imgseltArrivo alla porta di casa del Grande Scrittore risalendo come un salmone la pesante scia di fumo che rotola giù per le scale. Il portiere aveva ragione: “L’interno lo trova subito, non può sbagliare”. E infatti capisco qual è la porta giusta dal fumo scuro e denso che proviene da sotto. Busso, e mi apre subito una ragazza che si toglie con un gesto elegante la maschera antigas, mi saluta con un sorriso e si presenta: “Piacere, sono l’assistente del Maestro” – poi scappa su per le scale, si ferma al primo pianerottolo, tira un paio di respironi, mi fa l’occhiolino e mi sussurra complice: “Una boccata d’aria…”.

Dentro ci si vede solo dalla cintola in su, e mi sforzo di non tossire per non creare una perturbazione che smuova quella coltre minacciosa.

La ragazza deve essere abituata alle visite di non fumatori e mi mette in mano qualcosa.

“Salvalavita Beghelli. Se si sente male, prema il pulsante e arrivo con l’ossigeno”.

Mi accompagna nel Suo studio.

Lui è seduto, si vede solo la testa che galleggia sul tappeto di fumo. Fa un pò di impressione.

– Si accomodi.

La nuvolona compatta si agita un istante davanti a Lui, deve avere accompagnato l’invito con un gesto della mano.

Cerco la sedia a tentoni e vado giù con cautela. Adesso le teste che galleggiano sono due.

– Grazie per avermi concesso l’intervista, Maestro.

Mi risponde qualcosa, un gorgoglio strascicato. Il mio udito non è più quello di una volta, e il Maestro, fra sigarette e flemma congenita, quando parla sembra un disco a 45 giri che va a 33 (mi scuso con i giovani che forse non sanno di cosa sto parlando: fate una ricerchina su google). In sostanza, non capisco niente.

Mi sposto istintivamente in avanti per tendere le orecchie… e faccio l’onda. Una bella onda di fumo che si dirige verso la testa di Camilleri che si illumina, apre la bocca e l’inghiotte.

– Lei mi comiiincia a stare meno antipaaatico.

– Grazie Maestro. Ma perchè, prima invece?

– Lei non è quello di quell’altro commissario siciliano, come si chiama…

– Mancuso.

– Ah, Mancuuso, sì. Giusto. E lei non è quello che è venuto per intervistarmi sulla giornata mondiale senza tabacco?

– Sì…

– E alloora sbaaglio, se dico che lei è uno che ha deciso di scassarmi i cabbasisi?

Ammutolisco, e lui ha pietà.

– Avanti, che vuole sapere, signor Eri?

– Barbieri…

– Sì mi scusi, ma io non riesco a ricordarmi i nomi delle persone. Lei anzi è fortunato perché si chiama Barbieri che finisce come Camilleri, e così almeno “Eri” me lo ricordo. Le dispiace se la chiamo così?

– Per carità…

Faccio spallucce, accompagno il gesto con un movimento della testa e partono due onde ravvicinate che il Maestro intercetta voluttuosamente.

– Allora?

– Ehm. Maestro… che ne pensa della Giornata Mondiale Senza Tabacco?

– Una cosa civilissima, che appoggio incondizionatamente.

Rimango a bocca aperta.

– Nel senso?

– Nel senso che io aderisco. Oggi niente sigarette.

– Ma… tutto questo fumo?

– Come, “tutto questo fumo”? Ma che dice. Questo il fumo di ieri, è. Ho spento l’ultima sigaretta alla mezzanotte precisa. Pensi che il tabaccaio mi ha chiamato un’ora fa perché non aveva ancora visto la mia assistente. Mischino ha un mutuo da pagare e si è preoccupato.

– Non accende una sigaretta da… – guardo l’orologio – da dodici ore? Com’è che la casa è ancora così piena di fumo?

– Organizzazione, modestamente. Basta non aprire le finestre. E l’anno prossimo cancello pure le interviste così non c’è bisogno di aprire la porta. A proposito, nelle scale c’era fumo?

– Molto.

– Lo immaginavo. Devo mettere qualcosa sotto la porta per sigillarla.

Tintinnio in avvicinamento.

– Lo prende un caffé?

Entra l’assistente a mezzo busto con tazzine, zuccheriera e cucchiaini su un vassoietto d’argento che inabissa sotto il mare di incombusti catramo-nicotinici fra me e Lui, dove immagino sia la scivania su cui il Maestro crea.

L’assistente armeggia come un prestigiatore, poi le mie mani riescono a incontrare la tazzina in una ricerca alla cieca in cui tasto qualcosa di morbido che mi ricorda la gioventù, e finalmente la ragazza esce dalla stanza in cui adesso due teste galleggianti sorbiscono il caffè.

– Come le sembra?

– Ottimo, Maestro.

– Lo sa perché compro questo?

– Perché?

– È tostato a legna, e ha una cosa particolare…

Dentro di me il commissario Mancuso mi dà una gomitata e mi suggerisce la risposta.

– L’odore di fumo?

Il Maestro sorride.

– Elementare, Eri.

 

Carlo Barbieri

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