di Katya Maugeri

Ambizioni, forti pulsioni, la tenacia e il coraggio di inseguire i propri sogni nonostante le difficoltà, la follia.
Opere che rispecchiano le condizioni sociali di due imperi – quello spagnolo e quello inglese -, opposte ma luoghi in cui si è radicata una forte passione per la cultura e per la letteratura.
William Shakespeare e Miguel de Cervantes, due pietre miliari della letteratura, morti lo stesso anno, oggi ricorre il 400esimo anniversario e si celebra nella Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, patrocinata dall’Unesco.
La giornata dedicata a coloro che tra le pagine di un libro hanno ritrovato mondi e avventure alle quali partecipare, lasciando fuori la monotonia del tempo e immergendosi in quelle storie che continuano a conquistare l’attenzione di molti lettori. Quattrocento anni dalla morte di due scrittori che non hanno mai smesso di raccontare, di divulgare ciò che di più autentico si possa sperimentare attraverso la lettura.
Shakespeare e Cervantes, due personalità che hanno indagato sull’animo umano dando vita a personaggi destinati all’eternità: Amleto, Otello, Lady Macbeth, l’hidalgo della Mancia Don Chisciotte, icone letterarie che ritroviamo attuali anche nella contemporaneità.

Amleto e Don Chisciotte personaggi del XVII secolo rappresentano delle sfaccettature caratteriali affascinanti tanto da diventare punti di riferimento nelle varie descrizioni emotive: l’egoista e l’idealista. Il cavaliere spagnolo è un uomo che ricerca la verità, l’essenza, la bellezza, sfidando ogni avversità. Immerso nella sua comicità poiché non riconosce quel limite delimitato dalla realtà che lo spinge a intravedere – a percepire – forze oscure e continue minacce, come i grandi giganti cattivi che in realtà sono dei mulini a vento. Si schiera dalla parte dei deboli, degli indifesi, dei sognatori, Don Chisciotte il paladino dell’altruismo e dell’umanità.
La razionalità e l’introspezione delineano il personaggio shakespeariano, duro, egoista, tetro, il principe di Danimarca, Amleto. Rendendolo tutt’oggi un uomo moderno, una personalità in cui molti tendono a riconoscersi, ben diverso dal “ridicolo” cavaliere.

I grandi scrittori diventano così degli osservatori d’anime, dei loro tormenti, delle loro speranze: Cervantes e Shakespeare si collocano entrambi nei rispettivi mondi poetici alimentati da un denominatore comune: la follia. Quella del Don Chisciotte diventa lo strumento per rifiutare la volgarità e la bassezza dell’effimera realtà, la follia di Amleto – invece – è il mezzo attraverso il quale il principe tenta di smascherare l’immoralità e la corruzione che lo circonda. Quattrocento anni dalla loro scomparsa e le loro opere, continuano a narrare chiaramente stati d’animo attuali e presenti in questa società in cui è sempre più semplice identificarsi con la figura shakespeariana, un’individualità indifferente – persino a sé stesso – e allontanarsi dal modello dello scrittore spagnolo ammettendo di essere devoti di un sogno.

Oggi le loro opere sono lette e rappresentate in ogni paese attraverso i vari mezzi di comunicazione: dalla stampa al teatro, dalla musica alle arti visive, al cinema.
A omaggiare la splendida opera di Cervantes, anche il regista siciliano Guglielmo Ferro che ha portato in scena nei giorni scorsi presso il teatro ABC il “Don Chisciotte” con Enrico Guarneri“Don Chisciotte è un sognatore che vola via dalla vita, immergendosi nelle gesta epiche dei cavalieri erranti, in un inciampo di eroismo che si trasforma in comicità onirica”, dichiara Ferro.

E c’è chi dinanzi al dilemma dell’essere o non essere preferisce inseguire un sogno, lottare contro i mulini a vento ricercando quella libertà, che magari non lo renderà importante ma gli concederà una realtà alternativa nella quale esprimere il proprio essere.

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