di Anna Rita Fontana

Catania – Promosso dall’Arcidiocesi di Catania, si è svolto nella Pinacoteca del museo diocesano, in via Etnea 8, alla presenza di S. E. Mons. Salvatore Gristina, un incontro dedicato al 30° anniversario di Prospettive, il settimanale regionale di attualità della diocesi catanese, fondato nel 1985 su iniziativa di Padre Antonino Calanna, sotto il buon auspicio dell’Arcivescovo Domenico Picchinenna. Moderatore della serata, il direttore della testata suddetta don Giuseppe Longo, che ha coordinato le relazioni di Vincenzo Corrado, caporedattore del Sir, Antonio Gaspari, direttore dell’agenzia di informazione Zenit, Mons. Adolfo Longhitano, vicario giudiziale, Piero Isgrò, giornalista professionista della Rai, e gli interventi dell’ex preside Giuseppe Adernò, del professore Antonino Blandini e dei coniugi Mariella e Giuseppe Magrì, della Pastorale della famiglia. “Prospettive si inserisce come presenza critica nel panorama dell’informazione, per dare voce a chi non ha voce, al buon samaritano, al povero, ai buoni principi, ai bambini e a tutti quei valori silenziosi della nostra società” ha puntualizzato Padre Longo in apertura, dopo il benvenuto di Mons. Gristina che ha rivolto un affettuoso saluto a Padre Calanna. Presenti, tra la numerosa platea, anche la  redattrice Vera Cannavò, don Giuseppe Putrino, mons. Leone Calambrogio, il professore Salvatore Latora e gli ex direttori avv. Salvatore Giuliano e don Giuseppe Bruno. A seguire, Vincenzo Corrado, che, nel porgere i saluti in rappresentanza del vescovo di Rieti Mons. Domenico Pompili, si soffermava sul tema della famiglia, tematica perno per Papa Francesco, quest’anno, nella quarantanovesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2015, come già lo era stata per Paolo VI nel ’69, e per ben quattro volte per Giovanni Paolo II. La famiglia in un approccio antropologico, che la rende grembo della comunicazione, fatto di ascolto e di ricerca, come nel momento originario della gestazione, al fine di recuperarne quella bellezza spesso oscurata in un contesto socio- politico che la vede sempre in contrapposizione a qualcun altro; “quella bellezza dei racconti buoni dei nostri settimanali”, da recuperare anche con un vocabolario attento al valore della parola, in un’ottica cristiana. Nella comunicazione, per il Santo Padre “non solo trasmissione di notizie”, ma altresì “disponibilità, arricchimento reciproco, relazione”, entra in campo la spiritualità- nel richiamo di Corrado- anche per il giornalista, senza scadere nel bigottismo, vigilando sulle molte forme di oppressione e manipolazione sulla famiglia.

da sinistra Vincenzo Corrado e Piero Isgrò

L’intervento di Antonio Gaspari, sull’importanza della stampa nell’era digitale, ha richiamato l’attenzione della platea sul primo numero di Prospettive ( uscito il 5 aprile 1985), degno esempio di carta stampata (merito di sacerdoti come don Alfio Fisichella, laici  e cattolici) che oggi non è più un mezzo di comunicazione ad ampio spettro, a fronte di smartphone, computer e ipad, emblema di tecnologia dilagante, accanto all’agilità di Facebook e Twitter, attraverso il quale 22 milioni di persone ogni giorno vengono raggiunte dal papa. A riprova di questa rivoluzione scientifica, l’agenzia Zenit diretta da Gaspari, nata nel ’97, è cresciuta in misura esponenziale per via telematica, uscendo ogni giorno in sette lingue, potendo così comunicare in tutto il mondo in tempo reale. “Ma dove sta l’uomo”? si chiede il relatore – “Sfoggiamo grandi progressi tecnologici, non sempre accompagnati da altrettanti progressi morali e spirituali”. Nessuna competizione dunque fra i due mezzi di informazione, piuttosto si mettano insieme la carta stampata e i siti online, evitando l’idolatria dello strumento tecnologico, e la cultura del male a tutti i costi, lasciando spazio alla buona notizia. Passando alla galassia telematica, fra tanti lati oscuri, i giornalisti devono essere stelle che producono luce, al servizio della verità. La dettagliatissima relazione di mons. Longhitano ha ripercorso le tappe della fondazione di Prospettive nel 1985, a partire dalla precaria situazione catanese degli anni ’60, fra disoccupazione, malavita organizzata, crisi dei partiti, corruzione e acquiescenza al progressivo degrado del tessuto sociale e delle istituzioni. A causa di una carente informazione oggettiva e pluralistica, l’esigenza catanese di poter disporre di una radio, un periodico o una televisione per comunicare con la società civile fu affrontata più volte nel consiglio presbiterale; l’invito dell’allora arcivescovo Picchinenna di uno strumento proprio di comunicazione che non fosse oggetto di strumentalizzazione fu accolto da un gruppo di sacerdoti e laici che istituirono, nel 1978, la cooperativa Zenia, in seguito ricostituita nel 1984 col nome Zenia 84: quest’ultima, appoggiata all’Opera Diocesana Assistenza, struttura cattolica preesistente, potè attuare il progetto di fondare, nel 1985, il periodico quindicinale Prospettive.Torta Prospettive

La sua prima identità- ha proseguito Longhitano- senza essere un periodico diocesano gestito dalla Curia, ma su una linea editoriale decisa dalla cooperativa che se ne assumeva la responsabilità economica, si finalizzava alla promozione del dialogo, facendosi voce della presenza cristiana e della chiesa in tutto il tessuto sociale, specialmente dove si soffre e si chiede aiuto, secondo tematiche in linea con la svolta antropologica del Concilio Vaticano II. Prospettive riteneva necessario per il cristiano impegnarsi nella politica a partire dalla propria fede e non da scelte di partito precostituite. Ne facevano fede due articoli sul primo numero del 5 aprile 1985, “Essere cristiani in politica” di don Alfio Fisichella e  “Rinnovato impegno” di Piero Isgrò: in quest’ultimo si leggeva che la chiesa si  poneva ” come elemento catalizzatore delle coscienze”. La mancanza di un’informazione strettamente clericale e la visione aperta ai problemi del mondo, resero il periodico difficilmente accettabile da parte di diversi ambiti della chiesa catanese. Dopo la direzione, nel ’91, da parte dell’avvocato Salvatore Giuliano, che vide l’accentuarsi dell’autonomia politica del settimanale, “evitando forme di subalternità ai partiti”, in seguito l’arcivescovo Bommarito pervenne alla decisione di acquistare Prospettive ( in un momento di crisi economica del settimanale),affidandone la gestione al sacerdote Giuseppe Bruno, già collaboratore piuttosto apprezzato.

Il giornalista Piero Isgrò ha ricordato la figura di Salvo Nibali, giornalista colto e appassionato di archeologia, il quale prese le redini della redazione, dopo che venne fondata, divenendo professionista. Per conferire una veste interessante al giornale, Isgrò ha pubblicato a puntate l’autobiografia di Angelo Musco, riscuotendo successo e proiettando il giornale sul fronte regionale. La molteplicità dei siti web e la velocità dell’informazione online- ha puntualizzato mons. Longhitano- comportano un ripensamento sul futuro di Prospettive. La ricerca di una nuova identità del settimanale non deve prescindere da due punti fermi: quello di tenere conto, da un lato, dei cambiamenti nell’ambito dell’informazione, della Chiesa e della società; e quello di affrontare i nuovi strumenti non da dilettanti, ma con preparazione e professionalità.
A. R. F.

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