La giornalista e sociologa palermitana nel suo ultimo libro racconta la “Lega dei Comuni” dell’Italia del calcio

di Daniele Lo Porto

“L’Italia è un vasto mosaico dalle mille tinte e sfumature, una tavolozza smagliante ricca di colori diversi.
L’Italia è il calcio.
L’Italia è poesia.
L’Italia è terra di passione, di milioni di tifosi che seguono il magico gioco della palla.
Perché il calcio piace così tanto a noi italiani?
Forse perché racconta il veloce e bellissimo fluire della vita, in un turbinio di colori, canti e simboli.
Come nel canto di Nausica o come nella Bella Epoque: intreccio spettacolare tra spensieratezza e progresso.
Il calcio è un rito che si ripete e gli italiani, popolo cattolico e credente vivono questo sport come fosse un rito. Un credo. Una religione da praticare”..

PALERMO – Giorgia Butera, palermitana, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università “Carlo Bo”, di Urbino e in Sociologia a La Sapienza di Roma, è una sociologa della comunicazione. Volontaria di Emercency, si definisce, con una originale e significativa sintesi. “umana, umanitaria e umanista”. Con un irrefrenabile passione, professionale e personale, per il pallone.
L’ultima sua opera è una pubblicazione sulla Lega Pro di calcio, una realtà che copre  17 Regioni su 20,  5 capoluoghi di Regione, 37 capoluoghi di Provincia, 48 province, 1 stato indipendente, San Marino.
“E’ una Lega al servizio dei club, riconosciuta anche come la “Lega dei Comuni”.  E’ il più grande campionato professionistico di calcio al mondo, con tre elementi caratterizzanti il DNA:.tradizione, innovazione, crescita dei giovani”, ci spiega con un entusiasmo contagioso.
“La missione è renderla una organizzazione sempre più formata da club con forte caratura professionistica, animati da cultura d’impresa e contemporaneamente radicati nel sociale. Il progetto prevede: la riforma dei campionati, il legame storico-sociale con la storia dei Comuni d’Italia, il territorio, le piazze, i gonfaloni, la solidarietà in Italia e nel mondo, la lotta contro la contraffazione, far giocare i giovani.  Altri pilastri riguardano: l’aspetto economico/finanziario dei club, gli stadi adeguati alle esigenze degli spettatori, l’organizzazione aziendale. E’  importante sottolineare come sia stato reso necessario, nel momento d’iscrizione ai campionati, che ciascuna società presenti il proprio bilancio sociale, rendendo chiaro a tutti, quanto il calcio riversi sul territorio di competenza in termini di socialità. Si deve dimostrare che i club, con la loro azione quotidiana, svolgono una funzione sociale e che per questo hanno il diritto di chiedere i contributi federali/CONI”.

Si registra, purtroppo, una lenta, ma costante “fuga dagli stadi”, soprattutto nei campionati minori. Perché? E come è possibile evitarla?
“Il quadriennio 2012–2016 è il tempo della ristrutturazione degli stadi; di attuazione delle politiche volte a riportare la gente ad assistere alle partite; di contribuire a cambiare la cultura di chi tifa per il club,  partendo  dalle cose semplici, per esempio gli orari ed il giorno di svolgimento della partita. E poi migliorare il radicamento territoriale e culturale. In questi anni in molte Università si sono andati organizzando Master e corsi di laurea in Management dello Sport  – spiega Giorgia Butera -con risultati diversi e variegati. L’idea certa è di stabilire un rapporto con le Università in cui si tengono già Master di management sportivo, definire un rapporto in cui la Lega Pro svolga un ruolo primario”.

In uno mercato che si caratterizza da  un crisi palese, ma anche dalle spese folli di alcuni club, il “vivaio”, il settore giovanile, non possono costituire una soluzione quanto meno parziale alle esigenze tecniche di un club?
“Infatti. Uno dei temi che caratterizza da sempre lo sport è il dibattito sulle nuove leve, il vivaio è la vera linfa di una società; in questo modo ci si proietta al futuro.  La Lega Pro parte da qui per la nascita e lo sviluppo di un sistema di relazioni contrattuali (AIC, AIAC, ADISE, AIPAC) con calciatori, allenatori, direttori sportivi, preparatori atletici, su base triennale. Si e’ giunti alla garanzia di un quadro di relazioni certe e positive temporalmente lunghe e capaci di innovare su due aspetti essenziali.  Il primo, con l’introduzione dell’apprendistato si consentirà l’ingresso più facile di giovani calciatori e di conseguenza si agevolerà l’abbattimento dei costi per i club; il secondo, con la norma che dopo il primo grado di giudizio, in caso di condanna del tesserato, si avrà l’interruzione dell’erogazione degli emolumenti e si garantirà un quadro certo di regole.  La Lega Pro è davvero una palestra per il calcio d’elite. La percentuale dei giocatori della Nazionale Italiana che si sono formati in questo campionato sono in continuo aumento e ha raggiunto l’altissima cifra del 50%  Mediamente avevano 20 anni e mezzo disputando in LP più di due campionati con una media annua di 18 presenze, in forte crescita nel secondo e terzo anno”, conclude la sociologa, innamorata del pallone

Daniele Lo Porto.

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