Il ricordo di alcuni cronisti uccisi perché scrivevano la verità.

Peppino Impastato, la giustizia prima della famiglia

1___CATANIA – Una delle tante vittime siciliane della criminalità organizzata è Giuseppe Impastato, meglio conosciuto con il nome di Peppino, era un giornalista e attivista contro la cosca. Nato in una famiglia di stampo mafioso sceglie di dedicarsi ad un’attività politico-culturale contro cosa nostra. Nel 1965 aveva fondato il giornalino “L’Idea socialista”. Aveva portato avanti una serie di lotte a favore dei contadini espropriati a causa della costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, oltre a partecipare a diverse manifestazioni a favore di edili e disoccupati. Il suo impegno politico si era intrecciato con quello culturale. Nel 1975 costituì il gruppo “Musica e Cultura”, che portava avanti una serie di attività culturali come cineforum, musica dal vivo, teatro e dibattiti. Nel 1977 aveva fondato “Radio Aut”, radio libera autofinanziata, con la quale portava avanti una vera e propria lotta contro gli interessi mafiosi a Cinisi e Terrasini. Il principale bersaglio della sua azione di denuncia era proprio suo zio e nuovo capomafia di Cinisi Gaetano Badalamenti. Il programma più seguito della radio era “Onda pazza”, una trasmissione satirica durante la quale Peppino si destreggiava nel prendersi gioco di mafiosi e politici. Nel 1978 Peppino si era candidato nella liste di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, che si sarebbero tenute il 14 maggio. La sua intensa campagna elettorale e i duri attacchi contro Badalamenti sono state la causa del suo omicidio. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio è stato fatto saltare in aria con una carica di tritolo dopo essere stato immobilizzato sui binari della ferrovia. Il processo per il suo assassinio, come molti processi riguardanti omicidi di matrice mafiosa, è stato molto travagliato e dopo svariati processi nel marzo 2001 Vito Palazzolo viene riconosciuto colpevole e condannato a trent’anni di reclusione, un anno dopo Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Il tentativo della mafia di mettere a tacere la voce di Peppino Impastato si può considerare fallito perché dopo la sua morte è stato aperto il “Centro Impastato” che continua la lotta che il giornalista aveva iniziato.

Nicoletta Benanti, Galileo Galilei 3H

Beppe AlfanoBeppe Alfano, ucciso per la sua battaglia contro Cosa Nostra

CATANIA – “Uomo incorruttibile, di grandi valori morali ed estremamente onesto” , così viene definito dalle persone che lo conoscevano e lo ammiravano, Giuseppe Aldo Felice Alfano, iscritto all’albo dei giornalisti dopo la sua morte poiché in vita protestò contro l’esistenza dell’albo stesso, era un giornalista  siciliano di origini messinesi, ucciso per mano della mafia poiché le sue continue dichiarazioni alla radio mittente locale “Radio Tele Mediterranea”  il suo ruolo di corrispondente  all’interno del giornale “La Sicilia” e i suoi interventi nelle varie trasmissioni televisive tra cui “Canale 10” e “Tele News” rappresentavano un rischio troppo elevato per Cosa Nostra. Giuseppe, meglio conosciuto come Beppe, si trovava a Barcellona in provincia di Messina, nello stesso paese in cui era nato, aveva studiato e, all’interno della sua Renault 9 quando tre proiettili di calibro 22 lo colpirono uccidendolo. Pochi giorni prima di essere assassinato aveva appena scoperto il covo di un boss mafioso e dato informazioni sugli intrecci di Cosa Nostra, dimostrando di essere sempre alla ricerca della verità per quanto scomoda possa essere. A più di vent’anni dalla morte di Beppe (8 gennaio 1993) il suo nome viene ancora ricordato e la sua battaglia viene portata avanti da sua figlia, Sonia, ora adulta, Eurodeputata e presidente di una commissione sulla criminalità, la corruzione e il riciclaggio di denaro.

Alessio Fiume Concetto, Galileo Galilei 3H

Giuseppe FavaGiuseppe Fava, la verità scomoda di Catania

CATANIA- Giuseppe Fava, noto scrittore e giornalista, è stato uno delle tante vittime uccise da Cosa Nostra. Non è la prima volta che la mafia interviene in una forza essenziale della società, quale il giornalismo, ponendo fine alla vita di un grande sostenitore della verità. Giuseppe, meglio conosciuto come Pippo Fava, nato a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa , era direttore responsabile del Giornale del Sud, un quotidiano catanese che si distinse per importanti inchieste giornalistiche che scossero l’opinione pubblica. Il suo intento era infatti quello di realizzare giustizia e difendere la libertà, così, insieme alla sua redazione, avviò una serie di denunce contro le attività di Cosa Nostra rilevando verità fino ad allora inconfessabili. Dopo il licenziamento dal Giornale del Sud, il suo lavoro di denuncia non si è fermato, anzi ha proseguito fino a portare Giuseppe Fava alla fondazione di un altro giornale antimafia: I Siciliani. Nonostante il continuo esporsi a grandi rischi, Fava e i suoi giornalisti continuavano a trattare con toni molto forti tematiche sulle mafia e su tutto ciò che ne facesse parte. Il suo assassinio avvenuto il 5 gennaio 1984 non provocò la chiusura del giornale come forse speravano i mandanti dell’omicidio ma al contrario una forte reazione. La perdita importante del giornalista suscitò una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica sui temi e i pericoli delle infiltrazioni mafiose nei vari settori della società. Le cinque pallottole che hanno colpito la nuca di Giuseppe Fava non sono riusciti a mettere a tacere la verità, forse troppo scomoda per la città catanese.

Giulia Clara Canuti, Galileo Galilei 3H

Mario FranceseMario Francese, assassinato dal clan dei Corleonesi

CATANIA – Una delle tante vittime della criminalità organizzata dell’isola è stato il giornalista siracusano Mario Francese, assassinato a Palermo il 26 gennaio del 1979 davanti la sua abitazione.  Dapprima corrispondente per l’agenzia di informazione ANSA, successivamente aveva intrapreso una collaborazione per la testata catanese La Sicilia. In seguito aveva collaborato con il quotidiano palermitano Giornale di Sicilia; nel 1968 licenziandosi dalla Regione, era divenuto giornalista professionista occupandosi di avvenimenti legati alle attività mafiose nell’isola. Argomenti dei suoi articoli erano stati la strage di Ciaculli, il processo ai Corleonesi del 1969 a Bari, l’omicidio del colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo. Era stato anche l’unico giornalista a intervistare Antonietta Bagarella moglie del boss Totò Riina. Fu lui a tracciare una prima analisi dell’organizzazione mafiosa circa le famiglie, i capi e le eventuali spaccature. Lo stesso Totò Riina (nelle vesti di mandante), Leoluca Bagarella (che sarebbe stato l’esecutore materiale del delitto), Raffaele Ganci, Francesco MadoniaMichele Greco e Bernardo Provenzano sono gli uomini condannati per il suo omicidio. Va ricordato per aver effettuato importanti ricostruzioni di molti eventi mafiosi degli anni ‘70; probalili motivi della sua scomparsa. Tra gli altri meriti gli si deve quello di aver sostenuto l’ipotesi dell’assassino di stampo mafioso nei confronti del collega Cosimo  Cristina.

Roberto Pistone Nascone, Galileo Galilei 3H

mauro de mauroMauro De Mauro ucciso perché sapeva troppo

CATANIA- Mauro De Mauro nasce a Foggia e trasferitosi a Palermo in seguito alla seconda guerra mondiale, inizia la carriera giornalistica presso testate quali Il Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e infine L’Ora, rivelandosi un cronista abile. Negli anni Settanta a causa della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei scrive riguardo a quello destinato a diventare il famigerato caso Mattei, che lo avrebbe condotto ad imboccare una via senza ritorno nella battaglia contro la criminalità; riportando il verbale di polizia in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, pentito mafioso, enumerava i vari livelli del clan mafioso di Cosa Nostra, gli affiliati e le regole. Se l’associazione a delinquere era stata costretta in un primo momento a sorvolare l’operato del giornalista poiché la sua morte avrebbe destato troppi sospetti, la sentenza di morte era solo stata rimandata. Infatti la sera del 16 settembre del 1970, mentre rientrava nella sua abitazione di Palermo, Mauro viene costretto da alcuni uomini a salire sulla sua auto e allontanarsi dalla dimora. L’autovettura venne  ritrovata il giorno successivo. Il suo corpo invece non è mai stato rinvenuto. Nel giorno della libertà di stampa si vuole ricordare come sebbene la mafia uccida gli uomini, le loro idee e la libertà di stampa stessa, sancita e tutelata nell’articolo 21 della Costituzione, vivranno in eterno.

Giulia Iurato, Galileo Galilei 3H

cosimo-cristinaCosimo Cristina, giornalista vittima del “suicidio mafioso”

CATANIA – Il giornalista siciliano Cosimo Cristina iniziò la propria carriera a soli vent’anni, nel 1955. Dopo aver lavorato in numerosi quotidiani come L’Ora, ma anche in testate nazionali quali Il Giorno di Milano, Il Messaggero di Roma e il Gazzettino di Venezia, Cosimo fondò nel 1959 il settimanale Prospettive Siciliane, in collaborazione con Giovanni Capuzzo. Il giornale iniziò subito con la pubblicazione di denunce e di inchieste, indagando su omicidi e questioni di mafia, dichiarando nomi e cognomi e ignorando, tuttavia, le minacce che gli venivano fatte. Scomparve improvvisamente il 3 maggio 1960, all’età di 24 anni. Il suo corpo venne ritrovato due giorni dopo con il cranio sfondato, sui binari delle ferrovie di Termini Imerese, poco distante da Palermo. All’interno delle sue tasche furono ritrovate due lettere di addio, una destinata alla sua fidanzata Enza e l’altra al collega Giovanni Capuzzo. Le indagini si indirizzano inizialmente sull’ipotesi del suicidio. Il caso venne riaperto sei anni dopo dal funzionario della Polizia Angelo Mangano, il quale sosteneva che ad uccidere il giornalista fossero state le cosche mafiose termitane. Tuttavia l’apertura di nuove indagini e la riesumazione del cadavere per l’autopsia non hanno portato a nessuna conclusione certa e ancora oggi, nonostante il caso sia stato definitivamente chiuso, rimangono numerosi interrogativi.

Matilde Di Fazio, Galileo Galilei 3H

 

giovanni_spampinatoGiovanni Spampinato, quando dimostrare la verità uccide

CATANIA – Un cronista fu ucciso anche a Ragusa, suo luogo di nascita, nell’auto con sei colpi di pistola esplosi da due armi diverse. Era il 27 ottobre 1972 e la vittima era Giovanni Spampinato,  l’unico a rivelare la relazione che vi era tra Roberto Campria, figlio del presidente del Tribunale di Ragusa, e gli indagati per l’omicidio di Angelo Tumino, un antiquario. Sarà questo il movente del secondo omicidio messo in atto da Roberto Campria che ha come vittima Giovanni Spampinato. Nel 2007 viene conferito al cronista, alla memoria, il Premio Saint Vincent, consegnato dal presidente della Repubblica, il premio più importante che viene assegnato ai giornalisti italiani.

 

Noemi La Marca, Galileo Galilei 3H

 

 

ROSTAGNO1Mauro Rostagno, la troppa curiosità che uccide

CATANIA – Mauro Rostagno è stato un sociologo, giornalista ed attivista italiano, nato a Torino il 6 marzo del 1942 e, dopo vari spostamenti in giro per il mondo, si era stabilito nella zona di Trapani nel 1981. A Lenzi, piccola località siciliana, aveva fondato la Comunità Saman, specializzata nel recupero di persone tossicodipendenti.

Negli anni Ottanta aveva iniziato a lavorare per Radio Tele Cine (RTC), un’emittente locale televisiva, e mediante essa denunciava il legame che vi era tra la mafia e la politica. Questa sua attività di indagine gli costò la vita il 26 settembre 1988, quando fu ucciso da sicari utilizzando un fucile a pompa calibro 12 ed una pistola calibro 38.

Nel corso delle indagini furono effettuati molti depistaggi e, infine, è stata confermata la pista iniziale: delitto mafioso. Il 15 maggio 2014 la Corte d’Assise di Trapani ha condannato all’ergastolo Vincenzo Virga e Vito Mazzara per l’omicidio di primo grado di Rostagno.

Chiara Carbonaro, Galileo Galilei 3H

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi