’infanzia, di vecchie abitudini genitoriali, che si perpetuano famiglia dopo famiglia, generazione dopo generazione, consacrando madri e figli, a macchiette farsesche che si rincorrono in un teatrino di botta e risposta. Teatrini intrisi di sicilianità ma tutto sommato di universale comprensione, come quando ci narra dei famosi cenoni di capodanno, ai quali puntalmente non vorrebbe partecipare, ma ai quali puntualmente parteciperà, o come la celebrazione della caducità dei brani musicali al giorno d’oggi, della guerra epocale tra cd e ellepi, della prevedibile “ruffianaggine delle consorti” perché se tua moglie comincia una frase con “gioia” …. Scappitinni!

Un libro che ha il sapore della tradizione che sposa il dinamico fruire delle cose e del tempo, ma che rimane intatto dinnanzi a certe usanze. E poco importa se certi giochi forse sono stati soppiantati dalla tecnologia, perché Gino, con il suo “Carica botte” ci farà ridere sempre, ieri, oggi e domani.

Perché l’uovo di Cracco è innovativo e delizioso, ma “a capunatina è a capunatina!”

Nicoletta Castiglione

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