Oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia. Pubblichiamo una riflessione di don Fortunato di Noto, fondatore e presidente di Meter onlus, impegnata dal 1989 nella lotta contro la pedofilia e lo sfruttamento per i diritti dei bambini.

don fortunato di noto

Avola (Sr), 20  novembre 2015  – “Ho una notizia strabiliante: quest’oggi i bambini hanno ottenuto tutto ciò che è un loro diritto. Ci sono delle belle da dare in occasione di questa Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia. Pensate: da oggi tutti i bambini hanno latte, pane, riso, pasta, acqua, scarpe, vestiti, istruzione, giocattoli, famiglie. Non c’è più nessun orfano, sono state chiuse le comunità di accoglienza; i piccoli soldati sono a scuola, esprimono la loro fede liberamente e non hanno paura. La crudeltà e la violenza degli abusi non vengono più perpetrati.

Che belle notizie. E l’ondata non è ancora finita: ben 250 milioni di minori non lavorano più da sfruttati, 80.000 – così dicono – italiani non fanno più turismo sessuale, centinaia di migliaia di bambini ritratti su video e foto pedopornografici sono stati individuati e hanno ottenuto giustizia, decine di migliaia di sfruttatori sono stati arrestati. I bambini non muoiono più, hanno una vita in pace e serena. Oggi è una bella giornata se tutto questo diventasse realtà.

Che cosa può essere questo sogno davanti all’intensificazione dei controlli contro il terrorismo? Che cosa può essere la paura di un bambino che dice: “ho paura delle persone”? Come cresceranno questi piccoli quando – diventando consapevoli – noi adulti, che abbiamo abbandonato la nostra vita da bambini, non li difenderemo, aiuteremo, accompagneremo nella crescita verso un mondo di pace, giustizia, fraternità e gioia.

Tanti siamo ‘speranza’ e ‘profezia’ che anche nel piccolo si fanno piccoli per rendere grande un sogno. E se non lo siamo abbiamo il dovere di diventarlo. Perché questo sogno non è una banalità, non è tempo perso: riguarda noi stessi ed il nostro futuro, la nostra umanità.

E umanità vuole dire evitare una cosa drammatica. Cioè l’assuefazione: si arriva ad un certo punto nella vita che queste analisi, statistiche, sempre le stesse e forse con scenari peggiori, vengono subite passivamente. Dimenticando che la situazione è così perché ognuno non fa la sua parte, non prende sul serio il futuro di questa umanità. Che il troppo buonismo o disinteresse nei confronti del male sui piccoli che non ha a che vedere con la ‘cultura dell’amore’, porta ad utilizzare la stessa parola amore scrivendola sulle bombe, sulle armi. E ci disinteressiamo anche di chi pensa che ‘amare un bambino’ sia ‘benessere, crescita’: questo lo dicono i pedofili. O ci disinteressiamo di chi, infine, utilizzando la parola amore si arricchisce sulla pelle e sulla vita di chi viene illuso, sfruttato, abusato dicendo che se sei bella, magra, prestante, sarai più amata. E chi pensa che uccidere per amore sia cosa esaltante e paradisiaca.

Oggi c’è una bella notizia e riguarda i bambini sfruttati nel mondo nell’indifferenza strafottente di tutti noi. Ne siamo certi che ci sia e che qualcuno  alla fine ce la racconterà”.

 

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